La fusione dei Fondi Pensione non può essere fatta solo con accordo sindacale


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Gli accordi sindacali stipulati dalle c.d. “Fonti Istitutive” secondo la legge non hanno alcun potere di disporre la fusione dei Fondi Pensione.
Al contrario un’ eventuale fusione dei Fondi deve essere deliberata da ciascun fondo secondo le procedure previste dallo Statuto (assemblee o referendum), cui debbono partecipare anche i pensionati (spesso in numero maggioritario).
Lo ha stabilito la Covip e su questo si veda il nostro apposito articolo: La procedura di fusione dei Fondi Pensione secondo la legge.

Spesso le Banche hanno cercato di non stipulare più accordi sindacali di trasferimento coattivo (che sono stati invalidati dalla giurisprudenza), preferendo affidarsi agli accordi individuali plurimi con i singoli lavoratori e pensionati.
Sui poteri in generale delle c.d. “Fonti Istitutive” si veda l’ apposita pagina cliccando qui
Si vedano infatti gli Accordi Carige e Unicredit (fino al più recente accordo del 4 febbraio 2017 sul Banco di Sicilia e sulla Cr Roma).
Questa nuova politica degli accordi individuali di massa (convalidati in sede sindacale o alla Direzione Territoriale del lavoro ex art. 2113 cod. civ.) sembra apparentemente la via più impervia, ma in realtà nei fatti si è dimostrata per le Banche la più fruttuosa.
Va però evidenziato che la giurisprudenza ha spesso invalidato queste transazioni in sede sindacale, perchè il lavoratore / pensionato non era stato sufficientemente informato dei suoi diritti. Su questa problema si veda il nostro apposito articolo: Le rinunzia e le transazioni del lavoratore sono valide ?

Le c.d. Fonti Istitutive

Per una analisi più approfondita della problematica, si veda l’apposito articolo: Le Fonti Istitutive ed i loro poteri nella previdenza complementare.

La nozione di Fonti Istitutive si ricava dall’ art. 3 del Decreto 252/05, dettato per l’ ipotesi di costituzione di nuovi Fondi Pensione, e sono essenzialmente i contratti collettivi.
Senonchè le Fonti Istitutive non sono affatto munite di questo potere di scioglimento, fusione o trasformazione da parte della legge, o per lo meno non lo sono dall’entrata in vigore del “Decreto Maroni” ovvero il Decreto 252/05.
In precedenza, ovvero sotto la vigenza del Decreto 124/93, i poteri delle Fonti Istitutive erano più ampi, poiché l’art. 18, co. 7 (non riprodotto nel corrispondente art. 23 del Decr. Maroni) prevedeva il loro potere di incidere significativamente sul Fondo.
Soprattutto però la Legge Finanziaria del 1998, ovvero la legge 449/97, all’ art. 59, co. 3, 7° periodo, prevedeva il potere degli accordi sindacali stipulati con le associazioni dei lavoratori dipendenti, di convertire i fondi a prestazione definita in fondi a contribuzione definita.
Questo è il testo di quella antica norma:
Le forme pensionistiche di cui al presente comma, fermo restando quanto previsto dal comma 33, nonché dal citato decreto legislativo n. 124 del 1993, possono essere trasformate, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, in forme a contribuzione definita mediante accordi stipulati con le rappresentanze dei lavoratori di cui all’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, ovvero, in mancanza, con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del personale dipendente”.
Tale potere sindacale, entrato in vigore l’ 01/01/98, è stato però attribuito a termine per soli 6 mesi (poi divenuti un anno).
Ad oggi pertanto non vi è alcun potere per le Fonti Istitutive di scioglimento o fusione dei Fondi.

I precedenti giurisprudenziali

Gli Accordi Sindacali che disponevano il trasferimento coattivo di un Fondo verso un altro Fondo,
sono stati già annullati di da importanti sentenze, in cause patrocinate dal nostro Studio.

Si veda in proposito l’apposito articolo Fondi Pensione: la Cassazione toglie i poteri alle Fonti Istitutive, dove si commenta la sentenza della Cass. 4 giugno 2019 n. 15164/19 che conferma definitivamente (dopo l’appello) la sentenza del Tribunale di Firenze che ha invalidato il trasferimento del FIP della CR Firenze al Banco di Napoli (sent. Trib. Firenze 24/1/12 n. 85)
Inoltre per quanto attiene alla fusione fra Cassa Sanitaria Intesa e Fondo Sanitario di gruppo, si veda l’articolo Il Fondo Sanitario Intesa e la causa dei 35 milioni di Euro, in cui si legge che la Corte d’Appello di Milano – in causa patrocinata dal nostro Studio – ha respinto l’ Appello del Fondo sanitario Intesa con sentenza del 29 giugno 2017 n. 3030/17.
In precedenza la sentenza del Tribunale di Milano del 27 giugno 2014 n. 8824/14 aveva confermato che l’accordo sindacale 2/10/10 non poteva disporre il trasferimento del patrimonio della Cassa Sanitaria Intesa al Fondo Sanitario di Gruppo.
Il Tribunale ha così ribadito quanto statuito con il provvedimento cautelare di sospensione 21/11/11, poi confermato con ordinanza collegiale del 22 marzo 2012, che aveva rigettato del reclamo della Cassa Sanitaria e del Fondo Sanitario.
E’ quindi evidente che la giurisprudenza più recente ha negato che le Fonti Istitutive dei Fondi Pensione disponessero di tale potere.

Le Casse Sanitarie ed i CRAL

La pronuncia del Tribunale di Milano sul Fondo Sanitario, poi, si presta ad una ulteriore considerazione.
I Fondi sanitari ed i CRAL non fanno parte della previdenza complementare, poiché non sono iscritti all’ Albo della Covip e neppure sono soggetti alla sua vigilanza.
Le “Fonti Istitutive”, come abbiamo visto, non hanno oggi un potere di legge sui Fondi Pensione, che pure talvolta è stato loro attribuito in passato da norme eccezionali.
Ancor meno, però, è ipotizzabile un tale potere delle “Fonti Istitutive” sui Fondi Sanitari e sui CRAL.
Qui il potere che si vorrebbe grossolanamente invocare è addirittura radicalmente inesistente e non è nemmeno configurabile come ipotesi.

Conclusioni

Le trattative sindacali in atto non possono portare a violazioni di legge, soprattutto per quanto riguarda i Fondi ex esonerativi.
Da un lato le Fonti Istitutive sono sfornite di tale potere, che è invece riservato alle Fonti Costitutive (assemblee e referendum), come ribadito anche dalla Covip nella Delibera in materia di fusioni del 15 luglio 2010.
Dall’ altro lato non è possibile violare il vincolo di destinazione previsto dalla legge, sia per i Fondi ex esonerativi (dall’ art. 5, comma 5, del Decr. Leg.vo 357/90, all’ art. 5, comma 5), sia per tutti i fondi complementari (esterni ed interni al bilancio) dall’ art. 2117 e dalla Direttiva UE 2003/41, all’ art. 8.