Il Fondo Sanitario Intesa e la causa dei 35 milioni di Euro


Facciamo chiarezza sulla causa (sullo scioglimento illegittimo della Cassa Sanitaria Intesa e sul suo patrimonio di 35 milioni di Euro) che oggi è pendente in Cassazione.

La causa contro il Fondo Sanitario Intesa promossa dalle Associazioni dei Pensionati

Il Fondo Sanitario ha perso, sia in primo grado che in appello, una causa che è stata promossa da quattro pensionati nella loro qualità di Consiglieri di Amministrazione della Cassa Sanitaria Intesa. Questi pensionati fanno riferimento alle Associazione Pensionati ex Cariplo ed ex Comit, le quali hanno promosso e sostenuto anche finanziariamente la causa.
Ho avuto io l’onore di difendere i pensionati in questa causa, che è stata vinta dai pensionati già quattro volte (vedi sotto le sentenze e le ordinanze).
Ne aveva dato notizia sabato 12 luglio 2014 anche il Sole 24 Ore, con un articolo scaricabile qui.

Il Fondo Sanitario (insieme alla Cassa Sanitaria Intesa) ha poi comunque voluto ricorrere in Cassazione, come suo pieno diritto.
Il ricorso in Cassazione ovviamente può essere promosso solo dalla parte che ha perso, e non da quella che ha vinto. Quindi il ricorso è stato promosso dal Fondo Sanitario, che di conseguenza è l’unica parte che può eventualmente ritirare il suo ricorso.
Invece la parte che ha vinto non può certo ritirare un ricorso che è stato promosso dalla sua controparte. Non si capisce proprio come qualcuno oggi continui a chiedere assurdamente ai pensionati di ritirare un ricorso per cassazione che non appartiene a loro, quando è impossibile farlo perché questo ricorso appartiene solo alla loro controparte.

Le nostre proposte transattive

Durante la causa i quattro pensionati ricorrenti e le loro Associazioni hanno sempre cercato tenacemente di arrivare ad un accordo con la controparte, nell’interesse dell’ intera categoria dei pensionati, avanzando proposte formali per iscritto che vennero inserite nei verbali di udienza. I Giudici hanno appoggiato questi sforzi conciliativi, disponendo il rinvio della causa per consentire alla Banca ed al Fondo di prendere una chiara posizione, che però non è mai arrivata.

Le nostre proposte transattive, riportate nei verbali di udienza, sono qui pubblicate:

Il Fondo Sanitario ha poi perso la causa, per quattro volte, con vari provvedimenti che qui pubblichiamo per esteso:

  1. Ordinanza del Tribunale di Milano di sospensione della Delibera della Cassa Sanitaria
  2. Ordinanza del Collegio sul Reclamo del Fondo avverso la suddetta Ordinanza di sospensione
  3. Sentenza di merito del Tribunale di Milano del 2 luglio 2014
  4. Sentenza della Corte d’appello di Milano del 29 giugno 2017


L’oggetto della causa e le nostre domande giudiziali

Nelle nostre domande giudiziali abbiamo esposto dei principi molto chiari e semplici: la scelta di sciogliere la Cassa Sanitaria Intesa e di decidere la destinazione del suo patrimonio (gli attuali 35 milioni di Euro) spetta solo a tutti gli iscritti alla Cassa (attivi e pensionati) tramite la loro Assemblea generale.
Qualcuno ha un’idea migliore, o più democratica ?

Invece la posizione del Fondo Sanitario è completamente diversa: a decidere la destinazione del patrimonio devono essere la Banca ed i Sindacati, nella loro qualità di fantomatiche “Fonti Istitutive”: mentre noi vogliamo che a decidere sia l’assemblea degli iscritti, la controparte ritiene che debba invece decidere chi – anticamente – avrebbe “istituito” il Fondo.

