Diffida sulla fusione dei Fondi Pensione Unicredit



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– Alla Banca Unicredit Spa

– Alle OO.SS.

– Alla Covip

– Al Fondo Pensioni di Gruppo Unicredit

Oggetto: Diffida sulla fusione dei Fondi Pensione del Gruppo Unicredit

Io sottoscritto Avv. Michele Iacoviello invio la presente a nome e per conto delle sottoindicate Associazioni dei Pensionati, nonchè a nome dei loro esponenti di seguito indicati, che agiscono anche in proprio quali titolari di trattamenti previdenziali complementari a carico di codesta Banca o dei relativi Fondi Pensione.
I miei assistiti hanno avuto notizia delle trattative in corso fra la Banca e le OO.SS. e relative alla fusione dei Fondi Pensione del Gruppo Unicredit.
Tali trattative hanno portato al momento alla stipula dell’ Accordo Sindacale 8 ottobre 2015, comunicato dai Sindacati con Nota Unitaria 8/10/2015,
che avrà seguito nei lavori di una Commissione Tecnica.
Da ultimo è stato altresì sottoscritto l’ Accordo Sindacale 10 novembre 2015

1. Il contenuto degli Accordi Sindacali

Secondo queste intese nel Fondo di Gruppo Unicredit dovranno confluire:
– Dal 1° gennaio 2016 i “Fondi Interni”, fra cui il Fondo Banco di Sicilia (Fondo ex esclusivo) e gli altri Fondi indicati nel Bilancio Unicredit del 2014;
– Dal 1° gennaio 2017 i Fondi esterni a contribuzione definita (ad esempio Fondo Banca di Roma, sez. B);
– Dal 1° gennaio 2018 i Fondi esterni a prestazione definita (ad esempio il Fondo Cassa di Risparmio di Torino, il Fondo Sicilcassa,aventi natura di fondi ex esonerativi).

2. L’ illegittimità degli Accordi Sindacali

Tali Accordi si presentano sin d’ora illegittimi e comunque inopponibili ai pensionati per i seguenti principali motivi:
1.Violazione della Delibera Covip del 29 agosto 2000 n. 784, nonchè della Delibera Covip del 15 luglio 2010;
2.Carenza di potere delle c.d. “Fonti Istitutive”, non essendo più in vigore l’ art. 18, comma 7, del Decr. Leg.vo 124/93 e neppure l’ art. 59, co. 3, settimo periodo della L. 449/97;
3. Assenza di Delibera delle c.d. “Fonti Costitutive”;
4.Violazione dei vincoli di destinazione dei Fondi previsti dalla legge, e precisamente:
l’ art. 5, co.5, del Decr. Leg.vo 357/90 per i Fondi ex esonerativi;
– l’ art. 2117 cod. civ., come interpretato dal Consiglio di Stato nel suoi Pareri del 19 marzo 2007 e del 7 maggio 2007;
– la Direttiva UE 2003/41 all’ art. 8.

3. La vigilanza della COVIP

I suddetti Fondi Pensione sono assoggettati alla normativa ed alla vigilanza della COVIP, ai sensi del Decr. Leg.vo 252/05.
Anche i Fondi Interni delle Banche sono passati dal 1° gennaio 2007 dalla vigilanza generica della Banca d’ Italia a quella specifica della COVIP, a seguito del Comunicato del 5 marzo 2007 della Banca d’ Italia.
La legge non si occupa in modo specifico dell’ipotesi di fusione tra Fondi Pensione, ma la Covip, nell’ esercizio dei suoi poteri di normazione secondaria, aveva emanato la Delibera n. 784 del 2000, poi seguita dalla recente Delibera del 15 luglio 2010 (“Regolamento sulle procedure relative all’autorizzazione all’esercizio delle forme pensionistiche complementari, alle modifiche degli statuti e regolamenti, al riconoscimento della personalità giuridica, alle fusioni e cessioni e all’attività transfrontaliera”), a sua volta integrata dalla Delibera del 7 maggio 2014, come da Relazione della Covip, fino a pervenire al suo testo consolidato del 7 maggio 2014.
Questa Delibera prevede all’ art. 33 le procedure per la fusione dei Fondi Pensione, stabilendo chiaramente che la fusione deve essere deliberata dagli organi dei Fondi (Consigli, Assemblee e magari il referendum fra gli iscritti, ove previsto), e quindi non dalle c.d. fonti istitutive.
E’ chiaro che nei Fondi Interni, in mancanza di Organi rappresentativi degli iscritti, non si potrà che richiedere una decisione tramite referendum fra gli iscritti.

