Come si tassano le pensioni e il TFR degli italiani residenti all’estero?


Print Friendly, PDF & Email

Il pensionato italiano che sceglie di risiedere stabilmente all’estero, e si iscrive all’AIRE, non paga più le tasse sulla pensione, o le paga in misura assai ridotta.
Questo beneficio, però, vale sempre e comunque ? Oppure si applica solo in certi casi ?
Cominciamo a dire che non tutti i redditi pensionistici godono di questo benefico, poichè ne sono escluse, ad esempio, le pensioni pubbliche ex Inpdap, e non solo queste.
Iniziamo allora a mettere in chiaro come nasce questo diritto all’esenzione, e come viene regolato.

I criteri internazionali di tassazione

Poichè ogni stato è sovrano, sarà anche libero di adottare il criterio di tassazione che riterrà più giusto, salvo che stipuli delle Convenzione con altri Stati, in deroga ai suoi principi, per evitare le “doppie tassazioni”.
Ogni Stato può scegliere essenzialmente fra due criteri generali:
– Principio di tassazione sulla fonte territoriale del reddito (source-based taxation principle o criterio della fonte);
– Principio di tassazione in base alla residenza fiscale del soggetto percettore del reddito “worldwide taxation“ ovvero tassazione mondiale secondo il citerio di residenza.

Il criterio generale territoriale

I sistemi a tassazione territoriale sono di origine anglosassone (ad es. Malta, Regno Unito, Irlanda).
Una persona o una società pagherà le tasse soltanto sui redditi che derivano da fonte localizzata in quel Paese. I redditi che, invece, derivano da fonte estera non sono soggetti a tassazione.
Facciamo un esempio: un lavoratore italiano che risieda in Irlanda pagherà le tasse in Irlanda solo se il datore di lavoro è irlandese, ma non se questi è italiano: in questo caso le pagherà solo in Italia, salvo l’esistenza di Convenzioni internazionali bilaterali.

Il criterio generale della residenza fiscale

Il principio di tassazione sulla base della residenza fiscale è invece presente nei paesi continentali europei (fra cui l’Italia) ed è il più diffuso.
In pratica qui lo Stato richiede la tassazione ai soggetti (persone fisiche o aziende), residenti nel proprio territorio sui redditi da questi generati ovunque nel mondo (principio di world wide taxation).
Quindi se una società italiana produce tutto il fatturato all’estero, pagherà le tasse in Italia (salvo naturalmente che si abbia l’accortezza di costituire una apposita società estera).
Lo stesso principio vale per la persona fisica: chi è residente in Italia e ha un immobile all’estero che viene affittato, in generale dovrà pagare in Italia le tasse su qull’immobile (anche qui salvo Convenzioni bilaterali fra l’Italia e quello Stato estero).

Il criterio misto nei casi concreti

I due criteri sopra indicati (fonte territoriale o residenza) sono di carattere generale, ma possono essere derogati da ciascuno Stato nella sua sovranità.
Quindi un singolo Stato potrebbe decidere di applicare contemporaneamente sia il criterio della residenza fiscale (per i suoi residenti) e sia quello territoriale (per i residenti all’estero che lavorano in Italia).

La doppia tassazione internazionale e le Convenzioni bilaterali

A questo punto è chiaro che si rischia sempre che lo stesso reddito venga tassato due volte dai due Stati:
– la prima volta in base alla residenza fiscale (dal “Country of Residence”);
– la seconda volta in base alla fonte del reddito (dal “Country of Source”).
Per eliminare questa ingiustizia vi è un solo modo: un sistema di Convenzioni bilaterali fra gli Stati.

