Fondo Sanitario Intesa – problema del contributo della Banca agli esodati


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Per i lavoratori collocati nel Fondo di Solidarietà (cd. “Fondo Esuberi”) è sorta una problematica collettiva relativa al contributo di € 900 (rivalutabili) dovuto dalla Banca al lavoratore per l’iscrizione al Fondo Sanitario.

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Esamineremo un caso concreto, naturalmente rispettandone l’ anonimato.

– La sig.ra **** è stata dipendente di Banca Intesa dal **/**/1973.

– In data 22 luglio 2008 è stato stipulato l’ Accordo sulla riduzione di personale.

– In data 1/9/2008 la lavoratrice ha accettato l’ “offerta al pubblico” della Banca di cui al citato Accordo.

– La Banca con lettera 30 novembre 2009 comunicava alla lavoratrice:

a. La risoluzione del rapporto al 31 dicembre 2009;

b. L’ erogazione del pattuito incentivo all’ esodo;

c. Con riferimento alle Casse aziendali sanitarie, “il mantenimento dell’ iscrizione alle stesse condizioni di contribuzione in essere per il personale in servizio” per il periodo “fino alla fine del mese precedente a quello di decorrenza della percezione della pensione A.G.O.”

– Secondo la normativa vigente al momento della risoluzione del rapporto (ante riforma), la lavoratrice avrebbe maturato il diritto alla sua pensione in data 30/9/13, con diritto alla percezione della stessa (finestra) al 1° gennaio 2014;

– Per effetto della normativa di legge sopravvenuta, la percezione della pensione avverrà solo in data 1° dicembre 2014;

– La lavoratrice è stata collocata nel Fondo di Solidarietà, ed ha percepito il relativo Assegno Straordinario, solo fino alla data di maturazione del suo diritto alla pensione, mentre per il periodo successivo a tale maturazione nulla ha percepito, né percepirà fino al sorgere del diritto alla percezione della pensione;

– Il Fondo Sanitario ha iscritto la lavoratrice alle condizioni previste per i lavoratori in servizio, sia come contribuzione che come prestazioni, anche successivamente alla scadenza del periodo di collocazione nel Fondo di Solidarietà, non essendosi ancora in presenza di percezione della pensione;

– La Banca ha provveduto al rimborso a favore della lavoratrice della quota prevista di € 900 (rivalutabili), fino a tutto il 2013;

– Dal 1° gennaio 2014, pur essendo lavoratrice considerata dal FSI quale iscritta in servizio, la Banca  non rimborsa più il contributo di € 900 (rivalutabili), non riconoscendo il diritto al contributo dopo il termine dell’ anno solare di diritto all’ assegno straordinario.

Per esaminare la complessa situazione giuridica che si è venuta a creare, occorre fissare preliminarmente alcuni punti essenziali.

A. La riduzione di personale: gli accordi collettivi

Gli Accordi collettivi di riduzione di personale, in epoca recente, sono i seguenti:
Accordo Quadro dell’ 8 luglio 2008, che sul punto così recita (art. 9):
“al personale che confluisca nel Fondo di Solidarietà, con fruizione delle prestazioni in forma rateale, sarà assicurato, in quanto già iscritto alla cassa aziendale di assistenza sanitaria integrativa o beneficiario di polizza assicurativa di assistenza sanitaria, il mantenimento dell’iscrizione dell’assicurazione fino al mese precedente a quello in cui l’interessato percepirà il trattamento di pensione dall’A.G.O. ovvero di altre forme di previdenza di base, alle stesse condizioni di contribuzione (sia per la parte a carico del dipendente sia per la parte a carico dell’Azienda) in essere per il personale in servizio”.
Accordo 22 luglio 2008, all’ art. 11 ribadisce letteralmente la clausola sopra indicata dell’ 8 luglio 2008.
L’ Accordo 29 luglio 2011, all’ art. 9, così dispone:
“Al personale di cui sub 5. [Personale che ha maturato o maturerà il diritto al percepimento della pensione entro il 1° luglio 2015] e 8. [Personale che matura il diritto a pensione successivamente al 31 dicembre 2013, con percepimento della pensione entro il 1° gennaio 2018] che confluisca nel Fondo di Solidarietà, con fruizione delle prestazioni in forma rateale:
1.Sarà assicurato, in quanto già iscritto al Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa Sanpaolo, il mantenimento dell’ iscrizione fino al mese precedente a quello in cui l’ interessato percepirà il trattamento di pensione dall’ AGO, ovvero di altre forme di previdenza di base, alle stesse condizioni di contribuzione (sia per la parte a carico del dipendente sia per la parte a carico dell’ Azienda) in essere per il personale in servizio.
L’ Accordo 19 marzo 2014 per i Dirigenti, all’ art. 4.b, a pagina 4, conferma le condizioni “fino al mese precedente a quello in cui l’ interessato percepirà il trattamento di pensione dall’ A.G.O.

