Assemblea dei Pensionati CRT del 25/05/19: Interventi degli Avvocati Iacoviello e Santilli


Intervento dell’Avv. Michele IACOVIELLO

Oggi parleremo della fusione del vostro Fondo Pensione della Cassa di Risparmio di Torino con il Fondo di Gruppo Unicredit.

Questa mattina io avrei dovuto essere a Palermo all’assemblea annuale dei pensionati del Banco di Sicilia. Ci vado ogni anno. Ma ci tenevo troppo ad essere qui da voi proprio per la questione della fusione del vostro Fondo.

I pensionati del Banco di Sicilia, ed i pensionati di altri 21 fondi interni all’Unicredit (CR Verona, Rolo, Cr Roma, ecc.) sono già confluiti nel Fondo Pensione di Gruppo Unicredit nel 2016. In quell’occasione non si è fatto nessun referendum, e nessuno dei pensionati ha mai votato per esprimere la sua opinione su questo progetto.

All’epoca però noi ci opponemmo e indirizzammo una diffida all’Unicredit ed ai sindacati chiedendo che venisse indetto un referendum in applicazione della procedura di fusione richiesta dalla Covip, facendo presente che non è sufficiente un accordo sindacale per imporre il trasferimento dei pensionati da un Fondo all’altro.

Sono passati tre anni, ed oggi il Vostro Presidente Rambaldi vi ha indirizzato un lettera con la quale finalmente l’Unicredit è costretto a darci ragione: non è sufficiente un accordo sindacale per trasferire i pensionati, e va fatto un referendum.

Ma perchè stavolta sono d’accordo? Perché stavolta vogliono portare nel Fondo di Gruppo di Milano non solo i singoli pensionati ma anche tutto il patrimonio, comprese le plusvalenze e quindi l’enorme credito del Fondo CRT nei confronti dell’Inps di circa 130 milioni di Euro.

Tre anni fa l’Unicredit si guardò bene dal trasferire nel Fondo di gruppo l’intero patrimonio dei 21 fondi interni. L’Unicredit fece effettuare dall’attuario il conteggio dei singoli salvadanai individuali (le cosiddette riserve matematiche) e fece trasferire solo questi importi. Per curiosità: a chi finirono le eccedenze del patrimonio? Sono finite all’Unicredit, come del resto era stato esplicitamente scritto nell’accordo sindacale.

Adesso invece hanno cambiato idea, e adesso vogliono che l’intero patrimonio del Fondo CRT, comprese le eccedenze e le plusvalenze, debbano passare in blocco al Fondo di Gruppo. Per fare questo hanno però bisogno stavolta della procedura di fusione, e per la prima volta affermano che non basta l’accordo sindacale da solo.

Tre anni fa era sufficiente l’accordo sindacale, e così le eccedenze restarono alla Banca, ma adesso bisogna fare un referendum per far passare al Fondo di Gruppo l’intero patrimonio del Fondo CRT, considerato che il vostro Fondo e improvvisamente diventato ricco per la causa contro l’Inps.

Senonché quando una persona diventa ricca, e tutti la corteggiano e la vogliono sposare, forse qualche domanda deve farsela per evitare che sia un matrimonio di interesse.

Ma è proprio obbligatorio procedere alla fusione nel Fondo di Gruppo?

Assolutamente no, non è affatto obbligatorio. Al massimo è facoltativo, ma forse è addirittura vietato nel particolare caso dei Fondi ex esonerativi.

Dobbiamo infatti ricordare che il vostro Fondo CRT è molto speciale, poiché fa parte della limitata categoria dei Fondi ex esonerativi, che in tutt’Italia era rappresentata da otto Fondi: San Paolo, Cariplo, Padova e Rovigo, Firenze, ecc.

In queste otto Banche i lavoratori non sono stati affatto iscritti all’Inps fino al 1991, e non lo conoscevano proprio. Le Banche versavano i contributi solo al loro Fondo Pensioni aziendale, che aveva ottenuto uno speciale riconoscimento con Decreto del Presidente della Repubblica, ed erano quindi esonerati dall’obbligo del pagamento dei contributi all’Inps (risparmiando un sacco di soldi). Proprio per questo esonero venivano comunemente chiamati Fondi esonerativi. Se andate sul sito internet del Vostro Fondo CRT, troverete ancora la foto del Decreto del Presidente della Repubblica, con tanto di sigillo e ceralacca.