Le regole generali in Italia sulla tassazione dei redditi dei residenti all’estero

Il criterio di tassazione italiano si basa sul concetto di residenza (da non confondere con quello di semplice cittadinanza).
L’articolo 3 del DPR n 917/86 (TUIR – Testo unico sulle imposte sui redditi), definisce infatti, quelle che sono le regole di tassazione dei soggetti residenti e non residenti in Italia:
– I soggetti fiscalmente residenti in Italia (anche se non sono cittadini italiani), sono tenuti a dichiarare in Italia tutti i loro redditi, ovunque prodotti, secondo la c.d. “worldwide taxation“ (tassazione mondiale).
– Al contrario, i soggetti non residenti fiscalmente in Italia (che possono essere sia cittadini italiani che stranieri) sono tenuti a dichiarare in Italia i redditi prodotti in Italia e indicati nell’art. 23 del TUIR, ma con una importante eccezione: sono esenti dalla tassazione italiana i redditi che sono già tassati all’estero (per evitare la c.d. “doppia imposizione”) purchè questo sia previsto in una delle varie Convezioni bilaterali stipulate dall’Italia con i alcuni Paesi esteri.
Quindi in pratica il pensionato italiano che sia residente in Portogallo, pagherà le tasse solo in Portogallo, ma solo a condizione che questo sia previsto dalla Convenzione Italia – Portogallo, e nei limiti di questa.

Ma quali sono i redditi che si considerano “prodotti in Italia” e su cui si devono pagare le tasse nonostante si sia residenti all’estero ?
L’ elenco completo si trova nell’ art. 23 del TUIR (clicca qui), ma per quanto ci riguarda sono:
– i redditi di lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato;
– le pensioni, gli assegni ad esse assimilati e le indennità di fine rapporto, se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti.

Questa è la tassazione italiana, ma come abbiamo visto, nulla vieta allo Stato estero di residenza di effettuare una seconda imposizione in base alla sua legge, salvo naturalmente l’esistenza di Convenzioni bilaterlai fra i due stati.

Il concetto generale di “residente all’estero”

Ma chi sono i soggetti “non residenti in Italia” ?

La risposta è contenuta nell’art. 2 del TUIR, che così recita:
“2. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.
2-bis. Si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze”.

In pratica, per essere considerati residenti fiscalmente all’estero devono sussistere, congiuntamente, le seguenti condizioni:
– Non essere stati iscritti nell’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno. Cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili, con contestuale iscrizione all’A.I.R.E.;
– Non avere avuto il domicilio in Italia per più di metà dell’anno;
– Non aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.
Se manca anche una sola di queste condizioni si è considerati residenti fiscalmente in Italia.

Inoltre si è considerati residenti in Italia se ci si trasferisce in un Paese considerato “paradiso fiscale”, ovvero uno dei c.d. Paesi Black List, ovvero Paesi che hanno una tassazione inferiore a quella italiana di oltre il 50%.
In questi casi si presume la residenza italiana, salvo prova contraria a carico del contribuente.

Le convenzioni bilaterali dell’Italia con altri Stati

L’Italia ha siglato delle Convenzioni internazionali con tantissimi Paesi.
Le suddette Convenzioni bilaterali vanno poi ratificate con una legge dai due Stati. L’elenco delle Convenzioni e delle relative leggi italiane di ratifica è scaricabile cliccando qui.

Il Modello base dell’ OCSE

Molto spesso le Convenzioni stipulate si basano su un modello internazionale predisposto dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).
Naturalmente ha valore unicamente la legge italiana di ratifica, anche perchè il modello base dell’Ocse nel corso degli anni può aver subito modifiche.
In particolare il Modello Ocse si occupa separatamente delle pensioni in due diverse norme: l’art. 18 (pensioni del settore privato) e l’art. 19 (pensioni del settore pubblico) (clicca qui per il testo originale in inglese).

