Gli zainetti pensionistici presso la Cassa di Risparmio di Asti e la Biverbanca


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L’Accordo Sindacale del 25 giugno 2020

Presso la Cassa di Risparmio e la Biverbanca è stato firmato l’Accordo Sindacale del 25 giugno 2020 di riforma della previdenza complementare, che sostanzialmente prevede:

  1. la “zainettizzazione” delle posizioni individuali dei pensionati (su base volontaria);
  2. il trasferimento coattivo ad altro Fondo Pensione per chi vorrà mantenere la propria pensione mensile senza capitalizzare;
  3. il venir di ogni garanzia solidale da parte della Banca verso i suoi dipendenti e pensionati;
  4. il mantenimento, almeno da quanto dichiarato in linea di principio, dei c.d. “diritti acquisiti”.
  5. il trasferimento degli iscritti attivi (e dei futuri dipendenti del Gruppo) a uno dei seguenti Fondi:
    1. Fondo Pensione PREVIBANK (nel prosieguo, per brevità, “PREVIBANK”), forma di riferimento per il comparto creditizio, operante in regime tecnico di contribuzione definita e capitalizzazione individuale
    2. Fondo Pensione PREVIP (nel prosieguo, per brevità, “PREVIP”), operante in regime tecnico di contribuzione definita e capitalizzazione individuale
    3. in ulteriore  alternativa, a qualsiasi fondo aperto di libera scelta.

La situazione dei Fondi Pensione nel Gruppo Cassa di Risparmio di Asti

Presso il Gruppo della Cassa di Risparmio di Asti (che include anche la Biverbanca) esistono quattro diversi Fondi Pensione, ciascuno con le sue peculiarità, e che così vengono descritti nell’Accordo Sindacale del 25 giugno 2020:

  1. presso CR Asti sussiste il Fondo Pensione Integrativo per il Personale della Cassa di Risparmio di Asti S.P.A. (nel prosieguo, per brevità, “Fondo integrativo Asti”), con soggettività giuridica fondazionale, operante in regime tecnico di prestazione definita di tipo integrativo, avente utenti in quiescenza, utenti ancora in attività di servizio e soggetti non più tali, ma, a diverso titolo, in attesa della prestazione pensionistica (“esodati”, “differiti”), [iscritto al n° 1132 dell’ Albo Covip]

  2. presso Biverbanca sussiste il Fondo di Integrazione delle prestazioni dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale per l’Assicurazione Obbligatoria di invalidità, vecchiaia e superstiti per il Personale della ex Cassa di Risparmio di Biella e della ex Cassa di Risparmio di Vercelli (nel prosieguo, per brevità, “il Fondo integrativo Biella”), privo di soggettività giuridica, allocato nel bilancio della Banca, operante in regime tecnico di prestazione definita di tipo integrativo, avente soltanto utenti in quiescenza [iscritto al n° 9144 dell’ Albo Covip];

  3. tanto presso CR Asti quanto presso Biverbanca sussistono altre due forme, aventi soggettività giuridica di natura associativa, senza riconoscimento, operanti in regime tecnico di contribuzione definita, rispettivamente, il Fondo Pensione Complementare per il Personale della Cassa di Risparmio di Asti S.P.A. (nel prosieguo, per brevità, “il Fondo CR Asti”) [iscritto al n° 1640 dell’ Albo Covip] e

  4. il Fondo Pensione per il Personale della Biverbanca SPA (nel prosieguo, per brevità, “il Fondo Biverbanca”) [iscritto al n° 1627 dell’ Albo Covip]

I singoli documenti dell’Accordo Sindacale del 25 giugno 2020

L’ Accordo è composto dai seguenti documenti:
  1. 1. Intesa Quadro
  2. 2. Accordi applicativi relativi alle singole forme
  3. 3. Fondo Pensione Asti – Nota Metodologica
  4. 4. Parere sulla tassazione

