Il calcolo dello zainetto della Cassa San Paolo


Abbiamo visto in altro articolo (Cassa San Paolo: gli zainetti ed il passaggio al Fondo Banco Napoli) tutta la complessa problematica del passaggio degli iscritti da un Fondo all’ altro. Sarebbe opportuno leggere anche quell’ articolo per avere un’idea complessiva delle questioni.

E’ stata offerta ad ogni iscritto la possibilità di “zainettare” la sua posizione individuale.
Cercheremo qui di dare degli elementi che possono aiutare in questa valutazione.
Su queste problematiche abbiamo già scritto due separati articoli di carattere generale sul nostro sito:
– Come si calcola in generale l’ importo dello zainetto ?
– Come si calcola la tassazione dello zainetto ?

Qui ci occuperemo della problematica specifica della Cassa di Previdenza San Paolo

Vi sono due ordini di questioni:

  1. Come è stato calcolato lo zainetto offerto a tutti gli iscritti ex San Paolo
  2. Quali conseguenze concrete implica l’ eventuale accettazione dello zainetto.

1. Come è stato calcolato lo zainetto degli iscritti ex San Paolo

L’ offerta di zainetto è stata fatta alle seguenti categorie di iscritti:

  1. Pensionati (vedi modulo)
  2. Lavoratori in servizio (vedi modulo)
  3. Esodati
  4. Differiti (vedi modulo)

Per ciascuna di queste categorie, lo zainetto presenta delle problematiche particolari, che vanno esaminate separatamente.

Iniziamo dagli aspetti comuni a tutti.
Sulla problema generale del calcolo dello zainetto rimandiamo al nostro apposito articolo: Come si calcola l’importo dello zainetto.
Sulla tassazione dello zainetto abbiamo scritto un articolo dedicato: Come si calcola la tassazione dello zainetto.

I parametri generali di calcolo

L’ offerta di zainetto è stata fatta con i parametri generali di calcolo indicati nella seguente tabella:


Come tutti i parametri economici adottati da un attuario, questi numeri possono essere opinabili, e probabilmente è possibile dimostrare che ve ne sono di più adeguati alle previsioni dei dati economici futuri (vedi il nostro articolo “Come si calcola l’importo dello zainetto”).
Ma questa contestazione può avere un valore (sacrosanto) sotto un profilo sindacale, ma non sotto il profilo meramente giuridico, poichè nessuno è obbligato a zainettare.

La possibilità (assai limitata) di contestazione del calcolo dello zainetto

Infatti la questione giuridica non può essere impostata sull’ erroneità dei parametri generali adottati.
Non esiste una legge che indichi i parametri da adottare per gli zainetti, e l’ offerta di zainetto della Cassa non è affatto obbligatoria, ma è facoltativa poichè ognuno può continuare a percepire la sua pensione mensile.
Questi parametri di calcolo sono stati condivisi dai sindacati, e comunque sono stati esplicitati nell’offerta della Cassa.
Non è quindi possibile contestare i parametri generali, ma è solo possibile (eventualmente) contestare la loro concreta applicazione nel caso singolo.
In pratica è possibile contestare giudizialmente solo la base di partenza del calcolo (l’ammontare della pensione mensile) oppure un errore aritmetico, ma non i criteri generali adottati per il calcolo.
Non siamo qui nell’ ipotesi diversa del calcolo del TFR, dove esiste una norma di legge (art. 2120 cod. civ.) che corregge il calcolo della Banca (che infatti perde regolarmente le cause sul TFR).

Le sentenze precedenti

Questa nostra affermazione – molto franca – si basa sulle precedenti sentenze emesse dai Giudici di Cassazione proprio sull’ Ente Previdenziale San Paolo, che offrì agli iscritti gli zainetti nell’ ormai lontano anno 1998. Queste sentenze di Cassazione sono ormai pubbliche, e reperibili sull’ apposito motore di ricerca della Cassazione (clicca qui), inserendo ad esempio la ricerca della sentenza n. 10353 del 2014.
Ci permettiamo solo di evidenziare che queste cause non furono patrocinate dal nostro Studio, che anzi dichiarò all’ epoca di non essere disponibile ad accettare alcun mandato difensivo su queste richieste di ricalcolo.
In quelle cause si chiese ai giudici, sostanzialmente, di ricalcolare il conteggio effettuato dalla Banca con dei nuovi parametri di calcolo, indicati anch’essi da un attuario.
I giudici rifiutarono ogni nuova perizia contabile, evidenziando che ogni iscritto al Fondo avrebbe potuto continuare a percepire la sua normale pensione mensile, anzichè optare liberamente per lo zainetto (poichè appunto si trattava di mera facoltà e non di un obbligo, come in questo caso).

Vi è la possibilità in generale di contestare in generale l’ importo dello zainetto ?

