Reversibilità – Il progetto di riforma del Governo Renzi


REnzi_Padoan

Il Governo Renzi ha presentato alla Camera dei Deputati un Disegno di legge che contiene norme sulla possibile modifica delle pensioni di reversibilità.

Alcuni lo ritengono un attacco a queste pensioni (Damiano).
Il Ministro Padoan lo nega, affermando che “la proposta di legge delega del governo lascia intatti tutti i trattamenti in essere” sottolineando che “per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità. Tutto quello che la delega si propone è superamento di sovrapposizioni e posizioni anomale”.

Chi ha torto ?

Ha torto il Governo, come vedremo subito.

Il Disegno di Legge del Governo Renzi

Vediamo innanzitutto la norma contestata (Disegno di Legge n. 3594 – Camera dei Deputati – vedi iter).
Il testo integrale del Disegno di Legge è scaricabile cliccando qui.
Il testo della norma è il seguente:

Art. 1

1. Al fine di ampliare le protezioni fornite dal sistema delle politiche sociali per renderlo più adeguato rispetto ai bisogni emergenti e più equo e omogeneo nell’accesso alle prestazioni, secondo i princìpi dell’universalismo selettivo, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, [….] uno o più decreti legislativi recanti:

a) l’introduzione di una misura nazionale di contrasto della povertà, individuata come livello essenziale delle prestazioni da garantire in tutto il territorio nazionale;
b) la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi, compresi gli interventi rivolti a beneficiari residenti all’estero, fatta eccezione per le prestazioni legate alla condizione di disabilità e di invalidità del beneficiario;

Tanto per cominciare è evidente che il Disegno di Legge include nel suo oggetto anche le pensioni di reversibilità, come chiaramente evidenziato nella Relazione (1)

La garanzia delle pensioni “in essere”

Il Governo ha smentito un intervento sulle pensioni “in essere”, e quindi ha confermato implicitamente che si interverrà sulle pensioni di reversibilità future.

Cosa sono le “pensioni di reversibilità in essere ?

Sono le pensioni di chi oggi è già vedovo/a.
Chi invece diventerà vedovo/a in futuro (ovvero dopo la nuova legge), avrà una nuova pensione di reversibilità, che sarà regolata dalla nuova legge che vuole introdurre il Governo.
In pratica le future vedove avranno la pensione taglieggiate dalle nuove regole del Governo.
Non è nemmeno una novità: fece già così il Governo Dini nella sua Riforma del 1995 (legge 335/95, art. 1, co. 41).
Il Governo Dini non toccò le pensioni di chi era già vedovo al momento della legge, ma intervenne pesantemente verso coloro che lo divennero in futuro. Sono passati 20 anni, e da allora in pratica quasi tutte le pensioni di reversibilità sono taglieggiate come risulta dalla tabella sottostante.
Il testo della ormai antica legge Dini (art. 1, comma 41, leggge 335/95) fu il seguente:
“Sono fatti salvi i trattamenti previdenziali più favorevoli in godimento alla data di entrata in vigore della presente legge con riassorbimento sui futuri miglioramenti.”
Come si vede la Riforma Dini faceva salve le pensioni “in godimento”, mentre il Governo Renzi afferma (ma lo afferma soltanto) di voler fare salve quelle “in essere”, ma la sostanza non cambia.
Senonchè va osservato che la salvezza delle pensioni “in essere” da parte del Governo Renzi non è scritta da nessuna parte nella legge, e compare solo nelle dichiarazioni verbali del Ministro Padoan. Niente di più.

Viene in mente quando il Ministro Madia negava con tutte le sue forze che l’ art. 18 sui licenziamenti fosse stato abrogato anche per gli statali (malgrado lo affermasse autorevolmente anche il giuslavorista Sen. Ichino).
Senonchè pochi mesi dopo il Governo ritenne più conveniente mostrare i muscoli contro gli assenteisti, e si cambiò rapidamente idea, affermando anzi che costoro andavano licenziati entro 48 ore, con buona pace dell’invocato art. 18.

Dunque:

– Il Disegno di legge del Governo autorizza certamente un intervento sulle pensioni di reversibilità, senza che nella stessa norma sia neppure previsto esplicitamente un limite per le pensioni in essere.

– In ogni caso un eventuale (ed inesistente) limite per le pensioni in essere riguarderebbe solo chi oggi è già vedovo, e non chi lo diventerà in futuro (come già fece il Governo Dini nella sua Riforma del 1995).

