Assegno d’esodo ai bancari esodati: la cronistoria dagli avvisi bonari fino al rimborso


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Vediamo in sintesi la cronistoria della vicenda degli avvisi bonari inviati dall’Agenzia delle Entrate agli esodati per l’anno 2016.
Consigliamo altresì di consultare gli altri articoli:

  1. Assegno d’esodo: le recenti istruzioni dell’Agenzia delle Entrate
  2. Perchè sono sbagliati i conteggi degli avvisi bonari ai bancari esodati
  3. L’obbligo giuridico delle Banche di pagare i costi del Fondo di Solidarietà
  4. La procedura degli avvisi bonari e la riliquidazione delle imposte
  5. La tassazione dell’assegno d’esodo

Le iniziative del nostro Studio

Il nostro Studio ha agito a tutela degli esodati a livello nazionale con varie iniziative, promosse dalle seguenti Associazioni dei Pensionati:

  1.  Unione Nazionale fra i Pensionati del Banco di Napoli
  2. Associazione Pensionati San Paolo
  3. Associazione Pensionati della Cassa di Risparmio di Firenze
  4. Associazione Pensionati della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
  5. Associazione Pensionati e Dipendenti della ex Cassa di Risparmio di Torino
  6. Unione Pensionati Unicredit
  7. Associazione Amici Comit – Piazza Scala
  8. Associazione Pensionati della Cassa di Risparmio di Venezia
  9. Associazione Sindacale Pensionati Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia

Queste sono state le nostre iniziative.

1. Per ciascuno dei nostri assistiti

  1. abbiamo inviato per ciascuno dei nostri assistiti:
    1. la contestazione individuale all’Agenzia delle Entrate:
      1. contestando nel merito la richiesta anche sotto il profilo contabile (la contestazione contabile, se accolta, obbliga ad emettere un nuovo avviso bonario, con nuovo termine di 30 giorni).
      2. e chiedendo la sospensiva dell’avviso bonario.
      3. Nell’ occasione ci riserviamo di chiedere le deduzioni/detrazioni d’imposta che non abbiamo potuto richiedere per l’anno 2016 (Risposta AE n. 290 del 2020).
      4. Si contestano le eventuali sanzioni ai sensi del Decreto Legislativo del 31/12/1992 n. 546 all’art. 8 (Errore sulla norma tributaria).
      5. la diffida all’INPS e alla Banca a provvedere al pagamento integrale delle ritenute fiscali.

La diffida si basa sulle seguenti norme:

2. La diffida a livello nazionale delle Associazioni dei Pensionati

Le Associazioni dei Pensionati del Gruppo Intesa, assistite dall’ Avv. Michele IACOVIELLO, hanno notificato oggi tramite PEC la diffida all’Agenzia delle Entrate, all’INPS, a Intesa Sanpolo, all’ABI e ai Sindacati, sugli avvisi bonari illegittimi relativi al 2016. Nella diffida sono spiegate tutte le argomentazioni giuridiche che rendono illegittimi questi avvisi bonari per il 2016 (con il timore che a breve vengano emanati anche quelli per l’anno 2017.

Il lungo testo della Diffida (10 pagine) è consultabile qui di seguito:
Diffida delle Associazioni dei Pensionati sugli avvisi bonari del 2016

3. L’esposto al Garante del Contribuente

Le Associazioni dei Pensionati dei Bancari, assistite dall’ Avv. Michele IACOVIELLO, hanno presentato l’esposto al Garante del Contribuente della Lombardia (clicca qui), chiedendo la sospensione immediata (e la successiva revoca) di tutti gli avvisi bonari inviati dall’Agenzia delle Entrate per l’anno 2016.
I punti essenziali sono questi:
– se vi sono in corso degli accertamenti di fatto, su cui il contribuente nulla può fare, perché il termine di 30 gg. dell’avviso bonario nel frattempo non viene sospeso ?
– Perché il contribuente è tenuto ugualmente a pagare per evitare la sanzione del 30% ?

Il Garante del Contribuente è intervenuto chiedendo chiarimenti, e ha poi emanato il Provvedimento del 31 agosto 2021, prendendo atto della norma di legge nel frattempo emanata.