Senonchè la Cassa Sanitaria venne istituita regolarmente davanti ad un Notaio, con un normale Atto Costitutivo (e non venne certo istituita con un semplice accordo sindacale) e per di più dopo un’assemblea degli iscritti al Teatro “Dal Verme” di Milano. Inoltre i Giudici hanno osservato che la materia dei Fondi Sanitari è estranea e ben diversa da quella dei Fondi Pensione (che è l’unica che prevede qualche potere – anche se meno di quanto si pretenderebbe – per le c.d. “Fonti Istitutive”).

Noi invece abbiamo spiegato ai Giudici un concetto addirittura ovvio: se – ad esempio – 40 anni fa è stata costituita da cinque persone una Associazione bocciofila, davanti al Notaio, ed in seguito si sono poi iscritti ad essa numerosi soci che hanno pagato la loro quota, è assurdo pensare che oggi l’Associazione possa esser sciolta per decisione di quelle 5 persone “istitutive” (o magari dai loro eredi), anzichè dalla Assemblea degli odierni soci.

Il giudizio di Cassazione

E’ ben comprensibile come i Giudici abbiano sempre respinto, e per quattro volte, queste richieste del Fondo.
Finora, però, il Fondo ha voluto tenacemente continuare a resistere in un giudizio in cui peraltro non ha avuto alcuna soddisfazione, rifiutando ogni risposta alle nostre proposte transattive avanzate nell’interesse della categoria generale dei pensionati.
Addirittura il Fondo ha preferito mantenere congelati i 35 milioni, che potrebbero servire a tutti i pensionati, piuttosto che ammettere la sconfitta ed aprire un dialogo con i pensionati.
Anche i Sindacati, dobbiamo aggiungere, finora sono sembrati molto restii ad ammettere di aver firmato un Accordo Sindacale illegittimo (Accordo Sindacale 2 ottobre 2010).

Eppure Intesa San Paolo è ben al corrente del fatto di aver già perso in Cassazione, con la recentissima sentenza del 4 giugno 2019 n. 15164/19, di nuovo in una causa che difendevo io a tutela dei Pensionati, proprio sulla questione dei poteri delle c.d. “Fonti Istitutive” di sciogliere un Fondo Pensione, trasferendo ad altro Fondo gli iscritti ed abolendo anche reversibilità e la perequazione automatica.
Anche in quella occasione è stata ancora una volta solo l’Associazione Pensionati (in questo caso quella della CR Firenze) a difendere i diritti dei pensionati, impugnando gli Accordi Sindacali poi dichiarati illegittimi.
Dopo questa sentenza di Cassazione del 4 giugno 2019 n. 15164/19, che condizionerà pesantemente anche l’esito dell’attuale ricorso del Fondo, noi a maggior ragione siamo disposti al dialogo con il Fondo Sanitario, se solo volesse riconoscerci come interlocutori a tutela dei pensionati in questa vicenda.

Il mio ruolo di difensore dei soli ricorrenti

Un’ultima precisazione: le proposte politiche a tutela dei pensionati non spettano certo a me come avvocato, ma naturalmente spettano solo ai miei assistiti ed alle loro Associazioni dei Pensionati (sia pure con la mia assistenza tecnico – giuridica). La causa non appartiene mai all’Avvocato, ma solo ai suoi assistiti.

Di recente invece mi è stato chiesto di partecipare ad incontri con soggetti diversi dai miei assistiti, e senza la loro presenza, per cercare di risolvere la questione senza di loro.
Non citerò il nome di chi me lo ha chiesto, che peraltro considero una persona perbene ed in buona fede, ma debbo ribadire ancora una volta, e pubblicamente, che la moralità ed la deontologia di un Avvocato gli vietano di rendersi infedele al suo cliente. Chiunque sia da me assistito avrà sempre – ovviamente – la garanzia che tratterò della sua causa solo con lui, e non con altri. Spero che sia l’ultima volta che mi venga rivolta una richiesta del genere.

Chiunque voglia quindi contribuire alla soluzione dei gravi problemi dei pensionati con il Fondo Sanitario Intesa, e chiedere lo sblocco della causa oggi pendente in cassazione dovrà:

–          Tener presente la elementare verità secondo cui il ricorso in Cassazione potrà essere ritirato solo dal Fondo Sanitario Intesa (soccombente) e non certo dai pensionati (vittoriosi)

–          Le eventuali idee e proposte sulla questione dovranno essere indirizzate direttamente ai ricorrenti ed alle Associazioni Pensioni di loro riferimento (ex Cariplo ed ex Comit), e non certo a me come loro difensore, anche se poi i miei assistiti si consulteranno come sempre con me.

