Prescrizione e decadenza nelle cause contro l’ Inps


Prescrizione

il codice civile fissa in dieci anni il termine di prescrizione ordinaria, salvi i casi in cui la legge dispone diversamente.

La legislazione previdenziale contiene però una norma speciale – art. 129, comma 1, r.d.l. 4 ottobre 1935, n. 1827 – che prevede un termine di prescrizione quinquennale per le rate di pensione liquidate e non riscosse.

Dal combinato disposto scaturisce un doppio regime prescrizionale, quinquennale nel caso in cui l’ente previdenziale abbia riconosciuto e liquidato la prestazione, e decennale negli altri casi.

La riforma del 2011, con il sopra riportato art. 38, comma 1, lett. d, n. 2, Legge 15 luglio 2011, n. 111, pone fine a questo doppio regime, ed allinea a cinque anni i termini di prescrizione dei ratei pensionistici, ancorché non liquidati e dovuti a seguito di pronuncia giudiziale dichiarativa del relativo diritto, nonché delle differenze dovute a seguito di riliquidazioni.

Resta il dubbio se la norma abbia cancellato anche – in evidente controtendenza con la ratio del contenimento della spesa – i termini prescrizionali più abbreviati, quali ad esempio il termine annuale previsto per le prestazioni di malattia e maternità

Con il Decreto Legge n. 98/11, dopo l’ art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970 n. 639, è inserito il seguente: “47-bis. 1. Si prescrivono in cinque anni i ratei arretrati, ancorchè non liquidati e dovuti a seguito di pronunzia giudiziale dichiarativa del relativo diritto, dei trattamenti pensionistici, nonchè delle prestazioni della gestione di cui all’articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, o delle relative differenze dovute a seguito di riliquidazioni.”

Decadenza

– Art. 47 del DPR 639 del 1970

Art. 47.

1. Esauriti i ricorsi in via amministrativa, può essere proposta l’azione dinanzi l’autorità giudiziaria ai sensi degli articoli 459 e seguenti del codice di procedura civile.

2. Per le controversie in materia di trattamenti pensionistici l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell’Istituto o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione (1).

3. Per le controversie in materia di prestazioni della gestione di cui all’articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di un anno dalle date di cui al precedente comma (2).

4. Dalla data della reiezione della domanda di prestazione decorrono, a favore del ricorrente o dei suoi aventi causa, gli interessi legali sulle somme che risultino agli stessi dovute.

5. L’Istituto nazionale della previdenza sociale è tenuto ad indicare ai richiedenti le prestazioni o ai loro aventi causa, nel comunicare il provvedimento adottato sulla domanda di prestazione, i gravami che possono essere proposti, a quali organi debbono essere presentati ed entro quali termini. È tenuto, altresì, a precisare i presupposti ed i termini per l’esperimento dell’azione giudiziaria.

6. Le decadenze previste dai commi che precedono si applicano anche alle azioni giudiziarie aventi ad oggetto l’adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito. In tal caso il termine di decadenza decorre dal riconoscimento parziale della prestazione ovvero dal pagamento della sorte.
(1) Comma così sostituito dall’articolo 4, del D.L. 19 settembre 1992, n. 384.
(2) Comma sostituito dall’articolo 4, del D.L. 19 settembre 1992, n. 384.
(3) Comma aggiunto dall’articolo 38, comma 1, lett. d), numero 1), del D.L. 6 luglio 2011, n. 98.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 31 luglio 2014, n. 95.

Nelle cause sul blocco della perequazione l’ INPS ha eccepito la decadenza per coloro che non avevano promosso la causa

– Decreto Legge 98/2011 – art. 38

Con il Decreto Legge n. 98/11 è stato aggiunto all’ art. 47 il seguente comma: “Le decadenze previste dai commi che precedono si applicano anche alle azioni giudiziarie aventi ad oggetto l’adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito. In tal caso il termine di decadenza decorre dal riconoscimento parziale della prestazione ovvero dal pagamento della sorte.”;

Decreto Legge 29 marzo 1991, n. 103 – art. 6

Regime delle prescrizioni delle prestazioni previdenziali.

1. I termini previsti dall’art. 47, commi secondo e terzo, del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639, sono posti a pena di decadenza per l’esercizio del diritto alla prestazione previdenziale. La decadenza determina l’estinzione del diritto ai ratei pregressi delle prestazioni previdenziali e l’inammissibilità della relativa domanda giudiziale. In caso di mancata proposizione di ricorso amministrativo, i termini decorrono dall’insorgenza del diritto ai singoli ratei.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 hanno efficacia retroattiva, ma non si applicano ai processi che sono in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Giurisprudenza

Corte Costituzionale n. 69 del 2014: “È incostituzionale l’art. 38 comma 4 d.l. 6 luglio 2011 n. 98, conv., con modificazioni, in l. 15 luglio 2011 n. 111, nella parte in cui prevede che la decadenza sostanziale di tre anni e la prescrizione di cinque anni (di cui al comma 1 lett. d) si applicano anche ai giudizi di riliquidazione delle pensioni pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore del decreto stesso”.

– Cass. Sezioni Unite 12720/09

“La decadenza di cui al D.P.R. n. 39 del 1970, art. 47, – come interpretato dal D.L. 29 marzo 1991, n. 103, art. 6, convertito nella L. 1 giugno 1991, n. 166 – non può trovare applicazione in tutti quei casi in cui la domanda giudiziale sia rivolta ad ottenere non già il riconoscimento del diritto alla prestazione previdenziale in sè considerata, ma solo l’adeguamento di detta prestazione già riconosciuta in un importo inferiore a quello dovuto, come avviene nei casi in cui l’Istituto previdenziale sia incorso in errori di calcolo o in errate interpretazioni della normativa legale o ne abbia disconosciuto una componente, nei quali casi la pretesa non soggiace ad altro limite che non sia quello della ordinaria prescrizione decennale”.

– Cass. 20892/07 ha stabilito non occorre la domanda amministrativa ex art. 443 c.p.c. a seguito delle pronuncia di incostituzionalità, poichè non vi sono fatti nuovi da portare a conoscenza dell’ INPS. Il ricorso è quindi proponibile..

Nello stesso senso si sono pronunciate le Sezioni Unite nella sentenza Cass., sez. un., 18 luglio 1996 n. 6491.

– Cass. 12878 del 2014 riepiloga il diritto previdente.

PRASSI

Circolare INPS N. 95 del 31 luglio 2014
Messaggio INPS n. 4774 del 19 maggio 2014
Messaggio INPS n. 220 del 4 gennaio 2013

NOTE E MANUALI

– Cisl 2014
– Cgil 2014
– Altalex
– Simone Catini