IL GARANTE DEL CONTRIBUENTE,

letta la segnalazione dell’avv. Iacoviello nell’interesse della contribuente ***** e di Associazioni professionali di dipendenti di istituti di credito;
letta la risposta dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Servizi Fiscali, la quale ha comunicato che l’Agenzia, dopo che erano stati emessi avvisi bonari, alla luce delle nuove disposizioni normative medio tempore intervenute, “con la circolare 5 agosto 2021, n. 10, si è impegnata ad adeguare prontamente le proprie procedure alla nuova normativa al fine di ripristinare la correttezza le posizioni dei contribuenti coinvolti nella problematica e a restituire agli stessi le somme indebitamente pagate”;
preso atto della comunicazione dell’Agenzia Entrate, sostanzialmente favorevole alla tesi degli istanti, e ritenuto concluso il compito del Garante;
dispone la chiusura del procedimento e la trasmissione degli atti all’archivio.
Si comunichi.
IL GARANTE DEL CONTRIBUENTE
Dott. Antonio SIMONE

L’istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate

L’Istanza di Interpello è prevista dall’ Statuto dei diritti del contribuente (Legge 27 luglio 2000 n. 212) all’art. 11.
Questo Interpello obbliga l’Agenzia delle Entrate a rispondere, altrimenti nel silenzio prevale la soluzione proposta dal contribuente – lavoratore.
Il testo dell’ Istanza di Interpello è scaricabile cliccando qui.

In data 9 settembre 2021 l’ Agenzia delle Entrate ha risposto nei seguenti termini: “si fa presente che la questione esposta dall’interpellante è stata affrontata dall’Agenzia delle Entrate con la recente Circolare n. 10 del 5 agosto 2021, a cui si rinvia per ogni utile chiarimento.”

L’Istanza di rimborso

Dopo la vittoria ottenuta con la norma di interpretazione autentica, è comunque bene presentare l’istanza di rimborso.
I successivi sviluppi e gli aggiornamenti, a questo punto, proseguiranno nellì’apposito articolo:
Assegno d’esodo: la norma di interpretazione autentica e la Circolare dell’Agenzia delle Entrate

La precedente domanda di rateizzazione

Le possibili sanzioni

Poiché però la situazione tardava a sbloccarsi, è stato inevitabile porsi il problema opportunità di chiedere la rateizzazione, al fine di evitare le sanzioni di legge (30%) per chi non paga entro i 30 gg. dalla notifica dell’avviso bonario.

Le sanzioni previste dalla legge sono astrattamente evitabili (art. 8 del Decreto Legislativo del 31/12/1992 – N. 546 all’art. 8 – Errore sulla norma tributaria.) “quando la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce”.

Però non è opportuno correre rischi inutili confidando sul sicuro accoglimento di questa nostra richiesta, ed allora la prudenza vuole che ci si ponga questo problema.

L’istanza di rateizzazione

La legge permette la istanza di rateizzazione per gli importi inferiori a 5.000 euro fino ad otto rate trimestrali.

Per le modalità operative della istanza di rateizzazione, e per scaricare i singoli moduli F24, si può consultare la apposita Guida Pratica alla rateizzazione predisposta dal nostro Studio (clicca qui).

Il problema dell’eventuale acquiescenza a causa del pagamento

Si è talvolta temuto che il pagamento anche di una sola rata all’ Agenzia delle Entrate possa assumere il significato di acquiescenza e di accettazione dello stesso avviso, che quindi precluderebbe e renderebbe poi impossibile richiedere poi la restituzione se la questione venisse poi definita a nostro favore.

Si tratta di un timore assolutamente infondato. La Cassazione ha chiarito ancora in una sentenza recentissima che non è affatto così: Cass. 30/03/21 n. 8747:

“E’ principio pacifico in materia tributaria che il contribuente ha diritto al rimborso della somma pagata senza contestazioni a titolo di imposta, se presenti istanza nei termini previsti dalla legge a pena di decadenza, allorchè vengano successivamente stabilite con effetto retroattivo agevolazioni o anche la completa esenzione dal tributo, in quanto deve escludersi che il pagamento incontestato determini l’esaurimento del rapporto, dovendo intendersi per rapporti esauriti solo quelli in relazione ai quali sia intervenuta una preclusione che li abbia resi irretrattabili, e quindi insensibili anche ad eventuali pronunce di illegittimità costituzionale, come quella conseguente al giudicato, ovvero alla prescrizione o alla decadenza, ed, in particolare, in materia tributaria, quelli in cui il pagamento dell’imposta sia stato eseguito e non sia stata presentata domanda di rimborso nel termine stabilito, a pena di decadenza, dalle singole leggi d’imposta o, in mancanza, dalla previsione residuale del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21 (ex plurimis: Cass., Sez. 5, 24 febbraio 2012, n. 2822)”.

