Quali sono i diritti verso l’INAIL e l’azienda in caso di infortunio o malattia professionale?


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Come funziona l’assicurazione dell’INAIL contro gli infortuni e le malattie professionali sul lavoro?
Vediamo di cosa si tratta.

La tutela dell’INAIL in generale

L’obbligo di tutela del lavoratore contro gli infortuni sul lavoro discende dall’art. 38 della Costituzione, il quale prevede che “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria” (comma 2) e che a tale compito “provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato” (comma 4).

Tale tutela è affidata all’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), il quale gestisce l’assicurazione per la grande maggioranza dei lavoratori italiani, sia pubblici che privati, con la sola esclusione:

  • dei dirigenti e degli impiegati tecnici e amministrativi in agricoltura, la cui assicurazione è gestita dall’ENPAIA;
  • dei giornalisti, che fanno riferimento all’INPGI;
  • dei volontari di organizzazioni di volontariato, promozione sociale o della protezione di civile, nonché degli sportivi dilettanti tesserati alla Federazioni sportive nazionali, che sono assicurati con polizze private.

La gestione dell’assicurazione da parte dell’INAIL è principalmente regolata dal Testo Unico sull’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (d.p.r. 1124/65), al quale si affiancano alcune norme successive, nonché una serie di importantissimi interventi della Corte costituzionale, che hanno significativamente esteso la tutela oltre i limiti originariamente previsti dal legislatore.

In termini generali, l’assicurazione offerta dall’INAIL garantisce al lavoratore che sia temporaneamente o permanentemente inabile al lavoro in seguito a infortunio o malattia sul lavoro, una serie di prestazioni di carattere economico e sanitario, finalizzate a garantirgli adeguati mezzi di sostentamento in sostituzione del reddito lavorativo e permettergli il recupero dell’attitudine al lavoro, per quanto possibile.

L’assicurazione dell’INAIL, oltre ad essere obbligatoria per legge, è regolata dal principio di automaticità. Questo vuol dire che la tutela dello Stato è garantita al lavoratore indipendentemente da eventuali responsabilità del datore di lavoro (che sono autonomamente accertate) o da comportamenti del lavoratore stesso (salvo alcuni casi limite, che vedremo di seguito).

Chi sono i lavoratori tutelati?

L’assicurazione obbligatoria è offerta dall’INAIL a:

  • tutti i lavoratori subordinati, sia che prestino lavoro “in modo permanente o avventizio” e “qualunque sia la forma di retribuzione” (art. 4, n. 1 T.U.), anche se operanti all’estero purché dipendenti di imprese italiane (C. cost. 369/85);
  • i lavoratori parasubordinati (co.co.co.) che siano addetti ad attività ritenute pericolose o che per l’esercizio delle loro mansioni si avvalgono non in via occasionale di veicoli a motore da essi personalmente condotti (art. 5 d.lgs. 38/00)
  • le persone occupate in lavori in ambito domestico (d.p.r. 1403/71)

Per espressa previsione normativa (art. 12-bis d.l. 11/09) è invece escluso il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti.

Cosa si intende per infortunio sul lavoro e per malattia professionale?

Ai sensi del Testo Unico, la tutela dell’INAIL si riferisce a due distinte ipotesi di inabilità del lavoratore, causata da:

  • infortunio
  • malattia professionale.

Si tratta di due situazioni distinte, che il legislatore disciplina diversamente. Il tratto distintivo tra le due nozioni è il tipo di agente causale, vale a dire l’origine della lesione del lavoratore.

L’infortunio sul lavoro

L’infortunio infatti ha causa violenta, nel senso che l’agente causale/patogeno che lo determina agisce in maniera rapida e concentrata nel tempo. Un esempio può essere il crollo di un ponteggio, che comporta l’immediata caduta del lavoratore.

La malattia professionale

La malattia professionale invece si caratterizza perché una causa lenta, vale a dire un agente patogeno che agisce lentamente, in maniera continuata nel tempo. È questo il caso tristemente diffuso delle esalazioni di amianto o di altre sostanze cancerogene, alle quali il lavoratore è esposto in maniera continuativa nel corso di anni; la malattia in questi casi non si sviluppa già alla prima esalazione, ma solo in virtù dell’accumulo, protratto nel tempo, di numerose e continue esposizioni.