Quando la riforma Amato del 1990 trasformò queste Banche in S.p.A., tutti i lavoratori ed i pensionati passarono da quel momento all’Inps, e quei Fondi rimasero in vita come fondi chiusi, limitati ai soli lavoratori assunti entro il 1990, e con esclusione di tutti i successivi lavoratori assunti dopo quella data. Quindi i vostri colleghi più giovani, assunti dopo il 1990, non possono per legge essere iscritti al Fondo CRT.

La legge ha aggiunto un’altra cosa molto importante: il patrimonio dei Fondi ex esonerativi deve restare obbligatoriamente vincolato a favore di quegli iscritti assunti entro il 1990, ed è assolutamente vietato distrarre il patrimonio per darlo ad altri, se non quando il Fondo sarà sciolto alla morte dell’ultimo superstite dell’ultimo iscritto al Fondo che era stato assunto entro il 1990 (art. 5, comma 2, del Decr. Leg.vo 357/90).

Quindi per legge è assolutamente da escludere che i vostri soldi (compresi 130 milioni di euro vinti nei confronti dell’Inps) possano essere destinati ad altri lavoratori o pensionati di altri Fondi. Questo è il vero punto. La legge dice chiaramente che i vostri soldi devono restare vincolati a favore solo degli iscritti al Fondo, escludendo perfino gli ex lavoratori CRT assunti dopo il 1991.

Come può essere allora lecito che il vostro patrimonio finisca in un calderone unico, nel Fondo di Gruppo?

Adesso ci stanno raccontando che nel Fondo di Gruppo verrà mantenuta una contabilità separata.

Qui dobbiamo capirci.

O si tratta di una semplice evidenza contabile, oppure si deve trattare di un separato (sotto) Fondo Pensioni all’interno del Fondo principale.  Ma questo non vero. Il Fondo pensione è uno solo, ed è il Fondo di Gruppo, per cui non vi possono essere garanzie che i vostri soldi ed il vostro trattamento rimangano blindati una volta entrati nel Fondo di gruppo.

Se anche Voi entraste nel Fondo di Gruppo con qualche garanzia, questa garanzia non sarebbe affatto “blindata”, poiché dalla mattina dopo verrebbe gestita a maggioranza dall’intero Fondo di Gruppo.

In parole povere il Fondo di Gruppo verrà amministrato con un voto di maggioranza in cui voi sarete molto pochi se confrontati con il resto d’Italia, anche perché vi sono già dei Fondi particolarmente numerosi che peseranno assai più di voi, e penso agli ex lavoratori del Credito Italiano ed a quelli della Banca di Roma. Saranno questi grandi Fondi a fare numericamente la parte del leone, e non certo gli iscritti al Fondo CRT, anche perché statuto vi sarà un solo rappresentante dei pensionati per tutt’Italia, e realisticamente non è pensabile che i pochi iscritti della CRT possono influenzare in modo determinante il voto nazionale.

Come sarebbe possibile garantire la blindatura del vostro patrimonio e dei vostri diritti?

In un solo caso, che però non è avvenuto nel caso della CRT. Occorrerebbe, cioè, che la Banca garantisse solidalmente in proprio il pagamento delle somme dovute agli iscritti in base all’attuale Statuto CRT, anche in caso di modifiche peggiorative decise in futuro da accordi sindacali o da una decisione maggioritaria del Fondo di Gruppo.

Quando io in altre banche ho fatto accordi di questo tipo (per esempio alla CR Firenze), abbiamo ottenuto che la Banca si impegnasse per iscritto a pagare quello che eventualmente non avrebbe più pagato il Fondo per qualsiasi motivo.

Questo in concreto non è possibile nel vostro caso, perché la Banca CRT già dal 1993 ritiene di non essere più obbligata solidalmente con Fondo, in forza di un accordo sindacale stipulato il 24 novembre 1993. A torto o a ragione (in realtà a torto) questa era la posizione della Banca CRT, che è stata poi fatta propria dall’Unicredito. Questo significa che l’Unicredit nega di essere tenuto solidalmente a pagare il dovuto agli iscritti, e ritiene che debba farlo solo il Fondo, con la conclusione che se il Fondo CRT, dopo la fusione nel Fondo di gruppo, e dopo essersi fuso con altri Fondi economicamente più deboli (come il Fondo della Banca di Roma), potrebbe trovarsi ad avere di fronte una situazione di crisi e a ridurre le prestazioni senza che la Banca si è tenuta ad aggiungere una qualsiasi somma. Questa non è fantascienza, ma è realtà, poiché è già avvenuto negli anni recenti che il Fondo della Banca di Roma riducesse le pensioni per “salvare” il Fondo.