4. Le c.d. Fonti Istitutive

Trascurando completamente la suddetta normativa, la Banca e le OO.SS. intendono però utilizzare degli asseriti poteri delle c.d. “Fonti Istitutive”.
Preliminarmente va osservato che notoriamente le OO.SS. – secondo la Cassazione – non rappresentano in linea generale i pensionati, ma solo i lavoratori in servizio.
Ad aggravare le cose, va osservato che nel caso dell’ Unicredit, la carenza di rappresentativi-tà è particolarmente grave, poiché secondo il Bilancio 2014 dell’ Unicredit (pag. 320) gli iscritti attivi sono solo il 2,5% dei pensionati.
Inoltre anche le c.d. Fonti Istitutive non sono affatto munite di questo potere di scioglimento, fusione o trasformazione da parte della legge.
Solo eccezionalmente, infatti, il Legislatore (per finalità contingenti e particolari) ha ritenuto di autorizzare qualche volta i sindacati a negoziare in deroga agli Statuti.
Ad esempio la Legge Finanziaria del 1998, ovvero la legge 449/97, all’ art. 59, co. 3, 7° periodo, prevedeva il potere degli accordi sindacali (stipulati con le associazioni dei lavoratori dipendenti), di convertire i fondi a prestazione definita in fondi a contribuzione definita.
Tale potere sindacale, entrato in vigore l’ 01/01/98, è stato però attribuito a termine per soli 6 mesi (poi divenuti un anno). Ad oggi pertanto non vi è alcun potere per le Fonti Istitutive di scioglimento o fusione dei Fondi.
Anche l’ art. 18, comma 7 del Decr. Leg.vo 124/93 (ormai abrogato) prevedeva tale potere, ma sul presupposto eccezionale dello squilibrio del Fondo:

“In presenza di squilibri finanziari delle relative gestioni le fonti istitutive di cui all’art. 3 possono rideterminare la disciplina delle prestazioni e del finanziamento per gli iscritti che alla predetta data non abbiano maturato i requisiti previsti dalle fonti istitutive medesime per i trattamenti di natura pensionistica”.

La norma suddetta peraltro è stata abrogata dal Decr. Leg. vo 252/05, e sostituita dall’ art. 20 del suddetto decreto, che non prevede più tale facoltà per i sindacati.

5. I poteri straordinari delle Fonti Istitutive nel caso di insufficienza di mezzi patrimoniali

Di recente è stata introdotta una norma di legge che, a prima vista, potrebbe forse essere invocata (ma erroneamente) a favore della sussistenza di tali poteri.
Si tratta dell’ introduzione nel Decr. Leg.vo 252/05 del comma 2 bis all’ art. 7 bis (ad opera del Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013, all’ art. 10, comma 2).
Questa norma attribuisce dei poteri straordinari alle Fonti Istitutive nel caso in cui vi sia per il Fondo la “insufficienza di mezzi patrimoniali”, ed è stata applicata – ma erroneamente – in Unicredit con l’ Accordo sindacale in data 16 maggio 2014 sul Fondo di Previdenza della Banca di Roma.
A prescindere da ogni altra questione, va osservato che in ogni caso per i Fondi garantiti solidalmente dalla Banca (ovvero i Fondi Interni e quelli ex esonerativi), il presupposto della “insufficienza di mezzi patrimoniali” non sarebbe mai configurabile, e quindi la norma suddetta non scatterebbe mai (se non nel caso di ipotetico fallimento della Banca).

6. Le c.d. “Fonti costituive”

Nella legge, accanto alle c.d. Fonti Istituive, vengono spesso menzionate le c.d. Fonti Costitutive.
Si deve al Prof. Pasquale Sandulli il merito di aver sviluppato in sede dottrinale questa distinzione (P. Sandulli, “Previdenza Complementare” in Dig. Disc. Priv. 1995).
Le Fonti Costitutive sono le Fonti “interne” al Fondo Pensione (ovvero gli statuti, le delibere dell’assemblea, il referendum, ecc.), contrapposte alle Fonti “esterne” (“istitutive”) quali gli accordi sindacali e i regolamenti aziendali.
In pratica mentre le Fonti Costitutive regolano in “autonomia” il Fondo, al contrario le “Fonti Istitutive” lo assoggettano ad una “eteronomia”.
Il potere di indirizzo e vigilanza della Covip si esercita sulle fonti costitutive, e non su quelle istitutive (cfr. art. 19, c. 2, lett. b. del Decreto Maroni).
Dalla Delibera del 15 luglio 2010 della Covip appare evidente che la fusione dei Fondi Pensione è di competenza non delle Fonti Istitutive (accordi sindacali), ma delle Fonti Costitutive (assemblee e referendum).
Pertanto neppure potrebbero essere avviate delle trattative sindacali finalizzate a disporre la diretta fusione dei Fondi Pensione, senza passare per le deliberazioni degli organi statutari dei singoli Fondi e la successiva approvazione della Covip.
A riprova di ciò si veda il recente Accordo Sindacale 28 ottobre 2015 del Gruppo Intesa, che esplicitamente menziona il dovere di osservare le Delibere della Covip sul punto.