Le principali domande

Le questioni che derivano da questo Accordo Sindacale sono numerose:
  1. Lo zainetto è obbligatorio o posso conservare la pensione mensile ?
  2. Come si calcola lo zainetto ?
  3. Si può contestare il calcolo dello zainetto effettuato dall’Attuario ?
  4. Come si calcolano le imposte sullo zainetto ?
  5. Cosa succede se non si vuole zainettare e si vuole mantenere la pensione mensile?
  6. Cosa succederà della futura pensione di reversibilità per il mio coniuge ?
  7. La mia pensione mensile cambierà in futuro ?
  8. La Banca continuerà a garantire solidalmente il pagamento delle pensioni ?
  9. Quale Fondo Pensione continuerà ad erogare in futuro la pensione ?
  10. Un accordo sindacale può disporre il trasferimento dei pensionati ad un altro Fondo senza il loro consenso ?
  11. Qual’è la procedura prevista dalla legge per la fusione di un Fondo Pensione in un altro ?
  12. A chi andrà il patrimonio residuo dell’attuale Fondo Pensione ? Alla Banca o agli iscritti ?
  13. Nella Biverbanca gli iscritti hanno dei diritti sul patrimonio del Fondo Interno ?
  14. Se si accetta lo zainetto si possono ancora avanzare delle altre richieste al Fondo o alla Banca ?
  15. Come avviene la tassazione per chi è residente all’estero ?
1. Lo zainetto è obbligatorio o posso conservare la pensione mensile ?

Lo zainetto non è obbligatorio e neppure potrebbe esserlo per legge.
D’altra parte lo stesso Accordo Sindacale del 25 giugno stabilisce che la trasformazione della pensione in zainetto dovrà “incentrarsi sull’inderogabile principio di libera scelta dei singoli interessati”

2. Come si calcola lo zainetto ?

Si tratta di un calcolo attuariale molto complesso. Si veda il nostro apposito articolo: Come di calcola l’importo dello zainetto ?

Nell’accordo sindacale vi è in allegato una Nota Metodologica di carattere generale per il Fondo Cr Asti

3. Si può contestare il calcolo dello zainetto effettuato dall’Attuario ?

Va tenuto ben presente che lo zainetto è facoltativo e non obbligatorio: chi non è d’accordo può mantenere il suo diritto alla pensione mensile (purchè questa non subisca delle decurtazioni attuali o future) .
Premesso questo si deve distinguere:

  1. i parametri generali di calcolo dello zainetto (tasso di rendimento, tabelle di speranza di vita, ecc.) in linea generale non sono impugnabili, salvo che risultino irragionevolmente discriminatori fra i vari iscritti.
    Ad esempio non si può eccepire che il tasso di rendimento poteva essere migliore, ma si possono sollevare eccezioni se, ad esempio, per gli iscritti in servizio si sono adottate tabelle di speranza di vita diverse da quelle dei pensionati.
  2. l’applicazione nel caso individuale dei parametri di calcolo è invece contestabile, se ha portato ad errori di quantificazione: ad esempio l’Attuario ha inserito un’età sbagliata, oppure un importo della pensione diverso da quella erogata (o dovuta).

 

4. Come si calcolano le imposte sullo zainetto ?

E’ un calcolo assai complesso, che abbiamo spiegato nell’apposito articolo sul nostro sito: Come si calcola la tassazione dello zainetto ?

Prima di tutto va tenuto presente che, mentre la pensione mensile viene assoggettata a tassazione corrente (cioè con l’aliquota Irpef individuale dell’anno in corso), invece lo zainetto viene assoggettato a tassazione separata (art. 17 TUIR), cioè non si cumula con i redditi dell’anno in corso, poichè altrimenti si avrebbe una aliquota abnorme e questo non sarebbe giusto trattandosi di somme relative a più anni (futuri) che non possono essere considerate relative ad un solo anno.

