L’obbligo giuridico delle Banche di pagare i costi del Fondo di Solidarietà


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L’origine dei Fondi di Solidarietà

Nel 1996, con il c.d. “Pacchetto Treu” si intervenne nei settori del mercato del lavoro che erano stati fino ad allora sprovvisti di “ammortizzatori sociali”, fra cui le Banche, e venne quindi emanata la legge 23/12/96 n. 662, che all’art. 28 dispose l’istituzione presso l’INPS di specifici fondi di categoria per i “settori di impresa sprovvisti del sistema di ammortizzatori sociali” , con rinvio a successivi regolamenti ministeriali.
Questi Fondi di Solidarietà non sono affatto “privati” (come nella previdenza complementare), ma hanno natura pubblicistica. Quindi le prestazioni vengono erogate dall’INPS, anche se l’onere economico rimane solo a carico delle aziende, che quindi devono versare la provvista necessaria sia per l’assegno mensile che per la contribuzione correlata e sia infine per le imposte dirette.

Mentre per la Cassa Integrazione e l’indennità di mobilità il costo economico è a carico dell’INPS (anche per la contribuzione figurativa), al contrario per questi Fondi di Solidarietà gli assegni straordinari vengono erogati solo formalmente dall’INPS, ma con addebito diretto ai datori di lavoro.

La natura pubblica e non privata dei Fondi di Solidarietà

La natura pubblica di questi Fondi è pacifica anche nella dottrina giuridica: si vedano in proposito: Cecconi – Niccolai in “La gestione degli esuberi nel settore del credito”, in Riv. Dir. Lav., 2001, I, 13:
“Il Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e riqualificazione professionale del personale del credito” nasce solo a seguito del recepimento dell’accordo collettivo in un decreto ministeriale.
La natura pubblicistica del Fondo provoca una sensibile delimitazione dell’autonomia collettiva, che viene vincolata sia nella sostanza sia nella forma: [è] la legge ad indicare i contenuti dell’accordo; inoltre, condizione di validità dell’atto [è] il decreto di recepimento, emanato previo controllo di conformità”.
Le parti, quindi, non possono istituire dei Fondi meramente “privati”, ma debbono farlo presso l’Inps, e con i “principi e criteri direttivi” stabiliti dalla legge.

I successivi Decreti Ministeriali

La legge 662/96, all’ art. 28, comma 1, rinviava poi alla successiva normazione secondaria (“con uno o più decreti del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400).
In proposito venne emanato il D.M. 27 novembre 1997 n. 477: Regolamento recante norme in materia di ammortizzatori per le aree non coperte da cassa integrazione guadagni, che era relativo a tutti i settori interessati (questo Regolamento di recente è stato poi abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2014, dalla “Legge Fornero”, ovvero dall’articolo 3, comma 47, lettera b), della legge 28 giugno 2012, n. 92).

E’ importante osservare come questo D.M. 27 novembre 1997 n. 477 esplicitamente pone ogni costo a carico dei datori di lavoro:
– l’art.1, comma 2, lett. e) dispone che “Gli ulteriori contributi allo scopo necessari sono a totale carico dei datori di lavoro;
– l’art. 2, n. 2,. stabilisce che: “Gli interventi a carico dei fondi, di cui al successivo articolo 3, sono concessi previa costituzione di specifiche riserve finanziarie ed entro i limiti delle risorse già acquisite”.

Cosa significa questo? Significa che se il Fondo non ha prima incassato la provvista dal datore di lavoro, non può nemmeno erogare le sue prestazioni, poichè queste non sono a carico dell’INPS.

La deroga al principio di automaticità delle prestazioni

Queste norme che impongono di all’INPS di non pagare nulla se prima non ha incassato la provvista dalla Banca, dimostrano chiaramente che nei Fondi di Solidarietà non vale il c.d. “principio di automaticità delle prestazioni”.
Cosa è il principio di automaticità delle prestazioni ?
Nella previdenza obbligatoria, a tutela del lavoratore, vi è il principio secondo cui se il datore di lavoro non ha versato i contributi, il lavoratore ha ugualmente diritto alla pensione ed anche alla indennità di disoccupazione, perchè il rischio deve ricadere sulla collettività e non sul singolo lavoratore.

Il fondamento normativo generale di questo principio è l’art. 2116 del cod. civ., che così dispone: “Le prestazioni […] sono dovute al prestatore di lavoro, anche quando l’imprenditore non ha versato regolarmente i contributi dovuti alle istituzioni di previdenza e di assistenza, salvo diverse disposizioni delle leggi speciali”.