Quindi andrà attentamente valutato da ognuno se, ferme restando tutte le iniziative adottate dal nostro Studio, non sia prudente ed opportuno presentare la domanda di rateizzazione.

Noi non possiamo che consigliare la soluzione più prudente e limitativa del danno.

I successivi sviluppi

Le richieste sindacali

Il 27 maggio 2021 i Sindacati e l’ABI chiesero un incontro congiunto all’INPS e alla Agenzia delle Entrate.

Seguì un incontro dell’ 11 giugno solo fra Sindacati e Agenzia delle Entrate (senza l’INPS e l’ABI) a seguito del quale venne emesso un Comunicato dei soli Sindacati, scaricabile cliccando qui.

L’interrogazione parlamentare dell’On. Ferri

Venne presentata un’ interrogazione parlamentare da parte dell’On. Ferri.
Il Ministero rispose in modo vago, dichiarandosi disponibile ad una norma di interpretazione autentica.

La Risposta del Ministero, del 7 luglio 2021, può essere letta e scaricata qui di seguito.
Sostanzialmente il Ministero:

  1. Non fa riferimento ad errori di comunicazione da parte dell’INPS
  2. Ribadisce che la richiesta relativa al 2016 appare un atto sostanzialmente dovuto
  3. Sostiene che l’assegno d’esodo avrebbe natura di incentivo all’esodo, trascurando il fatto che:
    1. la norma di legge del 1997 è nata prima della istituzione dei Fondi di Solidarietà, e all’epoca spesso vi erano queste forme rateali a carico del datore di lavoro (ad esempio molte presso il Banco di Napoli).

    2. l’assegno d’esodo non è a carico del datore di lavoro, ma dell’INPS, e questo cambia la sua natura.

  4. Confonde il mero controllo contabile con la facoltà di riliquidazione (sono due cose assai diverse: per lo zainetto si può fare il controllo contabile sulla correttezza della ritenuta operata dal Fondo, ma non si può riliquidare con il diverso criterio con la media dei 5 anni)
  5. Esclude la possibilità di una sospensione degli avvisi (cosa non vera)
  6. Si dichiara NON CONTRARIO ad una norma di legge di interpretazione autentica che escluda la riliquidazione.

La risposta è deboluccia sotto il profilo giuridico, ma apre  la porta ad un qualche emendamento.

La norma di interpretazione autentica

Venne finalmente presentato in Parlamento un apposito emendamento, poi approvato,  per risolvere la questione.
I Sindacati rivendicaronon la paternità dell’emendamento con un apposito comunicato del 14 luglio 2021

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha poi finalmente emanato la Circolare del 5 agosto 2021 con cui riconosceva che nulla era dovuto.

L’Istanza di rimborso

Abbiamo poi presentato l’istanza di rimborso per ottenere l’istanza di rimborso per ottenere la restituzione di quanto anticipato.
Il modulo può essere scaricatoi qui in formato PDF oppure in formato Word

Le istruzioni finale dell’ Agenzia delle Entrate sui rimborsi

Finalmente poi, con le lettere del 6 settembre 2021, sono pervenute delle chiare istruzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, per ottenere il rimborso.

Gentile contribuente,
facciamo seguito alle PEC intercorse per comunicarle che è stata completata la lavorazione della comunicazione da lei ricevuta contenente gli esiti di riliquidazione dell’imposta afferente gli assegni straordinari di sostegno al reddito erogati dai Fondi di solidarietà bilaterali del credito ordinario, cooperativo e della società Poste italiane Spa.
Le facciamo presente che detta comunicazione è stata riesaminata alla luce della interpretazione recata dall’art. 47-bis, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 (c.d. decreto “Sostegni bis”), inserito, in sede di conversione, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, in base al quale l’imposta relativa alle prestazioni erogate dai fondi di solidarietà del credito non è soggetta a riliquidazione da parte dell’Agenzia.
Questo Ufficio, seguendo quanto precisato al riguardo nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10 del 5 agosto 2021 (disponibile nel sito internet  cliccando sul seguente link:
https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/3744559/Circolare+n.+10+del+5+agosto+2021.pdf/bf498597-e111-0a1b-cd33-de50934ad989 ), ha provveduto ad annullare gli esiti di riliquidazione relativi a dette prestazioni.
 La sua comunicazione è stata pertanto annullata.
Le eventuali somme versate relative a detta comunicazione verranno restituite in modalità automatica senza necessità di presentare istanza di rimborso come precisato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10 del 2021, nell’inciso che si riporta:
“I versamenti eventualmente già eseguiti dai contribuenti a seguito del ricevimento delle comunicazioni inviate nei mesi scorsi, successivamente rivelatisi non dovuti per effetto del mutato quadro normativo, saranno oggetto di apposite elaborazioni da parte dell’Agenzia al fine di procedere, progressivamente, all’erogazione dei rimborsi spettanti.”
Le chiediamo di accertarsi di aver comunicato all’Agenzia il suo IBAN per l’accredito delle somme.