Negli allegati all’Accordo Sindacale vi è anche un’apposita Nota sulla tassazione che risponde (ma solo in parte) alle domande.
Vanno segnalate in particolare due questioni:

  1. L’abbattimento del 12,50% sull’imponibile: la pensione mensile complementare ha un beneficio fiscale del 12,50% sull’imponibile per la quota maturata ante 2000, ed in questo modo paga le imposte non sul 100%, ma solo sull’87,50%. Questo beneficio non viene applicato dalle Banche sullo zainetto. Su questa problematica si veda il nostro articolo: La base imponibile dello zainetto si calcola sull’ 87,50% dell’ importo lordo ?
  2. Poichè all’atto del pagamento dello zainetto verranno decurtai i ratei di pensione mensile pagati nell’ultimo anno, come si applicherà questo meccanismo contabile?
    I due redditi sono assoggettati a due diversi criteri di tassazione: i ratei mensili a tassazione corrente (aliquota irpef dell’anno in corso) mentre lo zainetto a tassazione separata.
    All’atto del pagamento dello zainetto si opererà un conguaglio delle imposte versate. E’ un meccanismo già collaudato in altre Banche (ad esempio Intesa Sanpaolo per il Banco di Napoli). Salvo alcuni casi di errore individuale, in genere questo meccanismo non ha creato in sè dei problemi.

Infine vi è il problema della tassazione dello zainetto per i pensionati italiani residenti all’estero. Su questo rispondiamo alla domanda n. 15.

5. Cosa succede se non si vuole zainettare e si vuole mantenere la pensione mensile?

Secondo la legge per chi non vuole zainettare tutto dovrebbe continuare come prima:

  • il pensionato dovrebbe continuare a percepire la stessa pensione (rivalutata ogni anno) dallo stesso Fondo, e in caso di decesso lasciarla al coniuge sotto forma di pensione di reversibilità
  • il “differito” (ovvero l’esodato o che si è dimesso in anticipo) dovrebbe attendere la maturazione della sua pensione e poi riscuoterla regolarmente dal Fondo aziendale a cui è iscritto
  • il lavoratore in servizio dovrebbe continuare a vedersi accreditare i contributi (a carico suo e della Banca) fino alle dimissioni, per poi riscuotere la sua pensione al momento della maturazione

Senonchè nella pratica, con gli accordi sindacali, le cose vengono cambiate ed in genere avvengono tre cose:

  1. gli iscritti (pensionati, differiti ed in servizio) vengono trasferiti coattivamente ad un altro Fondo, prescindendo dal loro consenso, ma solo in forza dell’Accordo Sindacale;
  2. la Banca interrompe la sua garanzia solidale verso gli iscritti
  3. spesso la prestazione pensionistica futura viene in realtà a essere modificata, malgrado le promesse e le apparenze:
    1. per gli iscritti in servizio verranno a cambiare le future annualità contributive (cioè l’anzianità lavorativa successiva al passaggio viene calcolata secondo le nuove regole del nuovo Fondo, e non secondo le precedenti regole del Fondo di provenienza.
    2. per i pensionati (ma anche per gli esodati ed i differiti) vi è un passaggio ad un altro Fondo, che avrà il suo nuovo Statuto, che ovviamente è esposto alla possibilità di modifiche future, in relazione all’andamento futuro di quel Fondo.
6. Cosa succederà della futura pensione di reversibilità per il mio coniuge ?

Occorre distinguere fra chi vorrà zainettare e chi invece manterrà la pensione mensile.

Per chi NON vorrà zainettare, ogni diritto rimane intatto, compreso quella alla pensione di reversibilità del coniuge o del figlio disabile.

Invece per chi ha zainettato, la posizione delle Banche è nel senso che ogni rapporto con il Fondo è ormai chiuso, e pertanto NON spetta più la pensione di reversibilità al coniuge o, peggio ancora, al figlio disabile.
In pratica, secondo le Banche, nello zainetto era compresa anche la reversibilità (vero o meno che sia sotto il profilo contabile).
Si tratta di un orientamento discutibile, per un motivo molto semplice: la pensione di reversibilità secondo la Cassazione non è un diritto del pensionato diretto (ovvero l’ex dipendente), ma è un diritto in proprio del coniuge superstite, e non deriva neppure dalla successione: infatti è possibile rinunziare all’eredità del coniuge, ma non per questo si perde la pensione di reversibilità.
Ancora più evidente è la questione nel caso di divorzio: in questo caso se il coniuge divorziato ha diritto agli alimenti avrà anche diritto alla pensione di reversibilità (eventualmente in concorso con il nuovo coniuge) e quindi non sarebbe legittimo che, ad esempio, il marito divorziato (ex dipendente della Banca) possa sottrarre con lo zainetto all’ex coniuge la sua pensione di reversibilità.
In questo è ipotizzabile che l’ex coniuge possa avanzare delle pretese, avvertendo che però non risultano delle sentenze su questo aspetto.

