Bilanci tecnici dei Fondi Pensione


I Fondi Pensione devono agire su una prospettiva di tempo molto lunga, poichè devono gestire un risparmio versato oggi, ma che servirà a coprire i bisogni futuri.
Per questo motivo non è sufficiente che il Fondo Pensione sia economicamente in attivo oggi, ma deve esserlo anche in prospettiva futura, quando dovrà provvedere al pagamento futuro delle pensioni in base ai contributi versati oggi.

I due bilanci

Ogni Fondo Pensioni quindi ha due Bilanci:
– Il Bilancio d’ esercizio annuale rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione dell’ anno preso in considerazione, sia come risultato economico dell’ anno (entrate ed uscite dell’ anno), e sia come patrimonio complessivo.
– Il Bilancio Tecnico invece non mira affatto a “fotografare” la realtà di un singolo anno, ma cerca invece di prevedere i possibili scenari futuri, tentando di calcolare la riserva matematica, ovvero l’importo che presumibilmente deve avere il Fondo per far fronte agli obblighi futuri.

Se un Fondo Pensioni ha oggi un Bilancio d’ esercizio annuale in attivo, ma presumibilmente in futuro non riuscirà più a pagare le pensioni, allora si considera in una situazione di squilibrio “tecnico”, cioè è attivo oggi ma sarà in default domani.
Quindi lo “squilibrio tecnico” non è il passivo di oggi, ma la mancanza di sufficiente patrimonio in futuro.
Ad esempio se si ritenesse che, a causa della disoccupazione giovanile, si versano oggi pochi contributi e quindi non si riuscirà più a pagare le pensioni dei futuri pensionati, allora si è ipotizzato non un deficit attuale, ma uno “squilibrio tecnico”.
La legge italiana ed il diritto europeo hanno introdotto delle norme a tutela dell’ equilibrio tecnico, cioè futuro dei Fondi Pensione.
Di conseguenza i Fondi Pensione devono predisporre non solo il Bilancio annuale d’esercizio, ma anche il Bilancio Tecnico per prevedere il futuro delle pensioni da erogare.

Che cosa è il Bilancio Tecnico

Il Bilancio Tecnico è predisposto da un Attuario, cioè da uno specialista in matematica attuariale, iscritto all’ Ordine Nazionale degli Attuari (www.ordineattuari.it).
Questo Attuario deve cercare di prevedere nel modo migliore possibile i futuri scenari economici, finanziari, demografici, ecc. da cui dipenderanno i Fondi Pensione.

Ad esempio:

– l’ aumento della speranza di vita influenzerà il costo futuro di una pensione, che verrà erogata per un numero di anni maggiore;

– se il patrimonio del Fondo Pensione verrà investito in immobili o in titoli, il loro rendimento variabile provocherà un arricchimento o un impoverimento del Fondo;

– Se i lavoratori attivi diminuiranno, il Fondo riceverà meno entrate contributive, ecc.

Tutte queste (ed altre variabili) rendono assai difficile prevedere il futuro andamento economico di un Fondo.
Se a volte è già difficile scegliere in un semplice mutuo se scegliere fra il tasso fisso e il tasso variabile (per l’ incertezza delle variabili economiche), la previsione è assai più complessa e difficile per il futuro di un Fondo Pensione.
In pratica la redazione di un Bilancio Tecnico non può essere una scienza esatta, ma è condizionata dai parametri economici e demografici adottati.
Per dare una qualche uniformità ai parametri suddetti, l’ Ordine degli Attuari ha pubblicato sul suo sito delle linee – guida, scaricabili cliccando qui.

Le norme di legge sui Bilanci Tecnici esigono la massima prudenza da parte dell’ Attuario e degli Amministratori dei Fondi Pensione.
Le previsioni del Bilancio Tecnico devono estendersi ad un periodo di almeno 30 anni, estensibili fino a 50 anni.