B. Gli accordi individuali

A seguito di questi Accordi collettivi sono stati stipulati degli accordi individuali di risoluzione del rapporto, in attuazione del principio di volontarietà della riduzione di personale. Tali accordi individuali sono stati formalizzati fra l’ altro in una lettera individuale della Banca ad ogni lavoratore. In base a questi accordi il lavoratore ha risolto consensualmente il suo rapporto di lavoro.

La Banca, ad esempio nella lettera del 30 novembre 2009, così afferma:
“Per completezza Le comunichiamo, infine, che la Società, in attuazione di quanto previsto dagli artt. 11 e 14 dello stesso Accordo, già citato, Le riconoscerà fino alla fine del mese precedente a quello di decorrenza della percezione della pensione dell’ AGO:
–     in quanto risulti già iscritto/a a casse aziendali di assistenza sanitaria integrativa, il mantenimento dell’ iscrizione alle stesse condizioni di contribuzione in essere per il personale in servizio;
[…]

C. La scadenza del diritto degli esodati

I lavoratori interessati quindi rinunziarono al loro posto di lavoro nell’ ambito di un contratto individuale complessivo (vedi lettera della Banca), che comprendeva varie pattuizioni, ovvero:

1. rinunzia al posto di lavoro

2. percezione di un incentivo all’ esodo

3. mantenimento dei diritti relativi all’ assistenza sanitaria “fino al mese precedente a quello in cui l’ interessato percepirà il trattamento di pensione dall’ AGO”

4. mantenimento delle condizioni bancarie e creditizie

5. riconoscimento dell’ anzianità a carico dei fondi a ripartizione e dei contributi datoriali che sarebbero stati versati nei fondi a capitalizzazione individuale

D. Le finestre pensionistiche

Con la c.d. Riforma Maroni del 2004 sono state introdotte nelle pensioni le c.d. “finestre”, ovvero i differimenti fra la maturazione del diritto alla pensione e la concreta decorrenza del trattamento pensionistico.

La normativa in proposito inizia con la legge 243 del 2004 (Riforma Maroni), per poi essere rimodulata con la legge 247 del 2007 che introduce le c.d. “quote” a decorrere dal 1° luglio 2009.

Queste “finestre” erano c.d. “fisse”, ovvero generali e collettive, derivanti dalla data di maturazione a scaglioni del diritto alla pensione.

La c.d. Riforma Sacconi del 2010 ha invece introdotto le c.d. “finestre mobili”, che sarebbe più esatto definire “individuali”, più eque, poste in relazione alla data individuale di maturazione del diritto alla pensione.

Va osservato in proposito che la legislazione distingueva due diritti distinti.

a. “il diritto all’ accesso al pensionamento”

b. “il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico”.

Sostanzialmente il primo diritto riguardava la maturazione del diritto alla pensione, mentre il secondo aggiungeva a questa data anche la cosiddetta “finestra”.

Tale distinzione è stata poi abrogata dalla Riforma Fornero, che ha abolito le cd. finestre per affermare chiaramente che la pensione sarebbe maturata successivamente a quanto in precedenza previsto, salvo i cd. “salvaguardati”.

