I Fondi Sanitari e la loro attuale disciplina


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Le Fonti normative

Trascriviamo di seguito le norma di legge più significative:

Legge 15 aprile 1886, n. 3818 (Società di mutuo soccorso)
Legge 23 dicembre 1978 n. 833 (Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale)
Decr. Leg.vo 30 dicembre 1992 n. 502 – art. 9 (Riforma Amato) nel testo vigente
Decr. Leg.vo 19 giugno 1999 n. 229 – art.9 (Riforma Bindi)
Decr. Leg.vo 18 febbraio 2000 n. 41
Legge 8 novembre 2000 – n. 328 – art. 26
Dpcm 29 novembre 2001 (Definizione LEA – abrogato)
Legge 24 dicembre 2007 n. 244 – art. 1, comma 197
D. M. 31 marzo 2008 (Decreto Turco)
D. M. 27 ottobre 2009 (Decreto Sacconi)
Direttiva UE 2011/24 del 9 marzo 2011
D. L. 18 ottobre 2012, n. 179 – art. 23 (Decreto Sviluppo bis del Governo Monti)
– D. M. 6 marzo 2013 – Iscrizione delle Società di Mutuo Soccorso
– Dpcm 12 gennaio 2017 (LEA aggiornati)

Norme Tributarie:
Art. 10, comma 1, lett. e-ter del TUIR
Art. 51, co. 1, lett. a) del TUIR
– Decreto Legislativo 3 luglio 2017 n. 117 – art. 83 (Terzo Settore)

Per il Fondo Sanitario Intesa: gli Accordi e Statuti sul Fondo Sanitario Intesa sono consultabili cliccando qui

Le origini storiche dell’assistenza sanitaria in Italia

I primi Fondi sanitari privati in Italia risalgono all’Ottocento e nascono nella forma di Società di Mutuo
Soccorso (SMS) costituite da artigiani e operai, ad adesione volontaria.
Venne emanata un’apposita legge (Legge 15 aprile 1886, n. 3818), tuttora in vigore sebbene modificata.

Nel secolo scorso venne poi istituito l’INAM (Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie), affiancato da numerose altre Mutue sanitarie (ENPAS, INADEL ecc.), differenziate per categoria di appartenenza ed anche per livello di copertura sanitaria garantita. L’adesione era obbligatoria.

Nel 1978 vennero soppresse queste “mutue obbligatorie” e venne istituito il Servizio sanitario nazionale (legge 833/78).
Non venne però soppressa la mutualità volontaria, che venne fatta salva dall’ art. 46 della stessa legge 833/78, e che così recita:
Articolo 46 – Mutualità volontaria
La mutualità volontaria è libera.

È vietato agli enti, imprese ed aziende pubbliche contribuire sotto qualsiasi forma al finanziamento di associazioni mutualistiche liberamente costituite aventi finalità di erogare prestazioni integrative dell’assistenza sanitaria prestata dal servizio sanitario nazionale.

Il Servizio Sanitario Nazionale

Il Servizio Sanitario Nazionale è stato istituito con la legge 833/78.

I principi

Il SSN è fondato sui principi della universalità e della solidarietà, ed è finanziato dalla fiscalità generale.
IL SSN è tenuto a garantire le prestazioni sanitarie essenziali, ma non quelle ulteriori e NON essenziali.
Ad esempio non è tenuto a garantire la possibilità di chirurgia puramente estetica.

I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)

Il SSN è tenuto a garantire i Livelli essenziali di assistenza (LEA)“, ovvero le prestazioni e i servizi essenziali per tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (le tasse).
L’elenco di queste prestazioni essenziali (LEA) è contenuto in un apposito Decreto, il Dpcm 12 gennaio 2017, che ha sostituito integralmente il precedente Dpcm 29 novembre 2001, con cui i LEA erano stati definiti per la prima volta.
Il Dpcm 12 gennaio 2017, oltre ad elencare ciò che viene garantito a tutti i cittadini, riporta un elenco di prestazioni ed attività che il Ssn non fornisce, per uno di questi motivi:
– o perché queste prestazioni non hanno come fine diretto la tutela della salute,
– o perché la loro efficacia non è sufficientemente provata in ambito scientifico,
– o ancora perché il bilancio complessivo dei loro benefici in rapporto al costo risulta sfavorevole (tra le quali, gli interventi di chirurgia estetica, le medicine non convenzionali, le certificazioni mediche richieste per un interesse prevalentemente privato).