Le norme di legge sui Bilanci Tecnici

L’ obbligo di redigere un Bilancio Tecnico è previsto dalla Direttiva Europea n. 41 del 2003, in particolare agli artt. 15 e 16.
Questa Direttiva è stata poi recepita in Italia (tardivamente e parzialmente) con il Decr. Leg.vo n. 28 del 2007, che è stato più volte modificato e novellato.
Per i Bilanci Tecnici non vennero emanate norme speciali, tranne che per le Casse Privatizzate dei Professionisti, per i quali venne emanato un apposito Decreto Ministeriale (D.M. 29 novembre 2007).
Il Decr. Leg.vo n. 28 del 2007, all’ art. 4, aveva introdotto l’ obbligo per i Fondi Pensione di dotarsi di “riserve patrimoniali” denominate “mezzi patrimoniali”, in attuazione dei citati agli artt. 15 e 16 della Direttiva.
Più esattamente è stato introdotto l’ art. 7 bis in aggiunta al Decr. Leg.vo 252/05 (c.d. Decreto Maroni).
Questo articolo così recitava:

Mezzi patrimoniali

1. I fondi pensione che coprono rischi biometrici, che garantiscono un rendimento degli investimenti o un determinato livello di prestazioni devono dotarsi, nel rispetto dei criteri di cui al successivo comma 2, di mezzi patrimoniali adeguati in relazione al complesso degli impegni finanziari esistenti, salvo che detti impegni finanziari siano assunti da soggetti gestori già sottoposti a vigilanza prudenziale a ciò abilitati, i quali operano in conformità alle norme che li disciplinano.
2. Con regolamento del Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la COVIP, la Banca d’Italia e l’ISVAP, sono definiti i principi per la determinazione dei mezzi patrimoniali adeguati in conformità con quanto previsto dalle disposizioni comunitarie e dall’articolo 29-bis, comma 3, lettera a), numero 3), della legge 18 aprile 2005, n. 62. Nel regolamento sono, inoltre, definite le condizioni alle quali una forma pensionistica può, per un periodo limitato, detenere attività insufficienti.
3. La COVIP può, nei confronti delle forme di cui al comma 1, limitare o vietare la disponibilità dell’attivo qualora non siano stati costituiti i mezzi patrimoniali adeguati in conformità al regolamento di cui al comma 2. Restano ferme le competenze delle autorità di vigilanza sui soggetti gestori.

Il Decreto Ministeriale del 7 dicembre 2012 n. 259

Il suddetto regolamento ministeriale è stato emanato con Decreto Ministeriale del MEF del 7 dicembre 2012, n. 259.
In particolare tale Decreto Ministeriale, attuativo della Direttiva Europea, impone ai Fondi due distinti obblighi:

– le c.d. “riserve tecniche” (art. 4);

– le c.d. “attività supplementari” (art. 5);

che insieme formano la categoria onnicomprensiva dei “mezzi patrimoniali adeguati” (art. 6).

Art. 4 – Riserve tecniche

1. I fondi pensione costituiscono riserve tecniche adeguate agli impegni finanziari assunti nei confronti degli iscritti attivi, dei pensionati e dei beneficiari disponendo in qualsiasi momento di attività sufficienti a copertura.

2. Il calcolo delle riserve tecniche è eseguito e certificato da un attuario ed è effettuato ogni anno. È consentito che il calcolo possa essere effettuato ogni tre anni se il fondo pensione fornisce annualmente alla COVIP la certificazione dell’attuario che illustri l’evoluzione delle riserve tecniche e le variazioni nei rischi coperti e attesti la congruità degli adeguamenti apportati alle riserve per gli anni intermedi. In presenza di eventi che possano avere conseguenze rilevanti sulla gestione economico-finanziaria, il fondo pensione effettua un nuovo calcolo. [….]

Art. 5 – Attività supplementari

1. I fondi pensione devono detenere, su base permanente, attività supplementari rispetto alle riserve tecniche di cui all’articolo 4 del presente regolamento. Tali attività supplementari devono essere costituite per compensare le eventuali differenze tra entrate e spese previste ed effettive nell’arco temporale di cui all’articolo 3, comma 4 e sono libere da qualsiasi impegno prevedibile.