Torniamo al punto di partenza: la fusione dei Fondi non è affatto obbligatoria, e nella peggiore delle ipotesi deve comunque essere approvata con referendum fra gli iscritti.

Ma chi scriverà il quesito per il referendum? Purtroppo lo scriveranno in concreto la Banca e sindacati, ed è facile prevedere che inseriranno la possibilità molto allettante per gli iscritti di zainettizzare le loro posizioni riscuotendo una somma di un certo importo. È facile prevedere che, come avvenuto lo scorso anno per i vostri colleghi del San Paolo, quest’offerta di zainetto in concreto risulterà allettante per la maggior parte degli iscritti.

Senonchè vi sono molti modi di calcolare lo zainetto, come vi sono molti modi di calcolare un mutuo, e qui sorgono altri problemi.

La vostra Associazione Pensionati, ed io personalmente, non possiamo dare consigli di opportunità ad ogni interessato: ognuno di voi sa meglio di chiunque altro i fatti di casa sua e deciderà di conseguenza.

Possiamo però darvi le informazioni utili perché ognuno possa fare al meglio una scelta così importante.

Prima di tutto deve essere chiaro che prendendo lo zainetto si toglie la pensione di reversibilità futura al coniuge, e agli eventuali figli disabili. Le Banche infatti ritengono che riscuotendo l’intero zainetto si possa privare il coniuge della sua pensione di reversibilità.

Questa tesi è perlomeno opinabile, perché la pensione di reversibilità appartiene solo al coniuge, e non al pensionato diretto, anche nel caso di divorzio. Ma su questo meglio di me vi darà spiegazioni l’Avv. Silvia Santilli, che nel nostro Studio si occupa di diritto di famiglia.

Premesso questo per chiarezza, andiamo adesso a vedere come si fa il calcolo dello zainetto.

Si tratta di un calcolo molto complesso, ma detto in maniera semplice si tratta di calcolare la speranza di vita, moltiplicando la per l’importo della pensione, e applicando il tasso di rendimento (è come un mutuo alla rovescia, e più è alto il tasso di rendimento applicato, meno si percepisce di capitale).

Tralascerò ora i particolari più tecnici per concentrarmi su un aspetto specifico che riguarda il Fondo CRT.

Chi di voi al momento del pensionamento ha capitalizzato il 20% della sua pensione, si sarà accorto negli anni successivi di aver percepito molto poco. Il motivo è molto semplice: nel vostro Statuto le tabelle della speranza di vita sono identiche a quelle del vecchissimo statuto del 1960, e quindi in concreto sono quelle del censimento del 1951, quando la speranza di vita era ben diversa.

Invece l’Inps usa le tabelle Istat attuali, anche ai fini del calcolo dell’età di pensionamento, della ricongiunzione e del riscatto dei contributi.

Facciamo un esempio molto concreto: Piero Burdese, il vostro Presidente, ha ormai compiuto settant’anni: secondo il vostro Fondo dovrebbe vivere ancora sette anni e mezzo, e invece secondo l’Istat altri 16.

Questo significa che il vostro Fondo gli pagherebbe 7,5 annualità, mentre invece gliene spetterebbero 16. Il discorso è tutto qui. Allora si deve pretendere dal Fondo con molta chiarezza la risposta a questa semplice domanda, a cui finora non hanno risposto: nel calcolo degli zainetti verrebbero usate le tabelle di speranza di vita (obsolete) dello Statuto CRT, o invece le tabelle Istat aggiornate, come si è fatto in tutti gli altri Fondi?

Vi è una seconda domanda, pure assai importante. Il calcolo della futura reversibilità lo farete secondo una media approssimativa, oppure farete un calcolo su misura per ognuno, tenendo conto in concreto dell’esistenza del coniuge e della sua età?

Vi è un solo modo per fare un calcolo giusto: chi è sposato deve percepire di più di chi è scapolo o vedovo.

Diciamo subito che il San Paolo l’anno scorso non ha fatto così, e non ha fatto un calcolo individuale su misura, ma un calcolo fatto (così è stato detto) secondo una media statistica.

Questo criterio è assai grossolano e mi spiego subito: è un po’ come dire che ogni famiglia italiana ha una media di 1,7 figli, e quindi allo stesso modo si può presumere che ogni pensionato abbia mediamente, faccio per dire, 0,8 mogli. Questo porta a conseguenze assurde: chi è senza moglie (vedovo o scapolo) prenderebbe dei soldi in più, mentre chi è sposato prenderebbe meno del previsto. Ancora peggio è il caso di chi abbia un coniuge parecchio più giovane.

