Aggiornamento: gli avvisi bonari dell’Agenzia delle Entrate ai bancari esodati


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Vi aggiorniamo sulla vicenda degli avvisi bonari inviati dall’Agenzia delle Entrate agli esodati per l’anno 2016.
Consigliamo altresì di consultare gli altri articoli:

Sulla questione dell’istanza di autotutela si può consultare il nostro apposito articolo cliccando qui

La situazione attuale al 31 maggio 2021

La situazione nazionale al momento non si è affatto sbloccata, poiché:

L’INPS

l’INPS con il messaggio n. 1903 del 12/05/2021 ha sostanzialmente negato di avere della responsabilità nella trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate ed ha letteralmente comunicato quanto segue:
come precisato nella circolare INPS n. 90/2015, l’Istituto, in qualità di sostituto di imposta, applica l’aliquota TFR determinata e comunicata dagli istituti di credito, nella loro veste di datori di lavoro, all’atto di presentazione della domanda di accesso alla prestazione, nonché certifica i relativi dati ai fini fiscali.
Ciò posto, si fa presente che il regime della tassazione separata TFR stabilisce ordinariamente che l’Agenzia delle Entrate provveda a riliquidare l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti (articolo 19, comma 1, ultimo periodo, TUIR).
In ogni caso, per ogni ulteriore profilo meritevole di attenzione in ordine alle predette richieste di chiarimento, si fa presente che questo Istituto si è fatto parte attiva con Agenzia delle Entrate per la definizione della vicenda.

L’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate a livello nazionale non ha affatto preso una posizione, ed a livello periferico ha cercato sostanzialmente di eludere temporaneamente il problema invitando a pagare la prima rata trimestrale, oltre ad invitare sbrigativamente a presentare un’istanza di autotutela (che in questi casi è in realtà inapplicabile, ed in ogni caso non sospende l’esecutorietà dell’avviso bonario).
A fronte della richiesta congiunta ABI e OO.SS. di verifica sulla situazione del ricalcolo dell’assegno di esodo, tale incontro dovrebbe tenersi il giorno 9 giugno 2021 alle ore 10,30.

I Sindacati e l’ABI

– I Sindacati e l’ABI in pratica non prendono posizione, poiché non riescono a definire che dovrebbe pagare (o la Banca o il lavoratore, non si scappa) nell’ eventualità che le somme richieste risultassero effettivamente dovute da qualcuno, sia pure per la prima volta dopo 20 anni. Anche a seguito dell’incontro di ieri 26 maggio non è venuto fuori sostanzialmente nulla, se non un generico appello all’Agenzia delle Entrate, ma senza alcuna volontà delle Banche di accollarsi l’onere della richiesta dell’Agenzia delle Entrate (clicca qui per il Comunicato del 27 maggio 2021).

A fronte della richiesta congiunta ABI e OO.SS. di verifica sulla situazione del ricalcolo dell’assegno di esodo, tale incontro si terrà il giorno 9 giugno 2021 alle ore 10,30 con l’AdE.

Le iniziative del nostro Studio

Il nostro Studio procede, in collaborazione con numerose Associazioni dei Pensionati, Comitati e Gruppi Facebook, in questa articolata linea difensiva:

Per ciascuno dei nostri assistiti

  1. inviare per ciascuno dei nostri assistiti:
    1. la contestazione individuale all’Agenzia delle Entrate:
      1. contestando nel merito la richiesta anche sotto il profilo contabile (la contestazione contabile, se accolta, obbliga ad emettere un nuovo avviso bonario, con nuovo termine di 30 giorni).
      2. e chiedendo la sospensiva dell’avviso bonario.
      3. Nell’ occasione ci riserviamo di chiedere le deduzioni/detrazioni d’imposta che non abbiamo potuto richiedere per l’anno 2016 (Risposta AE n. 290 del 2020).
      4. Si contestano le eventuali sanzioni ai sensi del Decreto Legislativo del 31/12/1992 n. 546 all’art. 8 (Errore sulla norma tributaria).
      5. la diffida all’INPS e alla Banca a provvedere al pagamento integrale delle ritenute fiscali.