Confido di aver fatto chiarezza, sia con queste precisazioni che con la pubblicazione dei documenti citati (peraltro già da me pubblicati anni fa su questo sito, all’articolo relativo, per la consueta volontà di trasparenza da parte dei miei assistiti).

Con i migliori saluti.

30 novembre 2019

Avv. Michele IACOVIELLO


Per completezza pubblichiamo di seguito un aggiornamento sulla situazione del Fondo Sanitario Intesa, a firma del Consigliere dei Pensionati Filippo Vasta, aggiornato al recentissimo Consiglio di Amministrazione del 26 novembre 2019.
L’articolo, che noi condividiamo, è stato redatto in piena autonomia dal Consigliere.

Punto sulla situazione del Fondo Sanitario di Intesa San Paolo

di Filippo Vasta

L’equilibrio dei conti

Premesso che l’attuale esercizio si chiuderà positivamente in quanto l’andamento dei mercati apporterà, salvo sfracelli dell’ultima settimana, proventi finanziari pari al doppio della perdita dello scorso esercizio, consentendo quindi la liquidazione piena delle prestazioni differite, la situazione futura della gestione è invece motivo di seria preoccupazione. Non si può infatti fare affidamento sulla rendita del patrimonio, dato che performance come quella di quest’anno difficilmente si ripresenteranno in futuro, stanti i tassi attuali delle obbligazioni e dei conti di deposito (la quota investita in azioni è circa il 15% del totale e il Fondo non può certo speculare in borsa). E’ logico quindi che questo item del conto economico debba essere lasciato fuori dalle analisi.

Le stime di chiusura dell’esercizio in corso confermano la riduzione consistente del risultato operativo della sezione Attivi (la differenza fra contributi e prestazioni), il cui surplus è stato sinora fondamentale per garantire il conferimento alla sezione Quiescenti del contributo di solidarietà nella misura integrale del 6% dei contributi totali. Senza questo supporto, la gestione Quiescenti, strutturalmente in perdita, non ha alcuna possibilità di sopravvivenza. Anche le stime dello studio attuariale (Olivieri) confermano il trend e prevedono che il risultato operativo degli attivi passi in negativo già dal 2022. Visto l’andamento degli ultimi due anni, mi sembra una previsione attendibile.

A questo punto, il prudente amministratore che vuole garantire la continuità della gestione deve, per prima cosa, stabilire se è fra i suoi scopi un welfare che copra tutta la vita del lavoratore, sia durante il periodo di attività, sia in quello di quiescenza. Se la risposta è sì, e quindi si vuole che i Pensionati possano continuare a far parte del Fondo Sanitario, vanno introdotte misure atte a ristabilire l’equilibrio della gestione e queste misure devono anzitutto mettere la Gestione Attivi in condizione di fornire l’indispensabile contributo di solidarietà.

Sul piano della contribuzione, l’innalzamento delle aliquote relative ai familiari, a carico e non a carico, del personale in attività, adeguandole a quelle previste per il personale in quiescenza, apporterebbe cospicue risorse al conto economico, coprendo pressoché integralmente il fabbisogno che si è venuto a determinare.

Sul piano delle prestazioni è indispensabile una campagna rivolta a tutti gli iscritti, in attività e in pensione, per indirizzarli verso quelle in convenzione, meno onerose per il Fondo e, grazie alla rete propria e di Previmedical, in grado ormai di coprire il fabbisogno di cure su tutto il territorio nazionale. E’ scarsamente spiegabile il fatto che ancora oggi, a distanza di quasi dieci anni, il regime delle prestazioni a rimborso superi, per quantità di richieste e per importo erogato, quello più conveniente dell’assistenza diretta.