Proprio la particolare modalità di azione della causa patogena della malattia professionale fa sì che il suo accertamento sia più difficile rispetto a quello dell’infortunio; di conseguenza, il legislatore ha previsto una diversa disciplina per l’accesso alla tutela dell’INAIL a seconda che si tratti dell’uno o dell’altra. 

Le malattie infettive

Un caso particolare è quello delle malattie infettive, il cui agente scatenante (la “causa virulenta” o “microbica”) è ormai equiparato dalla giurisprudenza alla causa violenta, in ragione dell’immediatezza che caratterizza il contagio. Di conseguenza, la malattia infettiva (compreso quindi anche il Covid-19) viene considerata come infortunio (da cui il nome di malattia-infortunio).

Com’è tutelato il lavoratore in caso di infortunio?

L’art. 2, co. 1 del T.U. prevede che “l’assicurazione comprende tutti i casi di infortunio avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta che importi l’astensione dal lavoro per più di tre giorni”.

Perché scatti l’assicurazione dell’INAIL, l’infortunio deve quindi essere avvenuto in occasione di lavoro. Ma cosa si intende con questa espressione?

L’espressione indica il tipo di relazione che deve intercorrere tra lavoro ed infortunio, ed è interpretata dalla giurisprudenza in senso ampio. L’occasione di lavoro si ha non solo quando lo svolgimento dell’attività lavorativa è causa dell’infortunio, ma anche quando essa ha semplicemente determinato l’esposizione del lavoratore al rischio del suo verificarsi; in tal caso infatti si crea un nesso causale tra evento e infortunio che, seppur mediato e indiretto, fa scattare la tutela assicurativa (Cass. 4716/88), anche se l’infortunio è dovuto a caso fortuito o a cause estranee al lavoro.

In seguito ad alcune pronunce della Corte costituzionale, il legislatore ha poi esteso la tutela anche nei casi di infortuni in itinere. L’art. 12 del d.lgs. 38/00 ha infatti modificato il Testo Unico, prevedendo che l’assicurazione comprende anche gli infortuni occorsi durante il normale percorso:

  • di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro
  • che collega due luoghi di lavoro, se il lavoratore ha più rapporti di lavoro
  • di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale.

L’assicurazione opera di norma nel caso di tragitto a piedi o tramite mezzo pubblico, ma la tutela si estende anche al mezzo privato, purché il suo uso sia necessitato.

Rimangono esclusi i casi di interruzione o deviazione dal normale percorso, che siano del tutto indipendenti dal lavoro o comunque non necessitate; per esempio, sono necessitate e quindi coperte dalla tutela le deviazioni dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti.  La Cassazione (Sent. 4716/88) ha poi chiarito che vanno altresì esclusi i casi in cui il collegamento fra fatto lesivo e percorso di andata/ritorno lavoro risulta basato su una mera coincidenza temporale, tale da escludere l’occasione di lavoro (il caso era di un lavoratore aggredito nel tragitto verso il lavoro da una persona con cui aveva pregressi personali).

Cos’è il rischio elettivo?

Abbiamo detto che la tutela INAIL contro gli infortuni sul lavoro opera indipendentemente dalle responsabilità del lavoratore. Normalmente infatti, anche nei casi in cui il lavoratore abbia tenuto una condotta colposa, omettendo per esempio di osservare le misure di sicurezza sul lavoro o adottando comportamenti imprudenti, tale condotta è equiparata ai fini della tutela INAIL al caso fortuito e rimane quindi coperta dall’assicurazione.

Vi sono però due casi limite, in cui la condotta del lavoratore interrompe il nesso causale con il lavoro e impedisce alla tutela di operare. Vediamo quali sono.

Il primo è il caso del rischio elettivo, espressione con la quale si fa riferimento a quei comportamenti colposi del lavoratore che si caratterizzano per essere completamente slegati dallo svolgimento dell’attività lavorativa, al punto da interrompere il nesso causale tra esposizione al rischio e lavoro. È il caso del lavoratore che si infortuna sul lavoro perché ubriaco, o che si cimenta in prove di abilità con gli attrezzi da lavoro per far divertire i colleghi.

Il secondo caso in cui la tutela INAIL non opera è quello del comportamento doloso del lavoratore che si provoca la lesione intenzionalmente, anche al fine di ottenere la prestazione offerta dall’INAIL. Quando infatti il dolo del lavoratore viene accertato con sentenza penale passata in giudicato, l’INAIL che abbia versato l’indennità ha diritto di regresso sul lavoratore stesso, che dovrà restituire quanto ricevuto.