Dalla Riforma Sacconi in poi è stata differita la percezione della pensione ( ), con una normativa assai complessa, contenente anche alcune deroghe di applicazione non generalizzata, ma limitata ad un ristretto numero di sfortunati, che ha dato origine al deprecabile fenomeno degli “esodati”, ipocritamente chiamati “salvaguardati” da un legislatore impegnato a rattoppare malamente dei buchi troppo grandi per le risorse che si rendevano disponibili.

E. L’ Assegno straordinario erogato dal Fondo di Solidarietà

L’ assegno straordinario viene erogato non fino alla concreta percezione della pensione, ma solo fino alla maturazione del diritto.

Questo risulta chiaramente dal D.M. 158/00.

In particolare l’ art. 5, comma 3, dispone che
3. Gli assegni straordinari per il sostegno del reddito sono erogati dal Fondo, per un massimo di 60 mesi nell’àmbito del periodo di cui al comma 2, su richiesta del datore di lavoro e fino alla maturazione del diritto a pensione di anzianità o vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, a favore dei lavoratori che maturino i predetti requisiti entro un periodo massimo di 60 mesi, o inferiore a 60 mesi, dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Inoltre l’ art. 10, comma 11, così stabilisce:
11. La contribuzione correlata per i periodi di erogazione delle prestazioni a favore dei lavoratori interessati da riduzione di orario o da sospensione temporanea dell’attività di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), punto 2), e per i periodi di erogazione dell’assegno straordinario di sostegno del reddito di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), compresi tra la cessazione del rapporto di lavoro e la maturazione dei requisiti minimi di età o anzianità contributiva richiesti per la maturazione del diritto a pensione di anzianità o vecchiaia

F. La costituzione del Fondo Sanitario Intesa

In data 2 ottobre 2010 venne sottoscritto l’ Accordo Sindacale istitutivo del Gruppo Intesa, che prevedeva l’ iscrizione al Fondo sia dei lavoratori in servizio che dei pensionati.
Le due categorie venivano differenziate fra loro sia per la contribuzione che per le prestazioni.
Chi veniva collocato nel Fondo di Solidarietà veniva parificato ai lavoratori in servizio, sia per le prestazioni che per le contribuzioni.
L’ Azienda si accollava una quota della contribuzione

G. Il Fondo Sanitario ed il Fondo di Solidarietà

Le norme che qui rilevano sono le seguenti:

L’ Accordo del 2 ottobre 2010, nelle sue disposizioni attuative, stabilisce all’ art. A.1 quanto segue: “Gli iscritti alla Cassa Intesa o alla Cassa Spimi che abbiano aderito al “Fondo di solidarietà” mantengono, laddove previsto dai rispettivi accordi e secondo le regole in essi contenute, l’iscrizione al “Fondo Sanitario” nel periodo di permanenza nel Fondo medesimo previsto dagli accordi stessi, fatta salva la facoltà di revoca da esercitare entro il 30 aprile 2011”.

– Lo stesso Accordo 2 ottobre 2010, nella sez. B, stabilisce in tema di contribuzione quanto segue: “La contribuzione a carico degli iscritti che hanno aderito al “Fondo di Solidarietà” é determinata, con riferimento all’ultima retribuzione INPS percepita in servizio, nelle stesse misure previste per il personale in servizio e, al momento del collocamento in quiescenza, secondo le modalità ordinariamente previste dallo Statuto del “Fondo Sanitario””.

– Sul sito del FSI alla data del 24 settembre 2012 si legge la seguente indicazione:
Ai dipendenti che, ai sensi dell’Accordo 29 luglio 2011 confluiscano nel Fondo di Solidarietà con fruizione dell’assegno in forma rateale, in quanto già iscritti al Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa Sanpaolo, sarà mantenuta l’iscrizione fino alla fine del mese precedente a quello in cui percepiranno il trattamento di pensione A.G.O. ovvero da altre forme di previdenza base, alle stesse condizioni di contribuzione (sia per la parte a carico del dipendente, compreso l’eventuale “contributo di ingresso” sia per la parte a carico dell’Azienda) in essere per il personale in servizio.