7. La mia pensione mensile cambierà in futuro ?

Abbiamo già visto che per i pensionati (ma anche per gli esodati ed i differiti) vi è un passaggio ad un altro Fondo, che avrà il suo nuovo Statuto, che ovviamente è esposto alla possibilità di modifiche future, in relazione all’andamento futuro di quel Fondo.
L’Accordo Sindacale del 25 giugno 2020 però a prima vista è rassicurante, poichè invoca testualmente
“l’inderogabile principio di piena tutela dei diritti e delle aspettative dei componenti di tutti i bacini di utenza delle quattro forme di previdenza complementare interessate e dalla volontà di migliorare la condizione soggettiva dei singoli utenti”.
Ma in concreto come dovrebbe realizzarsi questa “piena tutela dei diritti” ?
Facciamo un esempio concreto: ipotizziamo che il nuovo Fondo Pensione (al quale si verrà trasferiti) un giorno vada in crisi (magari per investimenti sbagliati o sfortunati) e si trovasse nella necessità di ridurre le pensioni erogate.
Oggi cosa succederebbe ? Oggi non succederebbe nulla, poichè vi è la garanzia solidale della Banca, che è esposta al rischio di ripianare le perdite.
Ma domani cosa succederebbe nel nuovo Fondo ? Se non vi è la garanzia solidale della Banca, è chiaro che l’importo delle pensioni dovrebbe essere ridotto.
L’unica vera garanzia per i pensionati sarebbe il mantenimento della garanzia solidale della Banca, che dovrebbe impegnarsi in proprio e formalmente (ma non lo fa praticamente mai) verso i pensionati a pagare le somme che eventualmente non dovessero essere pagate dal nuovo Fondo. Su questo aspetto si veda il successivo paragrafo sulla garanzia solidale della Banca.

8. La Banca continuerà a garantire solidalmente il pagamento delle pensioni ?

Se si legge l’Accordo Sindacale del 25 giugno la sola risposta possibile è: NO.
Senonchè i principi di legge dicono il contrario quantomeno per i pensionati, e probabilmente anche per gli esodati ed i differiti, mentre è più incerta la posizione di coloro che sono ancora in servizio.
Questa nostra affermazione si fonda su una pluralità di motivi:

  1. Chi ha già cessato il suo rapporto di lavoro ha già svolto interamente la sua prestazione lavorativa durante il rapporto di lavoro, e quindi ha poi il diritto di riscuotere come corrispettivo la sua pensione integrativa così come era stata prevista durante il rapporto di lavoro. Allo stesso modo chi ha stipulato una polizza assicurativa e pagato i premi, avrà poi diritto di riscuotere quanto pattuito senza decurtazioni, poichè questi erano stati i patti durante il periodo del pagamento dei premi.
    Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione in una recente ed importante sentenza vittoriosa sentenza del 4 giugno 2019 n. 15164/19 ottenuta dal nostro Studio contro Intesa Sanpaolo (e relativa alla Cassa di Risparmio di Firenze), la quale ha stabilito il seguente principio: deve “ritenersi, alla stregua dei principi generali del diritto […] qualificabile quale diritto soggettivo perfetto acquisito al patrimonio dell’interessato non solo il diritto al trattamento pensionistico conseguito per effetto della maturazione dei requisiti quali previsti dalla disciplina in vigore all’atto della cessazione del rapporto, ma altresì il diritto a fruire delle modalità di adeguamento di quel trattamento (il meccanismo di perequazione) e delle prestazioni accessorie al medesimo (la reversibilità) quali risultanti dalla disciplina in vigore all’atto della maturazione del diritto principale e ciò in conformità con il principio enunciato da questa Corte nella sentenza resa a sezioni unite n. 2995/1968″.
  2. I Sindacati dei lavoratori in servizio non rappresentano i pensionati (e nemmeno gli esodati ed i differiti) salvo che questi siano iscirtti a quei sindacati. Quindi se i Sindacati hanno negoziato per conto dei pensionati, lo hanno fatto senz amandato e senza potere, salvo i loro iscritti.
  3. Neppure i Sindacati possono aver agito nella veste (come spesso pretendono) di “Fonti Istitutive” del Fondo Pensione, e questo per vari motivi:
    1. Uno di questi quattro Fondi (l’attuale Fondo Integrativo della Cr Asti) non è stato affatto istituito con Accordo Sindacale, ma con un Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R. 8/4/1976 n. 194), in qualità di Fondo esonerativo, e su tale problematica rinviamo al nostro articolo sui Fondi Esonerativi (clicca qui);
    2. i poteri delle Fonti Istitutive (clicca qui) sono applicabili solo in caso di squilibrio del Fondo Pensione, e questo non è neppure ipotizzabile quando vi è una garanzia solidale della Banca (salvo che la stessa Banca si trova in situazione di dissesto). In ogni caso nell’Accordo Sindacale del 25 giugno si legge testualmente che la “zainettizzazione” deriva dalla volontà di “razionalizzazione della previdenza complementare del Gruppo nel suo complesso” e quindi non certo a causa di uno squilibrio dei Fondi Pensione.
9. Quale Fondo Pensione continuerà ad erogare in futuro la pensione ?

Secondo l’ Accordo Sindacale del 25 giugno 2020 vi saranno delle future intese in proposito, con tre ipotesi:

  1. Fondo Pensione PREVIBANK
  2. Fondo Pensione PREVIP
  3. Altro “fondo a libera scelta” dell’iscritto.

Si può solo osservare che la scelta dell’iscritto sarebbe veramente “libera” solo se egli potesse anche liberamente scegliere di restare all’attuale Fondo, mantenendo gli attuali diritti senza ulteriori complicazioni.
Non sembra giusto il fatto che uno sia “libero” di andarsene dove vuole, purchè se ne vada…….

10. Un accordo sindacale può disporre il trasferimento dei pensionati ad un altro Fondo senza il loro consenso ?

NO.
Va ricordato che la Cassazione, in una causa vinta dal nostro Studio contro Intesa Sanpaolo, ha escluso che un accordo sindacale possa imporre il trasferimento coattivo degli iscritti ad uno specifico Fondo (sentenza del 4 giugno 2019 n. 15164/19).
Anche la Corte d’Appello di Milano (altra causa nostra) ha annullato l’Accordo Sindacale del Gruppo Intesa che aveva trasferito tutti al nuovo Fondo Sanitario (sentenza del 29 giugno 2017 n. 3030/17)

11. Qual’è la procedura prevista dalla legge per la fusione di un Fondo Pensione in un altro ?

Quando due Fondi Pensione voglio procedere alla loro fusione, vi è una precisa procedura di legge, in qualche modo analoga a quella della fusione delle società per azioni, come di recente avvenuto per il caso FCA – Peugeot, e come avverrà per la fusione Intesa – UBI Banca.
In questi casi le due società debbono ciascuno deliberare in Assemblea la loro volontà di fusione, stabilendo contemporaneamente un valore di “concambio” delle rispettive azioni.

Anche per i Fondi Pensione vi è una apposita procedura (descritta nel nostro l’apposito articolo “La Fusione dei Fondi Pensione”) deliberata dalla Covip, nell’ esercizio dei suoi poteri di normazione secondaria, con la Delibera n. 784 del 29 agosto 2000, poi seguita dalla più recente Delibera del 15 luglio 2010, modificata ed integrata con Deliberazione del 7 maggio 2014, di cui riportiamo altresì la Relazione ed il Testo finale consolidato.
Questa Delibera prevede all’ art. 33 le procedure per la fusione dei Fondi Pensione.
Nella Delibera si prevede chiaramente che la fusione debba essere deliberata dalle Assemblee dei Fondi, e quindi non dalle fonti istitutive.
Ad esempio di recente è questa la procedura che ha seguito l’Unicredit per la fusione del Fondo Pensioni della ex Cassa di Risparmio di Torino (in cui si è tenuto un referendum fra gli iscritti).