L’evoluzione storica dei Fondi Sanitari

Le origini

I Fondi Sanitari esistono e operano da molti anni, ma solo in tempi relativamente recenti hanno avuto una disciplina, peraltro molto scarna, e sparsa in varie norme speciali che si sono succedute in modo disordinato.

L’istuzione del SSN nel 1978

Fin dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale è stata prevista in generale la possibilità per i cittadini di integrare le prestazioni erogate dal servizio pubblico tramite il ricorso alle assicurazioni private o a forme di mutualità volontaria, che venne fatta salva dall’ art. 46 della stessa legge 833/78.
Il contenuto della suddetta mutualità era assolutamente libero, fatto salvo il divieto di ricevere finanziamenti pubblici.

La Riforma Amato nel 1992

Nel 1992, con la Riforma Amato, venne aggiunta la possibilità di istituire “forme integrative di assistenza sanitaria” rispetto a quelle erogate dal SSN, in base all’ art. 9 del Decr. Leg.vo 502/92 (il testo oggi vigente è scaricabile cliccando qui).

Si sono poi succedute tre versioni di questo art. 9:
– il testo originario del Decr. Leg.vo 502/92 (Riforma Amato – De Lorenzo)
– il testo poi modificato dal d.lgs 517/93 e vigente fino al 1999 (Riforma bis Ciampi – Garavaglia),
– il testo oggi vigente con effetto dal 1999, come sostituito dal d.lgs 229/99, art.9 (Riforma Bindi).

Queste nuove forme integrative (secondo il comma 2 dell’art. 9) nella loro denominazione avrebbero dovuto “contenere l’indicazione “fondo integrativo del Servizio sanitario nazionale” e avrebbero dovuto essere regolamentate da un apposito Decreto Ministeriale, ovvero (comma 8 dell’art. 9) il regolamento contenente le disposizioni relative all’ordinamento dei fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale”.
Tale Decreto Ministeriale, però, non venne mai emanato e quindi questa tipologia di Fondi non ebbe un concreto sviluppo, poichè comprende ad oggi solo 8 Fondi, denominati “i fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale, istituiti o adeguati ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo 20 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni.
Su questa tipologia si veda meglio più avanti all’apposito paragrafo.

I Decreti Turco – Sacconi del 2008 / 2009

Fino al 2008 così sono stati classificati i Fondi Sanitari:
– i Fondi “doc”,ovvero quelli contenenti nel nome l’indicazione “fondo integrativo del Servizio sanitario nazionale” (rispondenti, cioè, ai requisiti di cui all’art. 9 d.lgs. n. 502/1992)
– i Fondi “non doc” (tutti gli altri fondi).
Questa differenza emergeva soprattutto sotto il profilo del trattamento fiscale dei contributi.

Questa distinzione fiscale venne riformata dal 1.1.2008 dalla Legge Finanziaria del 2008 (e precisamente dall’art. 1, co. 197, lett. b), l. 24.12.2007, n. 244), che ha riscritto l’art. 10 e l’art. 51 del TUIR, introducendo esplicitamente la distinzione fra due tipologie:

  1. “i Fondi sanitari integrativi del servizio sanitario nazionale”
  2. gli enti, casse e società di mutuo soccorso di cui all’art. 1, comma 3″

In entrambi i casi i contributi versati per la sanità integrativa erano deducibili fiscalmente dal reddito, ma nel primo caso da ogni categoria di contribuenti (art. 10), mentre nel secondo caso (art. 51) solo per i redditi da lavoro dipendenti (e quelli ad esso parificati come le pensioni).