E’ altrettanto importante ricordare a tutti, Attivi e Quiescenti, che il Fondo Sanitario deve continuare ad essere integrativo, e non sostitutivo del Servizio Sanitario Nazionale. Ricorrere, quando possibile e ove si disponga di strutture d’eccellenza, al Servizio Pubblico non dovrebbe essere un ripiego, ma la regola. Fare le analisi del sangue privatamente, quando si possono fare con il SSN senza appuntamento, è solo un’inutile spreco di denaro. Qualche incongruità è inoltre insita nel Regolamento in vigore. Non si capisce infatti perché agli Attivi non venga applicata una franchigia per i ricoveri ospedalieri con intervento chirurgico. Una minimo di partecipazione ai costi da parte dell’iscritto è, salvo i casi di gravi e identificate patologie, una regola di buon senso. E’ doveroso richiamare tutti ad un comportamento responsabile che favorisca il benessere comune.

La vertenza giudiziaria

Ultimamente viene da più parti invocata la cessazione della vertenza che oppone quattro componenti del Consiglio della Cassa Sanitaria Intesa (la Vecchia Cassa), sostenuti dalle Associazioni dei Pensionati Cariplo e Comit, contro il Fondo Sanitario. Alla base c’è l’impugnazione, da parte dei quattro colleghi, della delibera con la quale il Consiglio d’Amministrazione della Vecchia Cassa, in data 18/10/2010, disponeva il trasferimento di tutti gli iscritti e dell’intero patrimonio dell’Associazione “Cassa Sanitaria” all’allora neo costituito “Fondo Sanitario”. L’illegittimità di tale delibera è stata sancita in due gradi di giudizio ed ora la causa giace davanti alla Corte di Cassazione su ricorso di Vecchia Cassa e Fondo Sanitario, le parti soccombenti.

Sull’andamento della vertenza esiste una nota dell’Avvocato Michele Iacoviello, del tutto esaustiva, che invito a leggere; da parte mia vorrei riassumere sommariamente alcuni aspetti nella stessa sottolineati.

Il ricorso è stato avanzato dal Fondo e dalla Cassa e solo loro lo possono ritirare. I pensionati e le Associazioni hanno da tempo dato disponibilità a trovare un accordo transattivo.

Da parte mia, sin dall’inizio dell’attuale mandato nel Consiglio d’Amministrazione del Fondo, ho espresso ai miei colleghi la necessità di chiudere la vertenza, nell’interesse dell’istituzione. La mia posizione è stata condivisa dal alcuni e drasticamente respinta da altri. Pur non di meno mi sono recentemente attivato affinché venisse reiterato per iscritto, da parte dei ricorrenti e delle Associazioni dei Pensionati, l’invito a un tavolo conciliativo dove discutere e trovare un accordo aggiornato all’attuale situazione del Fondo Sanitario. La lettera è stata inoltrata, ma non ha avuto alcun riscontro.

E’evidente che alcune fra le parti trattanti (autodefinite Fonti Istitutive) non gradiscono intrusioni nel loro club esclusivo; l’invito, più o meno esplicito, è di non disturbare il manovratore. La situazione è senz’altro complicata dalla contemporanea trattativa sul rinnovo del contratto collettivo nazionale. Tuttavia chi ha realmente a cuore le sorti del Fondo non può accettare di stare a guardare attendendo una sentenza che, stante la giurisprudenza, non può che confermare quanto stabilito dai giudici di primo e secondo grado. Le successive iniziative giudiziarie, una volta passata la sentenza in giudicato, non miglioreranno certo né la situazione del Fondo, né quella degli altri attori coinvolti, fra cui i Consiglieri che hanno approvato la delibera illegittima. A chi sta realmente a cuore la tutela dei lavoratori, attivi e pensionati, spetta di adoperarsi per dirimere in modo equo e responsabile questa vicenda, riportando ordine nello Stato Patrimoniale del Fondo e serenità nell’ambiente. Le Associazioni dei pensionati e i ricorrenti hanno dimostrato la loro disponibilità. Sta alle organizzazioni sindacali e alla banca battere un colpo.

Filippo Vasta

Milano, 29 novembre 2019