Modalità di comunicazione IBAN:

VIA WEB I contribuenti che intendono ottenere l’accredito dei rimborsi fiscali sul proprio conto corrente bancario o postale possono farne richiesta in qualsiasi momento, tramite la specifica applicazione che consente la compilazione e l’invio dei dati via web (accedendo all’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate e seguendo, dopo l’autenticazione, il percorso: Servizi per – Richiedere – Accredito rimborso e altre somme su c/c).
CON APPOSITO MODELLO L’accredito dei rimborsi sul conto corrente può essere richiesto anche compilando l’apposito modello che, per ragioni che attengono alla sicurezza dei dati, può essere presentato esclusivamente nei seguenti modi:

  • quale allegato a un messaggio PEC di uso esclusivo dell’interessato, trattandosi di attività non delegabile; in questo caso, il modello deve essere firmato digitalmente. Il modello può essere inviato a qualsiasi ufficio dell’Agenzia (preferibilmente, alla Direzione Provinciale di propria competenza) 
  •  presso qualsiasi ufficio Territoriale, allegando al modello copia di un documento di identità del contribuente e, in caso di delega, anche del soggetto delegato, entrambi in corso di validità.

La situazione iniziale nel maggio 2021

La situazione nazionale al 31 maggio 2021 non si era affatto sbloccata, poiché:

L’INPS

l’INPS con il messaggio n. 1903 del 12/05/2021 ha sostanzialmente negato di avere della responsabilità nella trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate ed ha letteralmente comunicato quanto segue:
come precisato nella circolare INPS n. 90/2015, l’Istituto, in qualità di sostituto di imposta, applica l’aliquota TFR determinata e comunicata dagli istituti di credito, nella loro veste di datori di lavoro, all’atto di presentazione della domanda di accesso alla prestazione, nonché certifica i relativi dati ai fini fiscali.
Ciò posto, si fa presente che il regime della tassazione separata TFR stabilisce ordinariamente che l’Agenzia delle Entrate provveda a riliquidare l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti (articolo 19, comma 1, ultimo periodo, TUIR).
In ogni caso, per ogni ulteriore profilo meritevole di attenzione in ordine alle predette richieste di chiarimento, si fa presente che questo Istituto si è fatto parte attiva con Agenzia delle Entrate per la definizione della vicenda.

L’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate a livello nazionale non ha affatto preso una posizione, ed a livello periferico ha cercato sostanzialmente di eludere temporaneamente il problema invitando a pagare la prima rata trimestrale, oltre ad invitare sbrigativamente a presentare un’istanza di autotutela (che in questi casi è in realtà inapplicabile, ed in ogni caso non sospende l’esecutorietà dell’avviso bonario).
A fronte della richiesta congiunta ABI e OO.SS. di verifica sulla situazione del ricalcolo dell’assegno di esodo, tale incontro dovrebbe tenersi il giorno 9 giugno 2021 alle ore 10,30.

I Sindacati e l’ABI

– I Sindacati e l’ABI in pratica non prendono posizione, poiché non riescono a definire che dovrebbe pagare (o la Banca o il lavoratore, non si scappa) nell’ eventualità che le somme richieste risultassero effettivamente dovute da qualcuno, sia pure per la prima volta dopo 20 anni. Anche a seguito dell’incontro di ieri 26 maggio non è venuto fuori sostanzialmente nulla, se non un generico appello all’Agenzia delle Entrate, ma senza alcuna volontà delle Banche di accollarsi l’onere della richiesta dell’Agenzia delle Entrate (clicca qui per il Comunicato del 27 maggio 2021).

A fronte della richiesta congiunta ABI e OO.SS. di verifica sulla situazione del ricalcolo dell’assegno di esodo, tale incontro si terrà il giorno 9 giugno 2021 alle ore 10,30 con l’AdE.