7. Le Fonti Istitutive nei Fondi ex esonerativi ed ex esclusivi

Nella particolare fattispecie dei Fondi ex esonerativi (come quelli della CRT e della Sicilcassa), il problema delle fonti istitutive si pone in termini ancora diversi.
Nei Fondi ex esonerativi le “Fonti istitutive” non possono essere considerate gli accordi sindacali.
Infatti i suddetti Fondi vennero istituiti non per autonomia negoziale, ma con Decreto del Presidente della Repubblica di esonero ai sensi della Legge 55/58.
Anche la loro trasformazione in Fondi integrativi avvenne ope legis in base alla legge 218/90 e al Decr. 357/90.
La tesi è stata sostenuta dalla migliore dottrina (Persiani), che ha ricordato che i regimi ex esonerativi
“non sono istituiti con accordi o contratti collettivi, ma sono voluti dalla legge che ne determina anche la funzione.
Ond’è si può ritenere che la loro esistenza, o se si vuole sopravvivenza, corrisponde ad una particolare valutazione che il legislatore fece, e che oggi mantiene, della opportunità di riservare a certi lavoratori un trattamento previdenziale complessivamente più favorevole”.
(PERSIANI, “Il campo di applicazione del Decr. 124/93” in “La previdenza complementare delle Banche: problemi e prospettive”, pag. 33 e segg.).
Soprattutto questa tesi è stata affermata anche dalle Sezioni Unite della Cassazione, nel loro fondamentale gruppo di sentenze relative alla questione dell’ aggancio al pari grado in servizio (“clausola oro”).
Si legge infatti in Cass. Sez. Un. 7 agosto 2001, n. 10888 (Castella / San Paolo): “il trattamento previdenziale erogato al personale dipendente degli istituti di credito (già di diritto pubblico) trovava la sua fonte esclusiva nello statuto di un ente pubblico previdenziale (nel caso in esame la Cassa creata dall’Istituto S. Paolo di Torino), terzo rispetto al datore di lavoro e ai lavoratori. Pertanto, poiché lo statuto, come si è detto sopra, è stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica, lo stesso deve essere considerato, in relazione alla potestà autoorganizzativa dell’ente, alla stregua di una fonte secondaria del diritto, senza peraltro che al sorgere di tale fonte, in modo da poter riconoscere alla stessa anche natura convenzionale, abbia concorso una pattuizione conclusa con le rappresentanze dei lavoratori…“.

Neppure è possibile per gli accordi sindacali modificare gli Statuti dei Fondi ex esonerativi.
Ha stabilito infatti la Cass. nella sentenza 9 maggio 2003, n. 7154 (Fondo Pensioni Cassa di Risparmio di Torino c. Maina e Baretti), con riferimento proprio ad un Fondo ex esonerativo, che un accordo sindacale non può derogare ad uno Statuto. Si legge infatti nella sentenza che “le disposizioni dello Statuto del Fondo […] possono essere modificate solo con la procedura di cui all’art. 8 dello stesso Statuto, che dunque, in quanto normativa di carattere secondario, non è derogabile dalla contrattazione collettiva.

Va ricordato infatti che in tali Fondi, in base all’ art. 5, comma 5, del Decr. Leg.vo 357/90:
“5. Le modificazioni dello statuto sono assoggettate all’approvazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale” .
E’ quindi inammissibile che possa provvedervi la sola contrattazione collettiva.

8. I precedenti giurisprudenziali

Il panorama giurisprudenziale è chiaramente orientato nel senso di dichiarare illegittime queste manovre della Banca e dei Sindacati.
Infatti in epoca recente vi sono stati due importanti sentenze, in cause patrocinate dallo Studio Legale Iacoviello, che hanno annullato l’accordo sindacale che prevedeva il trasferimento coattivo degli iscritti ad altri fondi.
Si veda in proposito la sentenza del Tribunale di Firenze che ha invalidato il trasferimento del FIP della CR Firenze al Banco di Napoli (sent. 24/1/12 n. 85).
Inoltre, per quanto attiene alla fusione fra Cassa Sanitaria Intesa e Fondo Sanitario di gruppo, il Tribunale di Milano, con sentenza 2 luglio 2014 ha stabilito che l’accordo sindacale 2/10/10 non poteva disporre il trasferimento del patrimonio della Cassa Sanitaria Intesa al Fondo Sanitario di Gruppo.