2. L’importo delle attività di cui al comma 1 deve essere pari al 4% delle riserve tecniche dei fondi pensione.
[…]

Art. 6 – Mancata costituzione di mezzi patrimoniali adeguati

1. Se il fondo pensione non ha costituito mezzi patrimoniali adeguati in conformità al presente regolamento, la COVIP, ai sensi dell’articolo 7-bis, comma 3, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, può limitare o vietare la disponibilità dell’attivo del fondo pensione anche mediante interventi limitativi dell’erogazione delle rendite in corso di pagamento e di quelle future.

Di grande importanza è però la norma transitoria dell’ art. 7 del Decreto Ministeriale:

Art. 7 – Norma transitoria

1. Per i fondi pensione di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c) punto 3 che, all’entrata in vigore del presente regolamento, già coprono rischi biometrici o garantiscono un rendimento degli investimenti o un determinato livello delle prestazioni o già provvedono direttamente all’erogazione delle rendite, le corrispondenti attività supplementari di cui all’articolo 5 del presente regolamento sono costituite entro 10 anni a partire dall’entrata in vigore del presente regolamento attraverso accantonamenti annuali proporzionali, secondo un piano da comunicare alla COVIP entro il primo anno.

Questi fondi sono in pratica i c.d. “Fondi preesistenti” (clicca qui), ovvero quelli già esistenti nel 1993 (ovvero “le forme pensionistiche complementari di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, aventi soggettività giuridica, con esclusione di quelle di cui all’articolo 20, comma 7 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252″).

I poteri delle Fonti Istitutive con il D.L. 28 giugno 2013, n. 76

Senonchè, dopo tale intervento normativo del 2012, venne inaspettatamente introdotto nel 2013 un nuovo comma 2 – bis al suddetto articolo 7 bis del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, che così recita:
2-bis. Qualora i fondi pensione di cui al comma 1 che procedono alla erogazione diretta delle rendite non dispongano di mezzi patrimoniali adeguati in relazione al complesso degli impegni finanziari esistenti, le fonti istitutive possono rideterminare la disciplina, oltre che del finanziamento, delle prestazioni, con riferimento sia alle rendite in corso di pagamento sia a quelle future. Tali determinazioni sono inviate alla Covip per le valutazioni di competenza. Resta ferma la possibilità che gli ordinamenti dei fondi attribuiscano agli organi interni specifiche competenze in materia di riequilibrio delle gestioni.
(Comma aggiunto dall’articolo 10, comma 2, del D.L. 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 99).
Questa innovazione è (purtroppo) importantissima: con questo comma il potere di intervenire limitando le prestazioni pensionistiche è attribuito non solo alla Covip (come finora avveniva), ma anche alle c.d. “Fonti Istitutive” cioè in pratica ai Sindacati, che inevitabilmente tuteleranno i lavori attivi a scapito dei pensionati.
Sulla complessa problematica dei poteri delle Fonti Istitutive, clicca qui.

La conclusione corretta comunque ci pare questa:

– l’ intervento delle Fonti Istitutive è autorizzato dalla legge solo se oltre alle “riserve tecniche”, mancano altresì le “attività supplementari”;

– il termine per la costituzione di “attività supplementari”, per i fondi preesistenti, è di anni 10 (fino al 2023);

– di conseguenza fino al 2023 non scatta comunque il potere delle Fonti Istitutive di ridurre le prestazioni.

Le Delibere della Covip

Su tale Decreto Ministeriale è stata emanata anche la normativa secondaria della Covip, articolata nei seguenti provvedimenti:
– Deliberazione del 7 maggio 2014 (con annessa Relazione). Questa Delibera ha modificato la Delibera del 15 luglio 2010, il cui testo consolidato è scaricabile qui

Circolare Covip del 7 maggio 2014 n. 2949 (clicca qui).