La pagina suddetta è reperibile al link:
http://www.fondosanitariogruppointesasanpaolo.it/news_24092012.html

– Il FSI ancora in data 23 dicembre 2013 non era in grado di fornire indicazioni a fronte delle richieste degli interessati (“Gentile iscritta, la presente per informarla che allo stato attuale, ancora non sappiamo a chi competerà il contributo a carico dell’ Azienda per l’anno 2014. Non appena avremo notizie in merito sarà nostra cura informarla.”)

– Inoltre ancora in data 3 marzo 2014 il FSI così rispondeva: “Gentile Iscritta, Le segnaliamo che abbiamo provveduto ad inoltrare la Sua mail all’Ufficio Normativa e Contenzioso del Lavoro, per specifica competenza in materia. Saluti.”

– Finalmente in data 7 marzo 2014. la Banca (anziché il Fondo) così rispondeva negativamente.

– Nel frattempo il recente Accordo del 16 gennaio 2014 ha così disposto:

Premesso che:
– il decreto-legge n.78/2010, convertito con modificazioni nella Legge n. 122/2010, ha definito nuove decorrenze dei trattamenti pensionistici di vecchiaia e di anzianità, che hanno interessato il personale aderente al Fondo di Solidarietà successivamente al 30 ottobre 2008;
– le disposizioni attuative dell’accordo 2 ottobre 2010 hanno stabilito, relativamente al personale indicato all’alinea che precede, l’iscrizione al Fondo Sanitario, laddove previsto dai rispettivi accordi e secondo le regole in essi contenute, per il periodo di permanenza previsto dagli accordi stessi;
Si conviene che (n. 3):
le Parti si danno atto che, in conformità alle disposizioni attuative dell’accordo 2 ottobre 2010 e in coerenza con quanto sinora applicato dal Fondo Sanitario relativamente al personale aderente al Fondo di Solidarietà dal 1° novembre 2008 e non ricompreso nella salvaguardia dell’applicazione dell’introduzione della c.d. finestra mobile di cui al D.L. 78/2010 (cosiddetti “diecimila”), per il periodo di differimento dell’accesso al trattamento pensionistico che superi l’ultimo anno solare di permanenza nel Fondo di Solidarietà previsto all’atto dell’accesso al Fondo di Solidarietà medesimo, è dovuto da ciascun iscritto l’intero contributo stabilito dal Fondo Sanitario per gli iscritti in servizio, comprensivo anche della quota tempo per tempo prevista a carico dell’azienda con mantenimento per tale periodo delle prestazioni previste dal Regolamento delle prestazioni per gli iscritti in servizio. In tal caso è fatta salva la possibilità per detti iscritti, in via eccezionale, di recedere dal Fondo Sanitario a decorrere dal 1° gennaio dell’anno solare per il quale il contributo è posto a loro carico;

H. La immodificabilità del contratto individuale ad opera del contratto collettivo

La Banca sostiene sostanzialmente che la sopravvenuta contrattazione collettiva avrebbe modificato i precedenti accordi sindacali.
A parte ogni questione interpretativa della suddetta contrattazione collettiva sopravvenuta, va comunque preliminarmente osservato che a norma dell’ art. 2077 cod. civ. il contratto individuale non può essere modificato da un contratto collettivo peggiorativo.
L’ esodo dei lavoratori è stato volontario ed è stato regolato da precise pattuizioni individuali, che la Banca non può più modificare. Né possono farlo i sindacati se non sono muniti di uno specifico mandato individuale a disporre di quello specifico diritto, non essendo sufficiente un generico potere negoziale, che peraltro neppure può riguardare i lavoratori cessati dal servizio e non più iscritti ad essi.
Si veda sul punto quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza 12/03/2004 n. 5141, relativa proprio ad un rimborso dell’ iscrizione ad un fondo sanitario:
per i rapporti di lavoro cessati nel vigore di una determinata fonte collettiva, i diritti attribuiti dal contratto agli ex dipendenti non possono essere influenzati dalla stipulazione dei successivi contratti (il cui oggetto è limitato ai rapporti di lavoro in atto), salvo che i lavoratori cessati dal servizio non abbiano conferito specifico mandato alle organizzazioni sindacali stipulanti o ratificato l’attività negoziale, oppure abbiano prestato acquiescenza alle nuove normative (Cass. 11 novembre 1988 n. 6116; 9 giugno 1989 n. 2822; 5 luglio 1990 n. 7050; 22 luglio 1991 n. 8192; 6 febbraio 1992 n. 1313; 7 aprile 1992 n. 4219; 4 febbraio 1993 n. 1375; 20 marzo 1996, n. 2361; 27 agosto 1997, n. 8098; 1° luglio 1998, n. 6427; 2 aprile 2001, n. 4839).