La decurtazione delle pensioni di reversibilità in base al progetto di riforma

La Riforma del Governo Renzi è peggiore di quella del Governo Dini.
Il Governo Dini tagliò le pensioni di reversibilità con riferimento al reddito Irpef del solo vedovo/a.
Invece il Governo Renzi si accinge a fare molto peggio: la pensione di rfeversibilità verrà tagliata con riferimento non solo al reddito personale del superstite, ma al reddito dell’ intero nucleo familiare ed all’ISEE, che include anche il reddito dei figli ed il patrimonio familiare.
Quindi chi ha lavorato una vita acquistando magari un alloggio e mettendo da parte qualche risparmio, non potrà passare a sua moglie l’ intera pensione di reversibilità, ma solo la quota che riterrà il Governo.

L’ entità attuale media delle pensioni di reversibilità

Nel 2015, secondo la stessa Relazione del Governo alla legge, si legge: “beneficiari attuali 3.052.482; spesa totale 24.152.946.974 euro“.
Con un rapido calcolo si desume che la media attaule delle pensioni di reversibilità è quindi di € 7.912,56 annue, ovvero di € 608,66 mensili lorde.
E’ troppo ? Sono pensioni d’ oro ? Bisogna abolirle per contrastare la povertà ?

La reversibilità e la previdenza complementare

Le pensioni di reversibilità tornano così sotto tiro, e questo purtropo non è un fatto limitato alla sola previdenza pubblica.
Nella previdenza complementare avviene anche di peggio, e purtroppo con l’ avallo determinante dei sindacati.
Da un lato vi sono stati non pochi accordi sindacali con i quali è stata addirittura abolita (ed in modo illegittimo) la “futura” pensione di reversibilità nella previdenza complementare.
Il disegno di legge del Governo Renzi, per esempio, trova un recente precedente nel Fondo Casella per i poligrafici, al cui Regolamento, all’ art. 22, si legge un intervento analogo, ovvero l’ abolizione della pensione di reversibilità in base al reddito ISEE:
“Per quanto riguarda le pensioni indirette o reversibili riconosciute ai superstiti a decorrere dal 1 marzo 2015 , sempre che l ’ evento morte si sia verificato dopo il 28 febbraio 2015, la pensione sarà dovuta secondo le seguenti modalità:
A) quanto alla quota di cui alla lettera a) del comma 2 che precede : detta quota è corrisposta solo nel caso di nucleo familiare contraddistinto da un reddito ISEE inferiore ai 12 mila euro.
Il Consiglio di Amministrazione potrà modificare l ’ importo del reddito ISEE laddove esso non si riveli compatibile con le logiche di sostenibilità attuariale del F ondo.”
Gli Accordi sindacali di questo tipo sono stati riconosciuti illegittimi dalla giurisprudenza.

In una causa patrocinata dal nostro Studio la Corte d’ Appello di Firenze ha dichiarato illegittimo l’Accordo sindacale ed ha rispristinato la pensione di reversibilità.

Aggiungiamo ancora che spesso i recenti Accordi Sindacali miranti a “zainettizzare” (ovvero capitalizzare la pensione integrativa) escludono dal calcolo il diritto alla pensione di reversibilità, e quantificato il c.d. zainetto con riferimento alla sola “speranza di vita” del pensionato diretto, negando quindi al coniuge superstite il suo diritto alla reversibilità

Infine va ancora segnalato come anche nei Fondi Sanitari si tende ormai spesso a penalizzare i coniugi superstiti, gravando la sua quota in modo discriminatorio. Ad esempio nel Fondo Sanitario di Banca Intesa tutti i pensionati pagano il 3% della loro pensione, ma per i superstiti tale quota è calcolata sulla pensione originaria del de cuius e non sulla quota di reversibilità. Solo nel 2016 è stato in parte attenuato il meccanismo.

Nota 1: Nella Relazione tecnica al disegno di legge (pag. 10) viene chiaramente affermato che:
Le principali prestazioni di natura assistenziale, ovvero di natura previdenziale ma comunque sottoposte alla prova dei mezzi sono: assegno sociale, pensione di reversibilità, integrazione al minimo, maggiorazione sociale del minimo, assegno per il nucleo con tre o più figli minori”.

Con riferimento all’anno 2015, i beneficiari delle prestazioni e la relativa spesa sono stati:
– assegni sociali: beneficiari attuali 845.824 (escludendo gli invalidi civili), spesa totale 4.266.505.421 euro;
– pensione di reversibilità: beneficiari attuali 3.052.482; spesa totale 24.152.946.974 euro;
– integrazione al minimo: beneficiari attuali 3.469.254, spesa totale 20.500.376.967 euro;
– maggiorazione sociale del minimo: beneficiari attuali 848.893, spesa totale 1.966.254.405 euro;
– assegni per il nucleo familiare con tre o più figli minori: beneficiari attuali 234.332, spesa totale 396.292.957,93 euro (anno 2014)
up

Torna su