Vennero infine emanati i due decreti del Ministero della Salute:

  1. il D. M. 31 marzo 2008 (Decreto Turco) che:
    1. introdusse gli ambiti di intervento delle prestazioni sanitarie (art. 1)
    2. istituì operativamente l’Anagrafe dei Fondi Sanitari
      1. sia “per i Fondi sanitari integrativi del servizio sanitario nazionale”
      2. sia per gli enti, casse e società di mutuo soccorso di cui all’art. 1, comma 3″
  2. ed il D. M. 27 ottobre 2009 (Sacconi) che precisò nel dettaglio le definizioni normative in materia di Fondi Sanitari (art. 2) e le modalità di iscrizione all’Anagrafe dei Fondi Sanitari (art. 3).

La attuale distinzione tra Fondi Sanitari Integrativi del SSN
e gli Enti, Casse e Società  di Mutuo Soccorso

La locuzione “fondi sanitari” è purtroppo oggi usata in un duplice significato, e questo talvolta è fonte di equivoci.
Si veda ad esempio quanto è stabilito testualmente dal D. M. 27 ottobre 2009 (Sacconi), all’art. 2, comma 2, lett. b), nella definizione generale di “fondi sanitari”:

b) «fondi sanitari»:
i fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale, istituiti o adeguati ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo 20 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni“,
nonchè
gli enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale, di cui all’art. 51, comma 2, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni;”.

Quindi in senso ampio, si usa la locuzione “fondi sanitari” con riferimento a tutte le forme di assistenza sanitaria, mentre in senso stretto, si devono considerare “fondi sanitari integrativi” solo quelli contenenti nel nome l’indicazione “fondo integrativo del Servizio sanitario nazionale” istituiti o adeguati ai sensi della Riforma Amato (art. 9 Decr. Leg.vo n. 502/1992).

Facciamo un esempio concreto.
Il “Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa Sanpaolo” eroga agli iscritti “prestazioni integrative e sostitutive di quelle fornite dal Servizio Sanitario Nazionale”, ed “è un ente bilaterale iscritto all’Anagrafe dei Fondi istituita presso il Ministero della Salute, quale cassa avente esclusivamente fini assistenziali, di cui all’art. 51, comma 2, lettera a) del D.P.R. 917/1986″.

Quindi questo Fondo Sanitario Intesa non rientra negli 8 Fondi integrativi di cui all’art. 9 Decr. Leg.vo n. 502/1992, ma rientra invece negli “enti, casse e società di mutuo soccorso” cui si applica l’art. 51 del TUIR, e non l’art. 10 dello stesso TUIR.

Vediamo di approfondire questa distinzione.

Gli Enti, Casse e SMS aventi esclusivamente fini assistenziali

I Fondi sanitari con caratteristiche diverse da quelle previste dall’art. 9 del d.lgs. n. 502/1992 sono definiti con l’espressione enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale”.
In passato sono stati definiti “Fondi non doc”, e possono offrire anche prestazioni sostitutive o duplicative, ossia cure ricadenti nei LEA, fornite in strutture convenzionate e non convenzionate con il SSN.
Dal punto di vista storico, queste forme esistono e operano da molti anni e sono state riconosciute dalla disciplina successiva come preesistenti.
Tali forme devono rispettare/adeguarsi a determinati parametri per essere iscritte all’Anagrafe dei Fondi sanitari (cfr. rispetto della cd. “soglia del 20% delle risorse vincolate” per poter beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dal decreto).
A tali forme si applica l’art. 51, comma 1, lett. a) del TUIR che prevede la deducibilità limitata ai soli lavoratori dipendenti e i pensionati iscritti collettivamente (per effetto di un contratto o regolamento aziendale).

I Fondi Sanitari come Società di Mutuo Soccorso

I fondi sanitari integrativi-sostitutivi possono essere costituiti anche nella forma di società di mutuo soccorso, disciplinate dalla legge 15.4.1886, n. 3818 «Costituzione legale delle società di mutuo soccorso», (poi modificata in epoca recente dal D. L. 18 ottobre 2012, n. 179 – art. 23).

I Fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale

I Fondi sanitari contenenti nel nome l’indicazione “fondo integrativo del Servizio sanitario nazionale” (in passato definiti “Fondi sanitari doc”sono stati istituiti dall’ art. 9 Decr. Leg.vo n. 502/1992.
Si caratterizzano come Fondi sanitari “integrativi” del Servizio Sanitario Nazionale, poichè hanno l’obiettivo di erogare le prestazioni escluse dal sistema pubblico o parzialmente a carico dei privati.
Le caratteristiche di questi Fondi sanitari sono state riscritte dal Decr. Leg.vo 19 giugno 1999 n. 229 – art.9 (Riforma Bindi) che li definisce come forme di mutualità privata, caratterizzate da:
– non selezione dei rischi sanitari;
– non discriminazione nei confronti di particolari gruppi di soggetti;
– non concorrenza con il SSN, pur potendo erogare anche prestazioni complementari, come per esempio quelle svolte nell’ambito della libera professione intramuraria.

Il divieto di selezione dei rischi e di discriminazione

Il legislatore all’ art. 9 Decr. Leg.vo n. 502/1992, comma 3, ha sancito per questa tipologia di Fondi il “divieto di selezione degli iscritti”, e di “discriminazione nei confronti di particolari soggetti“, sotto due distinti profili.
– l’atto costitutivo deve contenere formalmente una clausola con l’esplicita assunzione dell’obbligo di non adottare strategie e comportamenti di selezione dei rischi e di discriminazione nei confronti di particolari soggetti.
– oltre al testo formale dell’atto costitutivo, anche nella prassi concreta il comma 3 afferma che tutti i soggetti pubblici e privati che istituiscono fondi integrativi sono tenuti ad adottare politiche di non selezione dei rischi.
E’ bene ribadire che questo comma 3 si applica solo a questa tipologia di Fondi (che sono soltanto 8 al momento), e non a quella di tutti gli altri (la stragande maggioranza), ovvero gli enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale”.

Le Fonti Istitutive

L’art. 9 d.lgs. n. 502/1992 indica, al co. 3, le fonti istitutive dei fondi sanitari integrativi, identificandole in:

  1. contratti e accordi collettivi, anche aziendali;
  2. accordi tra lavoratori o liberi professionisti,promossi dai loro sindacati o da associazioni di rilievo almeno provinciale;
  3. regolamenti di regioni, enti territoriali ed enti locali;
  4. deliberazioni assunte, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, da organizzazioni non lucrative operanti nei settori dell’assistenza socio-sanitaria o dell’assistenza sanitaria;
  5. deliberazioni assunte, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, da società di mutuo soccorso riconosciute;
  6. atti assunti da altri soggetti pubblici e privati, a condizione che contengano l’esplicita assunzione dell’obbligo di non adottare strategie e comportamenti di selezione dei rischi o di discriminazione nei confronti di particolari gruppi di soggetti.

Il Regolamento (mai emanato) di cui al comma 8

Il successivo co. 8, dell’art. 9 d.lgs. n. 502/1992 ha rinviato all’emanazione di un successivo regolamento, che doveva contenere le seguenti regolamentazioni:
– modalità di costituzione e di scioglimento;
– composizione degli organi di amministrazione e di controllo;
– forme e modalità di contribuzione;
– soggetti destinatari dell’assistenza;
– trattamento e garanzie riservate al singolo sottoscrittore ed al suo nucleo familiare;
– cause di decadenza della qualificazione di fondo integrativo del Servizio sanitario nazionale.