I. La insussistenza di una eccessiva onerosità sopravvenuta

Né può avere rilievo la sopravvenienza di leggi che hanno differito il pensionamento.
Preliminarmente va osservato che le parti (e soprattutto la Banca) avevano ben chiara la differenza fra “il diritto all’ accesso al pensionamento” ed il diverso “diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico”.
Nel caso in esame la contrattazione collettiva, e soprattutto la lettera individuale della Banca, contenevano l’ esplicita spettanza del diritto “fino al mese precedente a quello in cui l’ interessato percepirà il trattamento di pensione dall’ AGO”.
La Banca quindi si era consapevolmente accollato (pur di ottenere la gravosa contropartita della rinunzia al posto di lavoro del suo dipendente), il rischio di un’ eventuale differimento di tale diritto alla percezione della pensione.
In secondo luogo va osservato che l’ intervento di una nuova legge su di un contratto individuale preesistente va correttamente inquadrato nell’ art. 1339 del cod. civ. che così recita: “Inserzione automatica di clausole – Le clausole, i prezzi di beni o di servizi, imposti dalla legge sono di diritto inseriti nel contratto, anche in sostituzione delle clausole difformi apposte dalle parti”.
Pertanto in ogni caso l’ eventuale modifica di legge sarebbe stata comunque inserita “di diritto” nel contratto, “anche in sostituzione delle clausole difformi”.
Questo meccanismo voluto dall’ art. 1339 cod. civ. esclude qualsiasi configurabilità di una eventuale eccessiva onerosità sopravvenuta ex art. 1467 cod. civ.

L. Conclusioni operative

1. L’ iscritto ha diritto al rimborso della quota erogata dalla Banca in forza degli accordi individuali intercorsi all’ atto della risoluzione del rapporto di lavoro;

2. L’ Accordo sindacale del 16 gennaio 2014 non è opponibile a chi aveva già risolto il suo rapporto di lavoro;

3. I Sindacati non possono disporre dei diritti individuali (ovvero già entrati a far parte del patrimonio individuale del lavoratore) senza il conferimento di uno specifico mandato individuale;

4. I lavoratori interessati devono evitare di prestare acquiescenza alla decisione della Banca e dei Sindacati, e deve pagare con riserva di ripetizione, evidenziando la illegittimità della condotta della Banca.

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1) Note:

Per i lavoratori ante Riforma Fornero si tratta delle seguenti leggi, che hanno rilievo per i lavoratori cessati fra il 30 ottobre 2008 ed il 31 maggio 2010:

– La Riforma Sacconi (D.L. 78/2010, conv. L.  122/2010), che all’ art. 12, comma 1, ha introdotto le cd. “finestre mobili”;

– Il D.L: 98/2011, conv. in L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter che ha introdotto le “aspettative di vita”, ovvero 1, 2 o 3 mesi per che ha 40 anni di contributi , per gli anni 2012,2013,2014

D.L. 138/11, conv. l. 148/2011 (età pensionabile delle donne)

D.L: 201/2011 conv. L. 214/2011 (Salva Italia e Riforma Fornero)

Queste innovazioni sono state poi temperate da alcune deroghe, per un numero limitato di lavoratori (10.000, ecc.), che hanno previsto l’ accollo dei costi al cd. Fondo Sociale.