Veniamo però a noi.
L’Accordo Sindacale del 25 giugno non parla affatto della “fusione” dei quattro Fondi della Cr Asti con un altro Fondo.
Si parla – al momento – soltanto della “zainettizzazione”, puntando a risolvere il problema in gran parte in questo modo, per poi rinviare ad un momento successivo la sorte di chi non avrà zainettato.
E’ probabile che in futuro la Banca deciderà di non procedere ad alcuna formale fusione, ma si orienterà a trasferire solo gli iscritti rimasti, deliberando poi la liquidazione del Fondo per sopravvenuta “mancanza di iscritti”, con conseguente trasferimento del patrimonio residuo (per i Fondi esterni) ed incameramento del residuo per i Fondi “interni” come quello Cr Biella.

12. A chi andrà il patrimonio residuo dell’attuale Fondo Pensione ? Alla Banca o agli iscritti ?

La risposta sembra purtroppo facile, alla luce dei precedenti già visti in altre Banche, e soprattutto nell’Unicredit.
In tutti questi casi le somme considerate “eccedenti” sono state “incamerate” dalla Banca, soprattutto nei Fondi c.d. interni, che – secondo le Banche – costituiscono delle mere poste contabili a bilancio, mentre dovrebbero invece essere considerati indisponibili ai sensi dell’art. 2117 del cod. civ.
Si tratta di una problematica assai complessa, su cui il nostro Studio ha molto lavorato, ed a cui nel nostro sito abbiamo dedicato vari articoli, consultabili qui: I Fondi Pensione interni e l’art. 2117 cod. civ.

13. Nella Biverbanca gli iscritti hanno dei diritti sul patrimonio del Fondo Interno ?

Si tratta di una questione assai complessa, su cui si veda il nostro articolo I Fondi Pensione interni e l’art. 2117 cod. civ.
Secondo le Banche, questi “Fondi Interni” apparterrebbero alla Banca, poichè costituirebbero una semplice posta contabile interna al suo Bilancio.
Di conseguenza il patrimonio residuo spetterebbe alla Banca, e non agli iscritti.

In realtà, secondo la Cassazione, occorre fare un distinguo.
Se i contributi integrativi sono stati versati non solo dalla Banca, ma anche dai lavoratori, allora il patrimonio non può più essere consideraro della sola Banca, ma di un Fondo separato (sebbene questo figuri come posta contabile del bilancio della Banca), che costituirebbe giuridicamente una “associazione non riconosciuta” e quindi la Banca non potrà mai incamerare la “eccedenza”.

Il principio è stato di recente ribadito dalla sentenza Cassazione 31/10/2017 n. 25967, che con molta chiarezza ha precisato quanto segue:
la riconducibilità di un fondo di previdenza aziendale ai c.d. fondi interni, privi di alcuna distinzione rispetto al patrimonio dell’imprenditore (salvo che ai fini di cui all’art. 2117 c.c., ossia al fine di escludere che essi possano essere distratti dal fine per il quale sono destinati e possano formare oggetto di esecuzione da parte dei creditori del datore o del prestatore di lavoro), postula che detto fondo sia costituito senza contribuzione dei prestatori di lavoro: solo in questo caso, infatti, il fondo può assumere la veste di patrimonio separato e dunque costituire – come già rilevato da Cass. n. 3630 del 2002 – una garanzia ulteriore rispetto a quella prevista dall’art. 2740 c.c., giacchè il fenomeno della separatio bonorum si verifica tipicamente allorchè entro la sfera di uno stesso soggetto giuridico si costituiscono nuclei patrimoniali autonomi e insensibili l’uno alle vicende dell’altro.
Diverso discorso, tuttavia, deve farsi con riguardo ai fondi che, pur non essendo dotati di personalità giuridica, risultino anche dalla contribuzione dei prestatori di lavoro. Posto infatti che un patrimonio separato può configurarsi solo allorchè un insieme di rapporti giuridici patrimoniali attivi e passivi facenti capo ad un unico titolare vengano unificati in vista di una peculiare destinazione, è agevole rilevare che il presupposto dell’unicità del titolare difetta strutturalmente laddove il fondo sia alimentato dai contributi dei lavoratori, giacchè in questo caso la massa patrimoniale risulta costituita dall’apporto di più soggetti. Conseguentemente, rispetto a tali fondi, non è configurabile alcuna titolarità esclusiva da parte del datore di lavoro: egli non può godere e disporre dei relativi beni e su di lui grava, semmai, un obbligo di corretta amministrazione, in modo che sia garantita la destinazione impressa al patrimonio.
Proprio per ciò, fondi del genere si prestano ad essere inquadrati più propriamente nell’alveo delle associazioni non riconosciute.