Com’è tutelato il lavoratore in casi di malattia professionale?

Come abbiamo anticipato, l’accesso alla tutela dell’INAIL nei casi di malattia professionale è più complicato rispetto al caso di infortunio.

Le malattie professionali per definizione sono causate infatti da un agente patogeno che agisce in maniera lenta e continuativa nel tempo, ed è quindi molto più difficile (se non quasi impossibile) accertare il necessario nesso causale con l’attività lavorativa, che per le malattie professionali è definito dal legislatore con l’espressione nell’esercizio e a causa” del lavoro, nozione che è molto più ristretta rispetto alla corrispondente “occasione di lavoro” prevista per l’infortunio.

La difficoltà dell’accertamento scientifico che caratterizza le malattie professionali ha spinto il legislatore ad elaborare un sistema finalizzato a rendere più certo il procedimento di accesso alla tutela sia per i lavoratori richiedenti, sia per l’INAIL stesso.

Si tratta del cosiddetto sistema tabellare, introdotto dal legislatore con l’art. 3 del T.U.

Sostanzialmente, il legislatore ha individuato una serie di malattie professionali che, alla luce delle conoscenze scientifiche e dei dati statisticamente rilevati, si ritengono normalmente causate da un agente patogeno al quale il lavoratore è esposto dallo svolgimento di determinate attività lavorative, ritenute in questo senso morbigene.

Il legislatore ha quindi redatto una tabella (Allegato n. 4 del T.U.) che comprende:

  • l’elenco tassativo delle malattie che si presume abbiano origine professionale;
  • l’elenco delle lavorazioni morbigene che si presume siano causa delle dette malattie;
  • i limiti temporali entro i quali si presume la malattia si possa manifestare.

La tabella ha lo scopo di agevolare il lavoratore ad ottenere alla tutela INAIL, poiché in tutti i casi in cui sia stato impegnato in una delle lavorazioni pericolose e abbia contratto la rispettiva malattia tabellata (nei tempi indicati), il lavoratore potrà godere di una presunzione semplice dell’origine professionale della malattia, e sarà esonerato dal compito assai arduo di dimostrare di aver contratto la malattia “nell’esercizio e a causa” del lavoro. Sarà invece l’INAIL, se riterrà, a dover dare prova contraria, dimostrando che la malattia è in realtà dovuta a cause extra lavorative (prova che però è assai ardua).

Questo sistema, se da un lato aiutava il lavoratore affetto da una delle malattie “tabellate”, dall’altro lasciava completamente privi di tutela coloro che contraevano malattie professionali che non erano incluse nella tabella. Quest’ultima, infatti, pur essendo periodicamente aggiornabile con Decreto del Presidente della Repubblica, contiene un elenco che si considera rigidamente tassativo, quindi sostanzialmente “chiuso”; così l’INAIL per molti anni si è rifiutato di offrire tutela a lavoratori affetti da malattie non tabellate, anche qualora fossero in grado di dimostrarne l’origine professionale.

A questo vuoto di tutela è stato finalmente posto rimedio con la fondamentale sentenza della Corte costituzionale n. 179/88, che ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina in quanto non prevedeva, a fianco del sistema tabellare agevolato, la possibilità per il lavoratore di:

  • provare l’origine professionale di malattie non tabellate;
  • nonché provare l’origine professionale di malattie tabellate che manifestatesi oltre i termini previsti dalla tabella.

In questo modo, si è venuto a creare l’attuale “sistema misto” per l’accertamento delle malattie professionali ai fini della tutela INAIL, che coniuga il procedimento agevolato per le malattie tabellate al normale procedimento di accertamento della malattia per tutti i casi non previsti dalla tabella del T.U.

Quando è responsabile il datore di lavoro?

Abbiamo detto che l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali opera indipendentemente rispetto alle eventuali responsabilità del datore di lavoro.

Al di là dell’indennizzo (che spetta al lavoratore in ogni caso), la responsabilità del datore di lavoro può essere rilevante sotto altri aspetti.

Secondo l’art. 10, co. 1 T.U., l’assicurazione dell’INAIL esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per gli infortuni sul lavoro, vale a dire quella forma di responsabilità meramente risarcitoria a cui è normalmente obbligato il soggetto che causa danni ad altri (art. 2043 c.c.).