Il Ministro Livia Turco nel 2007 istituì una Commissione (presieduta e coordinata dalla Prof.ssa Grazia Labate, Ricercatrice presso l’Università di York in Inghilterra ed ex sottosegretario alla sanità con il Ministro Veronesi), che scrisse (oltre al Decreto Turco del 2008) anche le bozze di altri due decreti che servivano per portare a compimento il regolamento e la cessione in gestione.
Questi due decreti sono purtroppo rimasti lettera morta, e avevano il seguente contenuto:
– Modalità di costituzione e scioglimento
– Affidamento in gestione
– Composizione organi di amministrazione e controllo
– Forme e modalità di contribuzione
– Soggetti destinatari dell’assistenza
– Trattamento e garanzie per sottoscrittori e nucleo familiare
– Cause di decadenza
– Attività di vigilanza
Queste norme avrebbero dato garanzie dei diritti agli aderenti e al tempo stesso avrebbero una vigilanza ed un controllo efficaci.

Ancora oggi si continua a parlare di riformare integralmente il settore dei Fondi Sanitari.
Per esaminare le risultanze della recente Indagine conoscitiva in materia di fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale” della Camera dei Deputati si può cliccare qui.

L’ambito di intervento dei Fondi Sanitari

I Fondi Sanitari (nelle due tipologie sopra descritte) hanno un trattamento fiscale agevolato.
Per ottenere questi vantaggi fiscali per gli iscritti, però, è necessario che siano rispettati gli “ambiti di intervento” così come definiti dal Decreto Turco (D.M. 31.3.2008) e dal Decreto Sacconi (D.M. 27.10.2009).
Per precisare gli “ambiti di intervento” occorre prima individuare i c.d. livelli essenziali ed uniformi di assistenza (Lea),
I “Livelli Essenziali di Assistenza” (LEA) sono oggi regolati dal Dpcm 12 gennaio 2017 (LEA aggiornati).

I vantaggi fiscali sono contenuti in due norme distinte in base alla tipologia dei Fondi:
– l’art. 51, co. 2, lett. a), Tuir per gli “enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale” (ex Fondi non doc).
– e l’ art. 10, comma 1, lett. e-ter del TUIR per i “Fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale” di cui all’art. 9 d.lgs. n. 502/1992 (ex Fondi doc).

Vediamo ora per le due tipologie dei Fondi i rispettivi ambiti di intervento, che sono stati ampliati con i Decreti Turco e Sacconi del 2008 / 2009, ovvero dall’ art. 1 del D.M. 31.3.2008 (cd. Decreto Turco) (come modificato con il D.M. 27 ottobre 2009 – Decreto Sacconi).

1. Gli enti, casse e società di mutuo soccorso

L’art. 1, comma 3, del D.M. 31.3.2008 ha così esteso gli ambiti di intervento relativamente agli enti, casse e società di mutuo soccorso:

3. Gli ambiti di intervento degli enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assi-
stenziale, di cui all’art. 51, comma 2, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, che non rientrano nell’ambito di operatività dei Fondi sanitari
integrativi del servizio sanitario nazionale di cui al comma 2, comprendono
il complesso delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie da essi assicurate secondo i propri statuti e regolamenti,
– nonch
è i costi di compartecipazione alla spesa sostenuti dai cittadini nella fruizione delle prestazioni del servizio sanitario nazionale
– e gli oneri per l’accesso alle prestazioni erogate in regime di libera professione intramuraria.

La soglia delle c.d. risorse vincolate del 20%

Tali ambiti di intervento si intendono rispettati a condizione che i medesimi enti, casse e società di mutuo soccorso attestino su base annua di aver erogato, singolarmente o congiuntamente, prestazioni di assistenza odontoiatrica, di assistenza sociosanitaria rivolta ai soggetti non autosufficienti nonché prestazioni finalizzate al recupero della salute di soggetti temporaneamente inabilitati da malattia o infortunio, erogate presso strutture autorizzate all’esercizio, anche se non accreditate, nella misura non inferiore al 20% dell’ammontare complessivo delle risorse destinate alla copertura di tutte le prestazioni garantite ai propri assistiti.
In altre parole, gli enti e le casse sono tenuti ad erogare le citate prestazioni almeno nella misura del 20% dell’ammontare complessivo delle proprie risorse destinate a coprire le prestazioni sanitarie garantite ai loro assistiti.
Il rispetto della c.d. soglia delle risorse vincolate è richiesto solo agli enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale e costituisce la condizione perché i contributi versati a tali enti e casse non vadano a formare il reddito imponibile nella misura massima di € 3.615,20.
La ratio della soglia si sostanzia nell’individuare l’importanza sociale di talune prestazioni ed un loro limite minimo di erogazione, al fine di allineare l’Italia ai Paesi maggiormente sviluppati.

