L’Unicredit e i Sindacati hanno firmato gli accordi sindacali per la fusione dei Fondi Pensione


Prosegue la procedura di fusione dei vari Fondi Pensione dell’Unicredit nell’ unico Fondo di Gruppo.

Il 12 settembre 2019 la Banca ed i Sindacati hanno firmato una serie di accordi sindacali che sono da considerarsi solo come atti preliminari alla vera e propria fusione dei Fondi Pensione.
Va ribadito che questi accordi sindacali (fra le c.d. “Fonti Istitutive”) non possono assolutamente vincolare giuridicamente i Fondi Pensione, che devono decidere solo in base alle loro procedure statutarie (fra cui, se previsto, anche il Referendum fra gli iscritti). Si veda in proposito:

Oggi ormai la stessa Banca, dopo le sue iniziali resistenze da noi contrastate (vedi la nostra Diffida sulla fusione dei Fondi Pensione Unicredit del 2015), sta finalmente osservando la vera e propria procedura di “fusione” imposta dalla COVIP, la quale prevede la tutta la decisione debba essere presa in autonomia da parte dei singoli Fondi e non per imposizione esterna da parte degli Accordi sindacali.
Si veda sul punto il nostro articolo: Le Fonti Istitutive ed i loro poteri nella previdenza complementare.

A riprova di ciò, si consideri come sullo stesso sito del Fondo Pensione di Gruppo Unicredit si legge che è stata convocata l’ Assemblea Straordinaria degli Iscritti del Fondo Pensione di Gruppo, “per deliberare in merito all’approvazione:

  • della fusione per incorporazione nel Fondo Pensione per il Personale delle Aziende del Gruppo UniCredit dei seguenti fondi: Fondo Pensione per il  Personale dell’ex Banca di Roma, Fondo di Previdenza Gino Caccianiga a favore del Personale di Aziende del Gruppo UniCredit S.p.A., Fondo Pensioni per il Personale della ex Cassa di Risparmio di Trieste Banca S.p.A. – Ramo Credito, Fondo Pensioni per il Personale della ex Cassa di Risparmio di Torino- Banca CRT S.p.A.;
    delle modifiche da apportare allo Statuto, predisposte dal Consiglio di Amministrazione nella riunione del 16 luglio 2019.
  • Il Progetto di Fusione e lo schema di Statuto con le suddette modifiche, unitamente alla relazione del Consiglio di Amministrazione che ne illustra le relative motivazioni, sono consultabili sul sito web del Fondo”

E’ quindi alquanto improprio quanto si legge nei recenti Accordi Sindacali, ad esempio quello del Fondo CR Torino (nel “Verbale di Commissione Tecnico Centrale”): le parti “concordano di modificare le seguenti previsioni dello Statuto del Fondo CRT sulla base delle indicazioni di seguito riportate, dandone apposito mandato al Consiglio di Amministrazione del Fondo”.

La verità è ben diversa: i membri del Consiglio di Amministrazione di un Fondo Pensione non ricevono alcun “mandato” dai sindacati, perchè sono stati eletti direttamente dagli iscritti al Fondo, fra cui soprattutto i pensionati che secondo la Cassazione non sono rappresentati dai sindacati dei lavoratori in servizio. Si tratta del principio di legge inderogabile di partecipazione degli iscritti alla amministrazione del Fondo (art. 5 comma 1 del Decreto Leg.vo 252/05).

In conclusione: qualsiasi modifica dello Statuto, per essere formalmente legittima, deve essere deliberata dal solo Consiglio di Amministrazione del Fondo, e successivamente sottoposta alla indispensabile “approvazione” della Covip, senza la quale la modifica statutaria non può entrare in vigore.

I diritti degli iscritti al Fondo Pensione

Di recente il nostro Studio ha vinto in Cassazione una importantissima causa di principio, facendo annullare un accordo sindacale aveva abolito (per i pensionati della Cassa di Risparmio di Firenze) la perequazione automatica e addirittura la futura reversibilità.
Con sentenza del 4 giugno 2019 n. 15164/19 la Cassazione ha testualmente stabilito che deve “ritenersi, alla stregua dei principi generali del diritto […] qualificabile quale diritto soggettivo perfetto acquisito al patrimonio dell’interessato [….] il diritto a fruire delle modalità di adeguamento di quel trattamento (il meccanismo di perequazione) e delle prestazioni accessorie al medesimo (la reversibilità) quali risultanti dalla disciplina in vigore all’atto della maturazione del diritto principale e ciò in conformità con il principio enunciato da questa Corte nella sentenza resa a sezioni unite n. 2995/1968″.

Il problema degli zainetti

Deve essere chiaro preliminarmente che i c.d. “zainetti” devono essere facoltativi e non obbligatori.
Si tratta della possibilità per gli iscritti di “capitalizzare” in una somma “una tantum” la loro pensione mensile a carico del Fondo, ivi compresa la reversibilità del coniuge.
E’ una problematica assai complessa, su cui abbiamo già pubblicato vari articoli sul nostro sito, consultabili cliccando qui:

Sulla tassazione dello zainetto, si veda invece:

Elenco degli Accordi sindacali del 12 settembre 2019.