Allo stesso modo dispone, con esplicito riferimento al trattamento di disoccupazione, l’antico Regio Decreto Legge del 14/04/1939 n. 636, all’art. 27: “Il requisito di contribuzione stabilito per il diritto alle prestazioni dell’assicurazione per la tubercolosi, dell’assicurazione per la disoccupazione e dell’assicurazione per la nuzialità e la natalità si intende verificato anche quando i contributi non siano stati effettivamente versati ma risultino dovuti a norma del presente decreto”.

Questo principio ha un fondamento costituzionale poichè, come scrive la Cassazione nella sentenza Cass. n. 27427 del 2020: “il principio di automatismo delle prestazioni previdenziali, di cui all’art. 2116 c.c., così come interpretato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 374 del 1997, trova applicazione, con riguardo ai vari sistemi di previdenza e assistenza obbligatorie, come regola generale rispetto alla quale possono esserci deroghe solo se previste espressamente dal legislatore”.
“Detto principio” – prosegue ancora la Corte Costituzionale “costituisce una fondamentale garanzia per il lavoratore assicurato, intesa a non far ricadere su di lui il rischio di eventuali inadempimenti del datore di lavoro in ordine agli obblighi contributivi, e rappresenta perciò un logico corollario della finalità di protezione sociale inerente ai sistemi di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti”.

Nei Fondi di Solidarietà il datore di lavoro provvede preventivamente al pagamento a favore dell’Inps della somma necessaria, e successivamente l’Inps provvede ai pagamenti di legge.
Addirittura nei Fondi istituiti dalla Legge Fornero è previsto che l’Inps non possa erogare le prestazioni se non vi è una fideiussione bancaria da parte del datore di lavoro, e l’Inps non è tenuto a provvedere ai pagamenti se il datore di lavoro non offre la fideiussione bancaria e non provvede al pagamento delle varie prestazioni dovute.
Ad esempio il Decreto Ministeriale del 28 luglio 2014 n. 83486, all’art. 6, comma 3, stabilisce che:

3. Per la prestazione straordinaria di cui all’art. 5, comma 1, lettera b) è dovuto, da parte del datore di lavoro un contributo straordinario […] in misura corrispondente al fabbisogno di copertura degli assegni straordinari erogabili e della contribuzione correlata.

In pratica il datore di lavoro si accolla tre diversi oneri:
– L’importo netto dell’assegno straordinario;
– L’importo delle imposte da versare;
– L’importo della contribuzione correlata.

L’Inps, dopo aver riscosso quegli importi, provvede ad erogare al lavoratore l’ importo netto, ed a versare  all’Agenzia delle Entrate le imposte dovute (oltre a ad accreditare presso di sé la contribuzione correlata così riscossa).

L’art. 10, al comma 7, stabilisce che
7. Nei casi di cui all’art. 5, comma 1, lettera b), il Fondo eroga un assegno straordinario di sostegno al reddito il cui valore è pari […] alla somma dei seguenti importi:
1) l’importo netto del trattamento pensionistico spettante nell’assicurazione generale obbligatoria con la maggiorazione dell’anzianitàcontributiva mancante per il diritto alla pensione di vecchiaia.
2) l’importo delle ritenute di legge sull’assegno straordinario.

I Decreti Ministerali che hanno istituito i Fondi di Solidarietà delle Banche

Abbiamo visto prima che i Decreti Ministeriali in tema di Fondi di Solidarietà debbono recepire la contrattazione collettiva di settore.
Questo perchè i contratti collettivi hanno pur sempre natura privatistica, mentre i Decreti Ministeriali sono norme pubblicistiche, e valgono nei confronti di tutti (erga omnes).

Nel settore delle Banche venne quindi stipulato l’Accordo Nazionale 28 febbraio 1998 (clicca qui).
Questo accordo venne poi recepito nel D.M. 158/2000  per le sole Banche, che istituì il “Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale dipendente dalle imprese di credito”.

La Legge Fornero ed il Jobs Act

Questo sistema di ammortizzatori sociali (nato nel 1996 per categorie economicamente più forti), è stato poi generalizzato dalla Legge Fornero (art. 3 della legge 92/2012) per tutti i settori lavorativi, fino a prevedere un Fondo residuale presso l’INPS per le categorie che non si sono dotate di regolamentazione specifica (per il Fondo di solidarietà residuale presso l’ INPS vedi il D.M. 7 febbraio 2014, n. 79141).

Su questa normativa è poi intervenuto anche il c.d. Jobs Act, precisamente con il D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.

Per consultare la pagina del sito dell’INPS sui Fondi di Solidarità, clicca qui.
I Fondi sono i seguenti: Fondi di solidarietà del Credito ordinario, del Credito cooperativo, dei Tributi erariali, delle Poste Italiane, delle Ferrovie dello Stato italiane, delle Imprese assicuratrici e società di assistenza, nonché del Trentino.