Per vedere un esempio di tale “soglia vincolata” si può consultare il Bilancio del 2020 del Fondo Sanitario Intesa, a pag. 63.

2. I “Fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale”

Inizialmente il comma 4 dell’ art. 9 del Decr. Leg.vo 502/92 (nella versione vigente dal 1999) aveva definito l’ambito di intervento dei Fondi Sanitari Integrativi nelle seguenti prestazioni:

  1. prestazioni aggiuntive, non comprese nei livelli essenziali e uniformi di assistenza e con questi comunque integrate, erogate da professionisti e da strutture accreditati, fra le quali sono comprese, ai sensi del co. 5:
    1. le prestazioni di medicina non convenzionale, ancorché erogate da strutture non accreditate;
    2. le cure termali, limitatamente alle prestazioni non a carico del Ssn;
    3. l’assistenza odontoiatrica […];
  2. prestazioni erogate dal Ssn comprese nei livelli uniformi ed essenziali di assistenza, per la sola quota posta a carico dell’assistito […];
  3. prestazioni sociosanitarie erogate in strutture accreditate residenziali e semiresidenziali o in forma domiciliare, per la quota posta a carico dell’assistito.

Successivamente la Riforma del 2008 (Decreto Turco), con l’art. 1, comma 2, del D.M. 31.3.2008, ha aggiunto negli ambiti di intervento dei Fondi ex art. 9 d.lgs. n. 502/1992, anche le:

  1. «prestazioni sociosanitarie»;
  2. spese sostenute dall’assistito per le prestazioni sociali erogate nell’ambito dei programmi assistenziali intensivi e prolungati finalizzati a garantire la permanenza a domicilio ovvero in strutture residenziali o semiresidenziali delle persone anziane e disabili;
  3. prestazioni finalizzate al recupero della salute di soggetti temporaneamente inabilitati da malattia o infortunio per la parte non garantita dalla normativa vigente;
  4. prestazioni di assistenza odontoiatrica non comprese nei livelli essenziali di assistenza per la prevenzione, cura e riabilitazione di patologie odontoiatriche.

L’ Anagrafe dei Fondi Sanitari

L’Anagrafe dei Fondi Sanitari venne inizialmente prevista dal comma 9 dell’ art. 9 del Decr. Leg.vo 502/92, mala previsione non ebbe seguito per la mancata emanazione del Regolamento di cui al comma 8 dello stesso articolo.
La concreta attuazione dell’ Anagrafe avvenne solo con il D.M. 27.10.2009 (Decreto Sacconi), all’art. 2, comma 2, lett. a).
E’ molto importante osservare che l’Anagrafe così istituita vale per entrambe le categorie dei Fondi, poichè così viene definita:
a) «Anagrafe»: l’Anagrafe dei fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale, istituita ai sensi dell’art. 9, comma 9, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modifiche e integrazioni, e degli enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale, di cui all’art. 51, comma 2, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni;

Le modalità di iscrizione all’Anagrafe dei Fondi sanitari sono regolate dal D.M. 27.10.2009, all’art. 3.