14. Se si accetta lo zainetto si possono ancora avanzare delle altre richieste al Fondo o alla Banca ?

Le Banche sostengono che con la riscossione dello zainetto l’iscritto avrebbe chiuso in modo “tombale” i suoi rapporti con il Fondo ed avrebbe quindi anche accettato irrevocabilmente il suo calcolo.
Ma non è affatto così.
E’ come quando il lavoratore, all’atto delle sue dimissioni, riscuote il suo TFR calcolato dalla Banca e poi scopre degli errori di calcolo: la Banca non può sostenere che il semplice incasso della somma implica anche l’accettazione del suo calcolo, e può essere chiamata a pagare le differenze (entro i cinque anni di prescrizione). Il nostro Studio abitualmente promuove cause vittoriose contro le Banche per il ricalcolo del TFR (clicca qui).

Il nostro Studio a luglio 2020 ha vinto contro Intesa Sanpaolo un’importante causa (Trib. Torino  n. 625 del 2020) di un pensionato del San Paolo che, pur avendo  “zainettato”, aveva chiesto in giudizio il ricalcolo della sua pensione mensile. Il Giudice ha condannato la Banca ed ha ribadito il principio secondo cui il semplice fatto di riscuotere lo zainetto non implica affatto la accettazione del suo calcolo (clicca qui per leggere la sentenza).

Secondo la legge vi è un solo modo perchè l’importo dello zainetto possa considerarsi “accettato” in via definitiva:

  1. all’iscritto deve essere consegnato preventivamente un conteggio analitico con l’indicazione specifica dei parametri di calcolo adottati ed il loro sviluppo contabile articolato
  2. l’iscritto, dopo aver ricevuto queste spiegazioni, deve accettare in piena consapevolezza l’importo offerto e purchè la sua firma non sia apposta in sede individuale ma in sede “protetta” in base all’art. 2113 del codice civile, con l’assistenza (effettiva e non formale) dell’Associazione Pensionati o di un Sindacato che gli spieghi il significato della transazione che sta per firmare.
    Su questa problematica vedi il nostro articolo: Le rinunzie e le transazioni del lavoratore sono valide ?

A riprova di ciò ricordiamo che quando una Banca ha effettivamente voluto chiudere in modo “tombale” i suoi rapporti con i pensionati che zainettavano ha fatto firmare individualmente un accordo in sede sindacale.
Si vedano alcuni casi recenti (in cui peraltro l’assistenza sindacale non può considerarsi “effettiva” poichè la firma da parte dei pensionati è avvenuta in modo sostanzialmente collettivo e non individuale):
– Unicredit
– Carige – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia
– Cassa di Risparmio di Firenze

15. Come avviene la tassazione per chi è residente all’estero ?

Si tratta di una problematica assai complessa, alla quale abbiamo dedicato sul nostro sito l’apposito articolo “Come si tassano le pensioni e il TFR degli italiani residenti all’estero?”.
Per poter dare una risposta concreta, è necessario esaminare la problema individuale anche con riferimento al singolo Stato estero di residenza.