Vi è un solo modo per fare un calcolo corretto, ma oggi da voi non è ancora possibile metterlo in pratica: il Fondo CRT dovrebbe acquisire i dati aggiornati della situazione familiare di ogni iscritto. E’ quello che ha fatto due anni la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Senonché oggi il Fondo non conosce questi dati, e neppure ha interesse ad acquisirli, poiché i costi degli zainetti aumenterebbero improvvisamente a favore dei pensionati.

Bisogna allora vigilare, e pretendere due cose, se proprio si deve arrivare a questa benedetta fusione che, ripeto, non è affatto obbligatoria, e forse è addirittura vietata per i Fondi ex esonerativi.

Bisogna chiedere garanzie precise sul fatto che in futuro i soldi del Fondo siano riservati solo ai suoi iscritti, con eventuale garanzia solidale della Banca. In più bisogna pretendere per chi vorrà zainettizzare che il calcolo sia obiettivo e trasparente, fatto in base a tabelle di vita aggiornate e tenendo conto della situazione familiare specifica di ognuno degli iscritti.

È facile prevedere che la Banca e i sindacati, come già avvenuto per il San Paolo ed anche nelle altre Banche, non vorranno affatto garantire a voi iscritti al Fondo CRT questi diritti.

A pensare malignamente (e come qualcuno diceva, si fa peccato ma non si sbaglia) tutto il motivo della fusione del vostro Fondo sta nell’esigenza di far finire il vostro patrimonio del Fondo di gruppo, per versare nel calderone comune i 130 milioni improvvisamente arrivati dall’Inps.

Allora diventa fondamentale che il referendum si svolga su un quesito che non deve essere predisposto solo dalla Banca e dei sindacati (che devono tener conto necessariamente delle altre realtà dell’intero gruppo Unicredit), ma su un testo predisposto dalla Associazione Pensionati CRT, che rappresenta solo i pensionati CRT, e non altri. Su questo siamo già al lavoro, abbiamo fatto molte esperienze in questi anni, abbiamo visto cos’è successo nelle altre banche e abbiamo le idee molto chiare.

Su questo chiediamo il vostro appoggio e la vostra collaborazione costante.

Grazie dell’attenzione e buona giornata a tutti.

Avv. Michele IACOVIELLO

Intervento dell’ Avv. Silvia Santilli

Nel caso in cui il Fondo decidesse di offrire ai pensionati uno “zainetto” sarà importante fare alcune riflessioni, voglio quindi offrirvi qualche spunto e punti di vista forse non così immediati.

In primo luogo bisogna chiedersi come verranno tassati i futuri zainetti?

Attualmente le pensioni del Fondo godono di un trattamento fiscale agevolato, infatti la vostra pensione non viene tassata sull’intero importo, ma solo sull’ 87,50% del suo ammontare, mentre il restante 12,50% è “esente” da imposte.

In pratica una pensione del Fondo di ipotetici 100 euro mensili viene tassata solo su 87,50 euro!

Questo accade perché su 12,50 le imposte erano già state versate in precedenza ed è una regola del nostro ordinamento quella secondo la quale le imposte non si debbono pagare due volte.

Cosa accadrà il giorno in cui invece di percepire una rendita mensile per molti anni di seguito incasserete un’unica grande somma capitale ?

Le tasse verranno calcolate ad esempio su 100.000 euro o su 87.500 euro ?

Come vedete è una differenza non da poco.

In questo momento non siamo in grado di dare una risposta certa a questo interrogativo ma solo fornirvi degli spunti di riflessione e invitarvi a una estrema attenzione.

L’unica certezza è che il Fondo nel momento in cui pagherà gli zainetti li tasserà – come hanno fatto tutti gli altri Fondi, come da ultimo la Cassa di Previdenza San Paolo – per il loro intero ammontare.

Ci sarà poi modo per il pensionato di ottenere un rimborso dall’Agenzia delle Entrate?

Il nostro Studio si è già occupato di questa problematica ed ha anche avviato dei giudizi, le sentenze fino ad oggi però non hanno deciso in modo uniforme: alcune Commissioni Tributarie (Provinciali ma anche Regionali) hanno dato ragione ai pensionati e riconosciuto un rimborso sulle trattenute operate dal Fondo al momento del pagamento dello zainetto. Altre Commissione Tributarie invece hanno respinto le domande.

 L’argomento principale sul quale si può fare leva per ottenere questo beneficio è quello che noi chiamiamo della “conversione della rendita in capitale”: la vostra pensione al momento della zainettizzazione cambierà semplicemente le modalità di erogazione (non più ratei mensili ma un’unica somma una tantum) ma non la sua natura e dovrebbe quindi essere logico il mantenimento di quel beneficio.