Quando però venga accertato che il datore di lavoro è responsabile penalmente per il fatto dal quale è derivato l’infortunio, l’INAIL, fermo restando l’obbligo di indennizzare il lavoratore, può rientrare della spesa esercitando il proprio diritto di regresso nei confronti del datore di lavoro, costituendosi parte civile nel procedimento penale a carico di quest’ultimo (art. 11, Co. 1 T.U.).

La responsabilità del datore di lavoro ha poi conseguenze importanti anche per il lavoratore.

Quando infatti sia accertata la responsabilità a titolo di colpa del datore di lavoro per l’infortunio (è il caso tipico del datore di lavoro che omette di adottare le necessarie misure di prevenzione e sicurezza previste dalla legge), il lavoratore, oltre a ricevere l’indennizzo erogato dall’INAIL, potrà agire in sede civile contro il datore di lavoro per chiedere il danno differenziale.

Che cos’è il danno differenziale?

Per capire cos’è il danno differenziale, è necessario fare una distinzione tra l’indennizzo erogato dall’INAIL e il normale risarcimento del danno in senso civilistico.

Il risarcimento del danno (art. 2043 c.c.) si caratterizza per avere lo scopo di risarcire interamente il soggetto danneggiato dal fatto illecito altrui, e quindi ha un’entità che deve direttamente corrispondente al danno subito.

L’indennizzo dell’INAIL ha invece una finalità diversa, in quanto “si limita” a garantire che il lavoratore inabile al lavoro abbia mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita (art. 38 Cost.), e per questo motivo spesso si concretizza in somme che sono più basse rispetto alla reale entità del danno complessivamente subito dal lavoratore.

Il danno differenziale costituisce per il lavoratore la possibilità di colmare questa differenza, agendo civilisticamente contro il datore del lavoro (purché colposamente o dolosamente responsabile dell’infortunio) per ottenere il risarcimento di quella parte del danno rimasta “scoperta” dall’indennizzo dell’INAIL. In questa sede, il lavoratore può ottenere in particolare il risarcimento:

  • del danno biologico, che comprende ogni lesione dell’integrità psico-fisica del lavoratore
  • del danno patrimoniale, che comprende le spese “vive” (es. le spese mediche) nonché il mancato guadagnato conseguente alla perdita della capacità di lavorare;
  • del danno morale, inteso come ogni turbamento dello stato d’animo causato dall’infortunio
  • del danno esistenziale, inteso come l’alterazione delle abitudini e degli assetti relazionali della persona in senso peggiorativo.

Quali sono le prestazioni cui ha diritto il lavoratore infortunato o malato?

L’assicurazione dell’INAIL prevede una serie di prestazioni economiche, sanitarie ed integrative a tutela del lavoratore infortunato o affetto da malattia professionale.

Le prestazioni economiche

Le principali prestazioni economiche sono:

  1. l’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta, sostitutiva della retribuzione; viene erogata dal quarto giorno successivo all’infortunio o alla manifestazione della malattia fino alla guarigione clinica, nella misura del 60% della retribuzione (75%, dal 91° giorno in poi). Il datore di lavoro è tenuto a pagare la retribuzione intera per il giorno di infortunio, nonché il 60% della stessa per i primi 3 giorni successivi.
  2. l’indennizzo in capitale per menomazione dell’integrità psico-fisica (danno biologico) quando il grado di menomazione vada dal 6% al 15%; l’indennizzo viene erogato in base alla Tabella di cui al d.m. 12 luglio 2000 e non è soggetta a tassazione IRPEF.
  3. l’indennizzo in rendita per menomazione dell’integrità psico-fisica (danno biologico) quando il grado di menomazione è superiore al 15%; la rendita viene calcolata in base alla Tabella del d.m. 12 luglio 2000 e comprende una serie estensiva di 400 voci (tra cui non solo danno biologico e perdita di capacità di produrre reddito, ma anche ad es. danno estetico) e viene erogata dal giorno successivo alla guarigione clinica.
  4. rendita diretta per invalidità permanente, riservata agli infortuni avvenuti o alle malattie denunciate prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 38/00 (che ha previsto le prestazioni n. 2 e 3) che abbiano prodotto un grado di invalidità tra l’11% e il 100%; viene erogata a vita ed è esente IRPEF.
  5. rendita ai superstiti in caso di morte del lavoratore, erogata dal giorno della morte al coniuge fino alla morte (o a nuovo matrimonio) e/o ai figli non economicamente autosufficienti o, in assenza, ai genitori a carico fino alla morte o a fratelli/sorelle a carico non autosufficienti; la rendita è esente da IRPEF ed è accompagnata dall’assegno funerario.
  6. altre prestazioni specifiche per casi particolari, ad es. lavoratori domestici o lavoratori affetti da silicosi o asbestosi.