In pratica le pensioni pubbliche vengono tassate in modo diverso, e tale diversità di recente è stata giudicata legittima dalla Corte di Giustizia Europea nella sentenza del 30 aprile 2020 relativa alle cause riunite C-168/19 e C-169/19.
Per completezza, vi sono alcune convenzioniche comunque lo consentono in via eccezionale: quelle stipulate tra Italia e Australia, Cile, Senegal e Tunisia

Le pensioni private
(Art. 18)

La Convenzione afferma:
“Fatte salve le disposizioni del paragrafo 2 dell’art. 19, le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, pagate ad un residente di uno Stato contraente in relazione ad un cessato impiego, sono imponibili soltanto in questo Stato“.
In pratica, le pensioni dei lavoratori privati devono essere assoggettate a tassazione solo nello Stato di residenza fiscale del soggetto percettore. Questo, indipendentemente dal Paese ove egli abbia lavorato e maturato i requisiti pensionistici.

 

Le pensioni pubbliche
(Art. 19)

L’articolo 19, paragrafo 2, della Convenzione OCSE prevede quanto segue:
«a) Le pensioni corrisposte da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica od amministrativa, o da un suo ente locale, sia direttamente sia mediante prelevamento da fondi da essi costituiti, a una persona fisica in corrispettivo di servizi resi a detto Stato od ente locale, sono imponibili soltanto in questo Stato;
b) tuttavia, tali pensioni sono imponibili soltanto nell’altro Stato qualora la persona fisica sia un residente di questo Stato e ne abbia la nazionalità».
Quindi la possibilità di ottenere una tassazione della pensione esclusivamente nello stato estero di residenza, non vale per i pensionati ex Inpdap emigrati all’estero.

L’ esempio del Portogallo

Qui prenderemo ad esempio, per tutti, l’ipotesi del Portogallo.
Tra l’ Italia ed il Portogallo è in vigore la Convenzione firmata a Roma il 14 maggio 1980, e ratificato in Italia con Legge 10 luglio 1982 n. 562, e pertanto per gli italiani che risiedono in Portogallo la pensione va tassata in base alla legge portoghese.
A sua volta il Portogallo ha emanato il Decreto Legge 249 del 2009, che ha introdotto la figura del soggetto “Residente non abituale” (“Nao residente Habitual”), che ha diritto ad usufruire di un’esenzione d’imposta per 10 anni consecutivi.
Ma quali sono i redditi compresi nella tassazione portoghese ?
Tutti o solo alcuni ?

 

Abbiamo già visto che le pensioni ex Inpdap a favore dei dipendenti pubblici sono escluse dal benefico della tassazione solo all’estero (Corte di Giustizia Europea nella sentenza del 30 aprile 2020 relativa alle cause riunite C-168/19 e C-169/19).
E per i redditi italiani a tassazione separata, come il TFR  ?

La tassazione del TFR

Per il TFR vi è stata la presa di posizione dell’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 343 del 2020, relativo alla tassazione del TFR e dell’incentivo all’esodo percepito da una cittadina italiana che da alcuni anni risiedeva e lavorava in Svizzera.
L’Agenzia delle Entrate, rilevato che il TFR era maturato sia in Italia che in Svizzera, ha stabilito la tassazione pro quota per i due periodi (il primo con la legge italiana ed il secondo con la legge svizzera).

Per comprendere bene la problematica si devono esaminare i seguenti articolo del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi):
– art. 2
– art. 3
– art. 23
– art. 49 – 52

Sulla questione, inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha emanato le seguenti Circolari e Risoluzioni:

  1. Interpello del 2020 n. 343
  2. Interpello del 2019 n. 35
  3. Circolare del 17 agosto 1996 n. 201 – Convenzioni bilaterali per evitare le doppie imposizioni sui redditi attualmente vigenti in Italia
  4. Risoluzione n 341 2008 – TFR erogato a soggetto residente In Germania
  5. Risoluzione 61 del 26 09 13 – TFR erogato a eredi di lavoratore residenti in Gran Bretagna

E per gli Agenti e rappresentanti iscritti all’Enasarco ?
Qui non si tratta di lavoratori dipendenti, ma di lavoratori autonomi.
La risposta è contenuta nell’Interpello del 2019 n. 35