Soprattutto sulle somme che voi avete accantonato nel Fondo Pensione erano già state versate delle imposte e sarebbe quindi ingiusto sottoporle di nuovo ad una tassazione integrale.

Questi principi ci sembrano chiari ma non possiamo nascondervi appunto che non tutti i Giudici li hanno accolti e da qui l’invito a fare valutazioni estremamente prudenti.

Un altro aspetto sul quale voglio richiamare la vostra attenzione è quello delle pensioni di reversibilità.

Oggi come oggi il pensionato che viene purtroppo a mancare lascia al suo coniuge superstite (tipicamente la moglie) una pensione di reversibilità pari al 60% della sua pensione.

Cosa accadrà se quello stesso pensionato deciderà di incassare lo zainetto?

Molto difficilmente il Fondo nel calcolare lo zainetto vi includa anche il diritto futuro della moglie del pensionato alla reversibilità.

In buona sostanza è molto probabile che il pensionato che decida di incassare lo zainetto comunque di fatto privi il coniuge della futura pensione di reversibilità.

Si tratta di una conseguenza grave soprattutto per le persone che appartengono alla vostra generazione, una generazione nella quale molto spesso le donne decidevano di dedicarsi principalmente al lavoro familiare rinunciando alla propria carriera lavorativa e quindi al reddito ed alla pensione che potevano derivarne facendo affidamento sui guadagni e anche sulla futura pensione del marito.

Il nostro codice civile a partire dal 1975 ha riconosciuto il valore economica del lavoro domestico, la pensione di reversibilità (così come la comunione legale dei beni) è una conseguenza diretta di questa scelta del legislatore: il lavoro prestato in famiglia, la cura dei figli e della casa ha un valore economico che deve essere riconosciuto e uno dei modi di riconoscerlo è appunto il diritto alla pensione di reversibilità.

Le conseguenze patrimoniali della scelta di zainettizzare possono quindi essere pesanti e andare a incidere negativamente su scelte compiute di comune accordo dai coniugi molti anni fa.

Vi invito ancora a considerare che molto probabilmente lo “zainetto” non ricade nella comunione dei beni tra coniugi ma è di proprietà esclusiva del pensionato che lo incassa

Questo ha alcune conseguenze pratiche rilevanti.

La pensione di reversibilità viene percepita esclusivamente dalla moglie, al contrario lo zainetto cade in successione: quindi la vedova quindi che avrebbe incassato da sola la pensione di reversibilità dovrà dividere il capitale nel quale si è trasformata quella pensione con gli altri eredi.

In soldoni una vedova con due figli avrà garantito solamente un quarto di quella che era una pensione che avrebbe potuto percepire per intero.

C’è poi un altro profilo fiscale: le successioni in Italia godono di un trattamento fiscale estremamente agevolato per non dire inesistente. Non abbiamo però la certezza che possa essere così anche in futuro.

Tutti gli ultimi governi hanno presentato disegni di legge per introdurre aumenti delle imposte di successione, non solo per garantire un aumento del gettito ma anche perchè l’Italia su questo aspetto ha un regime fiscale assolutamente unico in Europa ed è quindi difficile pensare che possa rimanere tale ancora a lungo.

Insomma non è affatto scontato che il capitale percepito come zainetto dopo essere stato tassato al momento della erogazione non si trovi poi a dover subire un nuovo prelievo fiscale al momento del decesso del pensionato cosa che non accadrebbe nell’ipotesi di reversibilità.

Concludo con un ultimo rilievo.

Come sapete il diritto alla pensione di reversibilità si mantiene anche nel caso di divorzio e di nuove nozze del pensionato purché l’ex coniuge abbia diritto ad un assegno divorzile. Ebbene anche questo diritto verrebbe meno nel caso di zainetto.

Una ex moglie titolare di un assegno divorzile perderebbe un diritto patrimoniale che ha solido fondamento normativo nella solidarietà tra coniugi, un valore espressamente riconosciuto dal nostro ordinamento.

Non dimentichiamo tra l’altro che le pensioni del Fondo non sono delle comuni pensioni integrative come quelle che ognuno di noi può stipulare presso una banca o un’assicurazione. Quando siete stati assunti la pensione della Banca era la vostra unica pensione che sostituiva a tutti gli effetti la pensione Inps: considerata questa natura diventa molto difficile ipotizzare di poter violare il diritto di una vedova a una fonte di sostentamento quale la pensione di reversibilità.

Grazie dell’attenzione e buon proseguimento.

Avv. Silvia SANTILLI