E’ importante osservare che (questa volta) la Banca non richiede l’ approvazione preventivo dell’ importo dello zainetto.
Si dovrebbe trattare di un principio ovvio ed elementare, anche perchè la Banca o il Fondo neppure comunicano lo sviluppo contabile che ha portato al risultato finale della somma offerta.
Senonchè, per quanto possa apparire assurdo, è proprio quello che è avvenuto in molte altre situazioni (quasi tutte). Ad esempio lo scorso anno l’ Unicredit (ed anche la Banca Carige nel 2016) hanno preteso che ogni iscritto riconoscesse per iscritto l’ esattezza contabile dell’ importo offerto, pur senza conoscere lo sviluppo contabile del suo importo individuale.
E’ motivo di rammarico dover aggiungere che spesso i sindacati si prestarono addirittura a questa operazione, sottoscrivendo e controfirmando i verbali di conciliazione agli effetti di cui all’ art. 2113 cod. civ. (inoppugnabilità della conciliazione per effetto dell’ assistenza sindacale), sebbene si siano spesso firmate centinaia di conciliazione nella stessa giornata, con evidente impossibilità pratica per ciascuno di ottenere le spiegazioni ed i chiarimenti necessari (non a caso la Cassazione ha iniziato da qualche anno ad annullare i verbali di conciliazione in sede sindacale, nei casi in cui questa assistenza era stata ridotta in concreto ad una semplice formalità).
Poichè almeno questa volta non si è richiesta all’ iscritto l’accettazione dell’ importo, almeno in linea di principio resta aperta la porta delle contestazioni, salvo naturalmente vedere se nel merito sono ancora possibili delle contestazioni o anche solo dei ricalcoli per errori o per sviluppi sopravvenuti.

Quali contestazioni sono possibili in concreto sullo zainetto ?

Si tratta essenzialmente delle contestazioni che riguardano l’ importo della pensione mensile posta a base del calcolo.

Si tratta essenzialmente dei seguenti casi:

  1. la pensione mensile posta a base dello zainetto è stata erroneamente calcolata, per due motivi:
    1. L’ importo mensile di chi è già in pensione era sbagliata;
    2. Il lavoratore è ancora in servizio o in esodo, e si è calcolata in modo sbagliato una pensione “virtuale” ai fini dello zainetto;
  2. altra ipotesi: la pensione base, anche se all’ inizio era stata esattamente calcolata, poi avrebbe dovuto subire dei ricalcoli successivi per effetto di fatti sopravvenuti, ma riferiti a fatti precedenti allo zainetto (aumenti retributivi contrattuali retroattivi, sentenze successive per fatti anteriori, ecc.).

Vediamo subito il caso dei fatti sopravvenuti come quelli sopra indicati: finora il Fondo Banco di Napoli ha lealmente ricalcolato in questi casi gli zainetti: il nostro Studio assiste da molti anni l’Unione Pensionati del Banco di Napoli, ed ha personalmente notizia di alcuni lavoratori che, dopo aver  vinto in giudizio la causa per una qualifica superiore, hanno poi ottenuto il ricalcolo della loro pensione base e quindi di conseguenza dello zainetto).

Andiamo ora invece all’ ipotesi più importante di pensione iniziale sbagliata. Quando può avvenire questo ?
A parte l’ ipotesi di errori individuali (anzianità contributiva, ecc.), vi sono essenzialmente due ipotesi.

  1. La retribuzione tabellare dell’ iscritto può essere stata calcolata in modo illegittimo, ovvero senza includere tutte le “voci fisse” come previsto dallo Statuto della Cassa (in particolare EDR e vacanza contrattuale).
    Si tratta di una ipotesi molto concreta: la Cassa di Previdenza San Paolo è già stata condannata in Cassazione (ancora di recente e in cause patrocinate dal nostro Studio), per aver sbagliato il calcolo della pensione, poichè la “vacanza contrattuale” non era stata inserita.
    Negli ultimi anni si è aggiunto un ulteriore problema per gli esodati e i differiti: la c.d. mancata tabellizzazione dell’ EDR (clicca qui) che può aver portato in molti casi a calcolare una pensione integrativa in base ad una retribuzione vecchia di anni e non rivalutata.
  2. Oltre alla “retribuzione tabellare”, vi può essere un ulteriore problema per esodati e differiti che non abbiano ancora maturato il diritto alla pensione.
    In questo caso si tratta di eseguire un calcolo “virtuale”, simulando cioè la pensione integrativa che l’ iscritto percepirebbe al momento della pensione.
    Ma questo calcolo non è affatto semplice, e può essere eseguito con vari criteri diversi fra loro.
    La Cassa San Paolo, però, non ha fornito alcuna spiegazione ufficiale sul metodo seguito, neppure nelle risposte pubblicate sul suo sito (FAQ), e nella sua Nota Metodologica.

