E’ nulla la rinunzia preventiva al TFR non ancora pagato


La sentenza Cass. 28/05/2019, n. 14510 ha ribadito che è nulla una rinunzia “preventiva” ad un TFR non ancora pagato.

Molte volte, infatti, le aziende (e soprattutto le Banche) approfittano del fatto che il lavoratore accetti di risolvere il rapporto di lavoro in cambio di un incentivo all’esodo.

In questi casi spesso, in aggiunta all’accordo sulle dimissioni, viene inserita una clausola non concordata con la quale il lavoratore dichiara (apparentemente) di rinunziare anche al giusto calcolo del suo TFR, dichiarando di accettare come esatta la futura somma che verrà pagata per il TFR, prima ancora di averla percepita e magari anche prima di conoscerla.

La Cassazione ha fatto giustizia di questo abuso, dichiarando nulla quella firma, anche se apposta in sede sindacale.

Per approfondire questa problematica giuridica, si può andare all’apposito articolo: Le rinunzie e le transazioni del lavoratore sono valide ?

Così motiva testualmente la Cassazione in questa sentenza 14510/19:

“premesso che la rinunzia può avere effetto abdicativo di un diritto in quanto risulti specificamente che la parte l’abbia resa con la chiara e piena consapevolezza di abdicare o transigere su di esso (cfr. Cass. n. 18094 del 2015) e che la stessa rinunzia è ammissibile in riferimento a diritti già maturati e dal contenuto determinato (v. Cass. n. 3064 del 2013; Cass. n. 12561 del 2006; Cass. n. 9747 del 2005), la sentenza impugnata si pone in contrasto con il seguente principio ancora di recente ribadito da questa Corte: “Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro, la rinuncia effettuata dal lavoratore è radicalmente nulla ai sensi dell’art. 1418 c.c., comma 2, e art. 1325 c.c., per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente l’accantonamento delle somme già effettuato” (Cass. n. 23087 del 2015; conf. a Cass. n. 4822 del 2005);
nè vale ad escludere l’applicazione di tale principio l’assunto speso dalla Corte territoriale secondo cui vi sarebbe stata una “sostanziale contestualità” tra il momento della rinuncia all’integrazione del TFR (10 gennaio 2008) e la cessazione del rapporto di lavoro (31 gennaio 2008), essendo comunque pacifico che al momento dell’accordo il rapporto di lavoro non era cessato e tanto basta a consentire l’applicazione del principio innanzi richiamato”.