La Legge Fornero, all’art. 4, esplicitò ancora più chiaramente che l’onere è a totale carico del datore di lavoro, e che anzi l’INPS non deve pagare nulla se prima non ha incassato le somme dal datore di lavoro.
Si legge testualmente all’art. 4 della Legge 92/2012:

  1. “il datore di lavoro si impegna a corrispondere ai lavoratori una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti” (comma 1);
  2. “il datore di lavoro interessato presenta apposita domanda all’INPS, accompagnata dalla presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilitàin relazione agli obblighi” (comma 3);
  3. “il datore di lavoro è obbligato a versare mensilmente all’INPS la provvista per la prestazione e per la contribuzione figurativa. In ogni caso, in assenza del versamento mensile di cui al presente comma, l’INPS è tenuto a non erogare le prestazioni” (comma 5)
  4. “Il pagamento della prestazione avviene da parte dell’INPS con le modalità previste per il pagamento delle pensioni (comma 7)

Quest’ ultimo comma 7 (“con le modalità previste per il pagamento delle pensioni”) è particolarmente importante, perchè ci fa capire con chiarezza che l’assegno straordinario viene normalmente tassato in modo ordinario come le pensioni (con aliquota ordinaria e la possibilità delle deduzioni e detrazioni) e non a tassazione separata.

Il nuovo Decreto Ministeriale per i Bancari

Dopo l’Accordo Nazionale ABI – Sindacati del 20 dicembre 2013, venne emanato il Decreto Ministeriale 28 luglio 2014, n. 83486 che lo recepiva.

Come si pagano le tasse sull’assegno d’esodo ?

La risposta ci viene data facilmente dallo stesso sito dell’ INPS (clicca qui): ove si legge che: “Il regime fiscale dell’assegno straordinario erogato in forma rateale è generalmente quello della tassazione ordinaria, con l’eccezione degli assegni straordinari del Credito Ordinario, del Credito Cooperativo, di Poste Italiane SpA, assoggettati al regime della tassazione separata con l’utilizzo dell’aliquota TFR/ TFS, ex art. 19 del TUIR”.

Quindi abbiamo una regola generale (la tassazione ordinaria) ed una eccezione (la tassazione separata).
La tassazione ordinaria vale per tutti i Fondi, mentre l’eccezione della tassazione separata vale solo per le Banche e per le Poste.

Ma dove è scritta nella legge questa eccezione della tassazione separata per le Banche ?

E’ scritta in una norma piuttosto nascosta e antica, ed è difficile trovarla se già non si conosce la materia.
E’ scritta della Legge Finanziaria del 1998, addirittura prima che nascesse lo stesso Fondo di Solidarietà delle Banche (nato più tardi con il D.M. 158/2000).
La norma è l’ art. 59, comma 3 (terzo periodo, lettera a) della legge n. 449 del 27 dicembre 1997, che così recita: “al medesimo regime fiscale previsto dal citato art. 17 del testo unico delle imposte sui redditi, come modificato dall’art. 5 del citato decreto legislativo n. 314 del 1997, sono assoggettate le analoghe prestazioni eventualmente erogate, al fine di cui sopra, dai citati fondi nazionali per il settore del credito in luogo dei datori di lavoro”.

E’ questa la norma che prevede lo “sconto” fatto alle Banche, a spese dei lavoratori.
Mentre i Decreti Ministeriali sui Fondi di Solidarietà delle Banche si limitano a porre a carico delle Banche genericamente l’importo delle ritenute di legge sull’assegno straordinario”, senza altro specificare (art. 10), le Banche (in via di privilegio rispetto agli altri Fondi), hanno beneficiato di quella antica norma del 1998 emanata appositamente per loro, con rinvio al regime di tassazione separata del TUIR, all’art. 17 poi diventato art. 19.

Ma se il D.M. (art. 10) pone a carico del datore di lavoro, testualmente, due distinti importi:

  1. l’importo netto del trattamento pensionistico spettante nell’assicurazione generale obbliga-toria con la maggiorazione dell’anzianità contributiva mancante per il diritto alla pensione di anzianità;
  2. l’importo delle ritenute di legge sull’assegno straordinario.

resta allora evidente che l’intero importo delle “ritenute di legge” sarà a carico del datore di lavoro.

Non siamo nella classica situazione, come negli altri Fondi, in cui il datore di lavoro – tramite l’INPS – paga un importo lordo, da cui viene trattenuta poi la tassazione ordinaria per “nettizzarlo“, e per la quale il lavoratore poi in sede di denuncia dei redditi può operare le detrazioni e le deduzioni.
Qui siamo in una ipotesi eccezionale di anomala tassazione separata (al di fuori dei casi consentiti) che è servita solo a far risparmiare le Banche a scapito dei lavoratori (che hanno perso le detrazioni) e che adesso si vorrebbe ricalcolare, ma a spese degli stessi lavoratori già danneggiati in precedenza.

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