Le prestazioni sanitarie

Sono previste poi una serie di prestazioni sanitarie, quali: rimborso spese dei farmaci, accertamenti medico-legali funzionali all’erogazione delle varie prestazioni INAIL, prime cure ambulatoriali durante il periodo di inabilità, cure riabilitative durante il periodo di inabilità, forniture di protesi, ausili e/o ortesi, prestazioni riabilitative non ospedaliere finalizzate al recupero delle funzioni lese e al reintegro dell’integrità psico-fisica del lavoratore.

In casi di particolare difficoltà, sono previste delle prestazioni finalizzate al reinserimento sociale e lavorativo dell’infortunato.

Il diritto alle prestazioni si prescrive in 3 anni dall’infortunio o dalla malattia professionale (art. 112 T.U.) e la prescrizione si interrompe e si sospende secondo gli ordinari criteri generali.


Appendice 1: I soggetti tutelati dall’INAIL

In virtù dell’art. 4 T.U., n. 2 e seguenti, sono tutelati:

  • apprendisti,
  • artigiani che prestano abitualmente opera manuale nelle rispettive imprese,
  • studenti di qualsiasi ordine e grado e allievi di corsi di qualificazione o riqualificazione professionale,
  • parenti e affini del datore di lavoro che prestino, anche gratuitamente, opera manuale per quest’ultimo,
  • soci delle cooperative e di ogni altro tipo di società,
  • ricoverati in case di cura, ospizi, ospedali e istituti di assistenza/beneficienza, nonché detenuti in istituti di prevenzione o pena, i quali svolgano lavori di cui all’art. 1 T.U.
  • religiosi e religiose che svolgano attività lavorativa parasubordinata
  • commessi viaggiatori e piazzisti
  • i componenti dell’equipaggio, comunque retribuiti, delle navi o galleggianti

La Corte costituzionale ha inoltre esteso la copertura a ulteriori categorie, quali ad esempio: familiari partecipanti all’impresa familiare, associati in partecipazione, ballerini e tersicorei addetti all’allestimento, alla prova o all’esecuzione di pubblici spettacoli, addetti a servizi di cassa presso imprese i cui dipendenti sono soggetti all’assicurazione obbligatoria, artigiani italiani che lavorano all’estero, assistenti contrari, guardie venatorie, lavoratori in aspettativa o in distacco ricoprenti cariche sindacali.

Sono altresì tutelati:

  • dirigenti e sportivi professionisti che siano dipendenti di datori di lavoro di cui all’art. 9 TU (l. 38/2000)
  • medici radiologi (l. 93/58) e tecnici di radiologia, nonché apprendisti (l. 1103/65)
  • i disoccupati dei territori del Mezzogiorno di età compresa tra i 19 e 29 anni che svolgano attività di utilità collettiva non in modo subordinato (art. 23 l. 67/88).

Appendice 2: Quali sono le attività protette ?

La tutela assicurativa opera nei confronti dei lavoratori sopra elencati che siano impegnati in una delle cosiddette attività protette, che possono riassumersi nelle seguenti categorie:

  • attività che comportano l’uso (anche in via transitoria) di macchine mosse non direttamente dalla persona che le adopera, di apparecchi di pressione, apparecchi/impianti elettrici o termici; a tali attività sono altresì equiparate:
    1. le attività di qualunque tipo, quando si svolgano in opifici, laboratori o ambienti lavorativi dove si impieghino tali macchine/apparecchi/impianti (art. 1, co. 1 T.U.),
    2. le attività svolte in funzione di dipendenza rispetto a tali macchinari (art. 1, co. 4)
    3. le attività lavorative complementari o sussidiarie, anche se svolte in locali diversi o separati rispetto alla lavorazione principale (art. 1, co. 5)
  • attività ritenute intrinsecamente e oggettivamente pericolose dal legislatore, le quali sono elencate all’art. 1, co. 3 del T.U. e comprendono ad esempio: lavori edili, lavori stradali o di scavo, produzione di sostanze o prodotti esplosivi, attività di trasporto, pesca con galleggianti etc.

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