La diffida si basa sulle seguenti norme:

A livello nazionale

  1. Inviare a livello nazionale una nota giuridica illustrativa del problema ai seguenti soggetti:
    1. Agenzia delle Entrate – Direzione Generale
    2. Inps – Direzione Generale
    3. Garante del Contribuente di ogni Regione
    4. Banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit, e singole altre Banche)
    5. ABI – Associazione Bancari Italiana
    6. Organizzazioni Sindacali nazionali:
      1. FABI
      2. First – Cisl;
      3. Fisac – Cgil
      4. Uilca . Uil
      5. Unisin Falcri-Silcea-Sinfub

La eventuale domanda di rateizzazione

Le possibili sanzioni

Poiché però la situazione tarda a sbloccarsi, è inevitabile porsi il problema opportunità di chiedere la rateizzazione, al fine di evitare le sanzioni di legge (30%) per chi non paga entro i 30 gg. dalla notifica dell’avviso bonario.

Le sanzioni previste dalla legge sono astrattamente evitabili (art. 8 del Decreto Legislativo del 31/12/1992 – N. 546 all’art. 8 – Errore sulla norma tributaria.) “quando la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce”.

Però non è opportuno correre rischi inutili confidando sul sicuro accoglimento di questa nostra richiesta, ed allora la prudenza vuole che ci si ponga questo problema.

L’istanza di rateizzazione

La legge permette la istanza di rateizzazione per gli importi inferiori a 5.000 euro fino ad otto rate trimestrali.

Per le modalità operative della istanza di rateizzazione, e per scaricare i singoli moduli F24, si può consultare la apposita Guida Pratica alla rateizzazione predisposta dal nostro Studio (clicca qui).

Il problema dell’eventuale acquiescenza a causa del pagamento

Si è talvolta temuto che il pagamento anche di una sola rata all’ Agenzia delle Entrate possa assumere il significato di acquiescenza e di accettazione dello stesso avviso, che quindi precluderebbe e renderebbe poi impossibile richiedere poi la restituzione se la questione venisse poi definita a nostro favore.

Si tratta di un timore assolutamente infondato. La Cassazione ha chiarito ancora in una sentenza recentissima che non è affatto così: Cass. 30/03/21 n. 8747:

“E’ principio pacifico in materia tributaria che il contribuente ha diritto al rimborso della somma pagata senza contestazioni a titolo di imposta, se presenti istanza nei termini previsti dalla legge a pena di decadenza, allorchè vengano successivamente stabilite con effetto retroattivo agevolazioni o anche la completa esenzione dal tributo, in quanto deve escludersi che il pagamento incontestato determini l’esaurimento del rapporto, dovendo intendersi per rapporti esauriti solo quelli in relazione ai quali sia intervenuta una preclusione che li abbia resi irretrattabili, e quindi insensibili anche ad eventuali pronunce di illegittimità costituzionale, come quella conseguente al giudicato, ovvero alla prescrizione o alla decadenza, ed, in particolare, in materia tributaria, quelli in cui il pagamento dell’imposta sia stato eseguito e non sia stata presentata domanda di rimborso nel termine stabilito, a pena di decadenza, dalle singole leggi d’imposta o, in mancanza, dalla previsione residuale del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21 (ex plurimis: Cass., Sez. 5, 24 febbraio 2012, n. 2822)”.

Quindi andrà attentamente valutato da ognuno se, ferme restando tutte le iniziative adottate dal nostro Studio, non sia prudente ed opportuno presentare la domanda di rateizzazione.

Noi non possiamo che consigliare la soluzione più prudente e limitativa del danno.

Vi terremo informati sugli sviluppi.

Torino, 31 maggio 2021

Avv. Michele IACOVIELLO