Il sito dell’Anagrafe Sanitaria

Per consultare il sito dell’Anagrafe dei Fondi sanitari, clicca qui.
Per scaricare le FAQ sull’Anagrafe Sanitaria clicca qui.
Il contenuto essenziale delle FAQ è il seguente:

  1. Quali Fondi sanitari si possono iscrivere all’Anagrafe del Ministero della salute?
    P
    er l’iscrizione all’Anagrafe si distinguono due tipologie:
    1.  Tipologia A (ex Fondi doc): Fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale istituiti
      o adeguati ai sensi del D. Lgs. 502/92. La denominazione deve contenere l’indicazione
      “fondo integrativo del Servizio sanitario nazionale”. Tale denominazione non può essere
      utilizzata con riferimento a fondi istituiti per finalità diverse (art. 9 comma 2 D. Lgs.
      502/92).
    2. Tipologia B (ex Fondi non doc): enti, casse e società di mutuo soccorso aventi
      esclusivamente fine assistenziale”, di cui all’art. 51, comma 2, lettera a), del decreto del
      Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni.
  2. L’iscrizione all’Anagrafe è obbligatoria?
    NO, l’iscrizione non è obbligatoria. I soli Fondi sanitari iscritti possono beneficiare delle agevolazioni
    fiscali previste dalla normativa vigente.

FUSIONE TRA FONDI SANITARI ISCRITTI ALL’ANAGRAFE
24. Quale procedura devono seguire i Fondi iscritti all’Anagrafe che avviano un atto di fusione?

Si possono avere due tipologie di fusione: un Fondo Sanitario confluisce in un altro Fondo oppure
due o più Fondi si uniscono formando un nuovo Fondo Sanitario.

Il Rappresentante Legale del Fondo Sanitario incorporante, il cui nominativo è registrato nel SIAF,
deve inviare una richiesta, all’Ufficio II Anagrafe Fondi Sanitari, firmata in calce, tramite posta
certificata all’indirizzo dgprog@postacert.sanita.it, nella quale venga indicato di effettuare, nel software del SIAF, la fusione dei Fondi ed allegare la seguente documentazione:
Il verbale dell’ultima assemblea dei due Fondi Sanitari oggetto di fusione.

L’atto e la relazione del Fondo incorporante.

Un documento di riconoscimento del Legale Rappresentante firmatario della richiesta.

La disciplina fiscale

I “fondi sanitari integrativi” e gli “enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale” sono disciplinati da due norme distinte del TUIR, ovvero l’art. 10, comma 1, lett. e-ter e l’art. 51, co. 1, lett. a).

A questa importante problematica abbiamo dedicato un apposito articolo: Le spese sanitarie e la denuncia dei redditi.

I Fondi Sanitari e la previdenza complementare

I Fondi Sanitari non rientrano nella previdenza complementare e ad essi non si applicano, fra l’ altro, il Decr. Leg.vo 124/93 ed il successivo Decr. Leg.vo 252/05. Neppure si applica la recente Direttiva Europea IORP2.
Questo ha molta importanza pratica poichè questi Fondi:
– non sono assoggettati alla vigilanza della COVIP;
– non hanno una normativa specifica sulla Governance;
– Non sono regolamentati i diritti degli iscritti all’accesso e alla trasparenza;
– Non sono applicabili i poteri speciali delle c.d. Fonti Istitutive.

I numeri dei Fondi Sanitari in Italia

I numeri dei Fondi

Vi è una nettissima prevalenza della categoria degli “Enti, Casse e SMS aventi esclusivamente fini assistenziali” (in passato chiamati “fondi non doc”) rispetto a quella dei “Fondi sanitari ex art. 9 del D.Lgs. 502/92” (in passato chiamati “fondi doc”).
I primi rappresentano il 97%, mentre i secondi il 3% del totale:

proporzione iscritti anagrafe fondi sanitari

 

Nell’Anagrafe dei Fondi Sanitari, quelli integrativi (ex art.9 del d.Lgs. n. 502/92) sono detti di Tipo A, mentre gli Enti, Casse e Società di mutuo soccorso sono detti di Tipo B.

iscrizioni e rinnovi 2017 anagrafe fondi sanitari

Per esaminare un elenco dei più importanti Fondi Sanitari clicca qui.

I numeri degli iscritti

Fondi di Tipo A

numero fondi sanitari integrativi iscritti

Fondi di Tipo B

numero fondi tipo B iscritti

Per analizzare un rapporto analitico del 2019 clicca qui.