Che cosa è lo zainetto pensionistico ?


Il termine “zainetto” è un vocabolo non tecnico, che indica la capitalizzazione della pensione in alternativa alla rendita mensile.

Il termine non compare in nessuna norma di legge, ma è largamente usato nel linguaggio sindacale.

In realtà il termine “zainetto” indica diversi tipi di capitalizzazione, che hanno un diverso trattamento normativo (e anche fiscale).

Le ipotesi principali sono le seguenti:

  1. Dopo il pensionamento: Può essere prevista la conversione facoltativa della rendita mensile in un capitale “una tantum”.
    Comunemente viene chiamata in gergo la c.d. “zainettizzazione” della pensione.
    Si tratta di un diritto che non è previsto dalla legge.
    Talvolta è previsto in generale da alcuni statuti dei Fondi Pensione (ad esempio quello del Banco di Napoli all’ art. 47).
    Più spesso questa facoltà viene introdotta eccezionalmente da alcuni accordi sindacali, in occasione di fusioni o trasformazione dei fondi pensione (previa autorizzazione della Covip). E’ bene avere molto chiaro che in questi casi si tratta di una semplice facoltà, prevista dagli accordi sindacali (ma non dalla legge) in alternativa al diritto a continuare a percepire la rendita mensile.
    In questo caso sorgono molti problemi relativi al criterio di calcolo dello zainetto.
    Su questo si deve consultare la nostra apposita pagina (clicca qui).
    Aggiungiamo ancora che in questo caso sorgono importanti problemi sulla tassazione dell’ importo lordo (clicca qui);
  2. Prima del pensionamento (art. 14 del Decr. Leg.vo 252 del 2005):
    1. trasferimento: riscatto della riserva matematica da parte di un lavoratore in servizio con trasferimento di essa ad un altro Fondo;
    2. riscatto: Riscossione di un capitale (totale o parziale) da parte di lavoratore dimissionario che ha cessato il rapporto di lavoro senza aver maturato il diritto alla pensione. Può essere esercitato nei casi previsti dall’ art. 14 del Decr. Leg.vo 252 del 2005.
      La Cassazione (Cass. sez. un. 14/01/2015 n. 477) ha chiarito che questo diritto, in caso di dimissioni, spetta non solo nei fondi a contribuzione definita, ma anche nei fondi a prestazione definita, e che in questo caso il lavoratore ha diritto a riscuotere dal fondo non solo i contributi a suo carico, ma anche quelli versati dal datore di lavoro (è meno chiaro se in questo caso spetti non solo la contribuzione, ma la diversa somma pari alla riserva matematica maturata).
    3. Posizione di pensionato differito: il lavoratore dimissionario che non ha ancora maturato il diritto alla pensione avrà diritto al mantenimento della sua posizione individuale in gestione presso la forma pensionistica complementare, in attesa della maturazione del suo diritto ad una pensione a carico dell’ INPS.
      In questo caso il Fondo ha il dovere di informare “l’iscritto, conformemente alle istruzioni impartite dalla COVIP, della facoltà di esercitare il trasferimento ad altra forma pensionistica complementare ovvero di richiedere il riscatto”, come stabilito dall’ art. 14, comma 5, lett. c) bis del Decr. Leg.vo 252/05, (che sul punto è stato modificato dall’articolo 1, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 21 giugno 2018, n. 88).
  3. All’atto del pensionamento: riscatto delle somme maturate a carico di un fondo pensione a contribuzione definita. In questo caso il riscatto può essere parziale o totale.
    La normativa in proposito è contenuta nell’ art. 11 del Decr. Leg.vo n. 252/05.
    In questo caso il lavoratore percepirà una somma una tantum pari a:
    – contributi versati dal lavoratore;
    – contributi versati dal datore di lavoro;
    – rendimenti finanziari delle somme suddette.
    In questo caso il calcolo è molto semplice, e si tratta solo di sommare le somme maturate ogni anno.