La situazione concreta dei differiti e degli esodati

Partiamo da una serie di esempi concreti, di cui si sta occupando il nostro studio.
Vi sono casi di lavoratori “differiti” che si sono visti offrire addirittura € “zero” di zainetto, (vedi esempio) dopo 30 anni di anzianità con il San Paolo, per poi essere ceduti nel 2007 con la loro Agenzia ad altra Banca.
E’ una vera assurdità.
Costoro in base all’Accordo Sindacale del 5 dicembre 2017 sono stati anche esclusi dal minimo garantito di € 30.000.
Infatti l’Accordo così recita: “per gli iscritti in servizio e gli “esodati” l’offerta è al minimo pari a 30.000 euro”.
La Banca per costoro ha calcolato la pensione integrativa in modo solo “virtuale”, poichè questi lavoratori non hanno ancora i requisiti della pensione.
Senonchè la Banca non ha mai chiarito il criterio usato per questo calcolo virtuale.
Non sappiamo se questa ipotetica pensione sia stata calcolata con le regole del 2007 (quindi prima della Legge Fornero) oppure con le regole attuali (che magari fra poco verranno anche modificate).
Soprattutto non sappiamo quale sia stata la retribuzione pensionabile presa a base del calcolo: quella del 2007 (anno in cui il contratto era già scaduto dal 31/12/05), oppure dei successivi rinnovi contrattuali, nei quali però gli aumenti retributivi erano stati concessi in forma di EDR, e quindi non pensionabili.
Quello che rimane assurdo è il fatto che un lavoratore versi contributi per oltre 30 anni, per poi maturare “zero” di zainetto, ed essendo anche escluso dal minimo garantito dall’Accordo Sindacale del 5 dicembre 2017.
La situazione dei lavoratori “differiti” è in assoluto la più ingiusta di tutte.
Queste considerazioni sul calcolo della pensione valgono anche per gli esodati, anche se nel loro caso sono meno evidenti perchè talvolta il calcolo è assorbito dal minimo garantito di € 30.000.

La situazione dei pensionati

Per i pensionati con una pensione annua “superiore a 10.000 euro, l’offerta sarà decurtata nella misura fissa del 6%”.
Questa decurtazione non alcuna ragione d’essere, se non quella di far risparmiare la Banca.
Purtroppo però questa clasuola è stata prevista nell’Accordo Sindacale del 5 dicembre 2017 e quindi appare difficilmente impugnabile sul piano giudiziario, benchè deprecabile sul piano politico – sindacale.
Il pretesto per introdurre questa decurtazione è stato costituito dall’ antico precedente del Banco di Napoli, il cui Fondo venne istituito solo nel 2001, quando il Banco di Napoli era fortemente in crisi e a rischio di fallimento.
La decurtazione del 6% (nel 2001) doveva anche servire a garantire a tutti gli iscritti un importo minimo garantito a titolo di zainetto.
Presso la Cassa San Paolo, però, non vi è alcuna situazione di crisi o di rischio (anche perchè vi è la obbligazione solidale della Banca).
Inoltre come abbiamo visto il minimo garantito (che dovrebbe forse giustificare questa decurtazione del 6%) neppure vale per tutti gli iscritti, ed in ogni caso ha un costo complessivo di gran lunga inferiore al valore economico della decurtazione del 6%.

Per quanto attiene al controllo contabile dello zainetto, segnaliamo l’ ottimo lavoro di verifica che è stato fatto, con molta serietà, dalla Associazione Pensionati San Paolo, che ha fornito ai suoi iscritti ogni assistenza in questa difficile scelta individuale, tutelando anche coloro che erano stati esclusi dalla possibilità di zainettare perchè titolari di una pensione ancora “provvisoria”.

Vi sono infine delle ulteriori considerazioni.
Le pensioni in corso sono tutte decurtate del blocco della perequazione previsto dalla Legge Fornero per gli anni 2012/13, che corrisponde a circa il 5/6% della pensione.
Di conseguenza ogni zainetto è ovviamente decurtato di questa percentuale.
Contro questo blocco, come noto, pende un nostro ricorso collettivo alla Corte di Strasburgo.

Infine chi vuole zainettare deve essere ben consapevole del fatto che in questo modo impedisce al suo coniuge di ottenere la pensione di reversibilità. Su questa complessa problematica generale si veda il nostro apposito articolo: Come si calcola l’importo dello zainetto ?

Dobbiamo infine chiarire che, a parte gli esempi sopra indicati, altri fatti successivi al calcolo dello zainetto non hanno alcun effetto.
Ad esempio una modifica di legge successiva sulla data di pensionamento non potrà avere alcun effetto. Allo stesso modo se un pensionato muore prematuramente, rispetto alla speranza media di vita, i suoi eredi ovviamente non dovrammo certo restituire le somme “eccedenti”.
Questo può naturalmente sembrare ovvio, ma vale anche per il caso inverso: il pensionato che (per sua fortuna) ha superato la sua speranza di vita media delle statistiche dell’ Istat, non potrà certo richiedere il ripristino della sua pensione mensile.
Insomma lo zainetto è in definitiva una sorta di scommessa, e solo il tempo e la sorte potranno dirci se si è scelto bene, ma ce lo diranno solo a cose ormai fatte.