9. Il vincolo di destinazione del patrimonio nei Fondi Pensioni

Il patrimonio dei Fondi Pensione è vincolato al pagamento delle pensioni e come tale è reso indisponibile dall’ ex art. 2117 cod. civ.
La norma si applica anche ai Fondi Interni delle Banche, come ritenuto anche da un Parere del Consiglio di Stato del 7 maggio 2007, poichè la separatezza patrimoniale di cui all’ art. 2117 cod. civ. è conditio sine qua non per l’ osservanza del diritto comunitario.
Il principio è stato ribadito dalla Cassazione nella sentenza del 12 marzo 2002 n. 3630. Si trattava di una fattispecie in cui il Mediocredito Fondiario, nel cui bilancio vi era un “Fondo interno ” relativamente al quale la Banca “aveva trasferito nella generica liquidità dell’Istituto valori di investimento collocati in titoli per un importo di oltre cinque miliardi” di lire.
La Cassazione ha condannato la Banca a ripristinare in bilancio la liquidità distratta, poiché era destinata al pagamento delle pensioni.
La Cassazione quindi ha considerato illegittimo un comportamento analogo a quello adottato negli anni passati dall’ Unicredit, che invoca invece l’ applicazione dei Principi contabili IAS19 (che però attengono più alla rappresentazione contabile che non alla titolarità dei diritti).

L’ Unicredit ha finora proceduto in questo modo: ha richiesto ad un attuario un Bilancio Tecnico, incaricandolo di calcolare la riserva matematica necessaria per il Fondo.

Se la valutazione dell’ attuario stabiliva che potevano considerarsi sufficienti anche degli importi inferiori a quelli accantonati in Bilancio, allora l’ Unicredit ne incamerava la differenza.

In pratica l’ Unicredit ha sempre ritenuto che, poichè rimaneva comunque il soggetto obbligato al pagamento delle pensioni, poteva anche distrarre in bilancio le somme considerate come “eccedenze” dall’attuario, pur restando ferma la sua responsabilità patrimoniale verso gli iscritti.

Secondo questa tesi, i Fondi Interni al Bilancio non sarebbero veri e propri fondi pensione, ma delle semplici “obbligazioni” (così definite nei bilanci) della Banca, che quindi poteva anche spostare in Bilancio le somme relative.

Senonchè questa tesi è esattamente il contrario di quanto affermato dalla Cassazione, che vieta proprio questi spostamenti contabili (Cass. 12 marzo 2002 n. 3630).

In aggiunta a questa problematica sui “Fondi Interni”, va ricordato che per i Fondi ex esonerativi ed ex esclusivi (CRT, Sicilcassa, Banco di Sicilia), permane il vincolo di legge di destinazione di cui all’ art. 5, comma 2, del Decr. Leg.vo 357/90.

10. Il patrimonio del Fondo da esternalizzare

In ogni caso, con la “esternalizzazione” dei Fondi Interni, la questione viene finalmente al “redde rationem”, ponendo due quesiti fondamentali:

– L’ Unicredit, all’ atto della esternalizzazione dei Fondi, restituirà le somme distratte negli anni precedenti ? Inoltre, conferirà le somme esistenti nell’ ultimo bilancio, o le farà nuovamente valutare da un attuario, magari riducendole per l’ ultima volta ?

E’ chiaro che qualsiasi forma di appropriazione attuale di somme in realtà appartenenti ai Fondi Pensione, costituirebbe un illecito suscettibile di valutazione in ogni sede di legge. Le eventuali eccedenze di bilancio spetteranno dunque alla Banca o agli iscritti ?

– L’ Unicredit, dopo la esternalizzazione, manterrà la sua obbligazione solidale verso gli iscritti ? Oppure se ne libererà arbitrariamente lasciando come unico debitore il solo Fondo di Gruppo, ma nei soli limiti del patrimonio residuo conferito ?

Nell’ Accordo 10 novembre 2015, si legge che
“In riferimento all’attuazione di quanto previsto all’art. 2 del presente Accordo, l’Azienda manterrà ad esclusivo proprio carico:

– la copertura degli eventuali disavanzi risultanti dagli appositi bilanci tecnici disposti annualmente dal Fondo di Gruppo per accertare la congruità delle riserve correlate a ciascun fondo interno;”.

Anche l’ esperienza recente di Banca Intesa ha mostrato che la Banca, all’ atto della esternalizzazione, ha fatto cadere la sua garanzia diretta verso gli iscritti, e l’ ha mantenuta solo verso il Fondo, ma solo per quanto attiene all’ equilibrio tecnico della gestione (in pratica ancora secondo il calcolo di un attuario) e senza alcuna possibilità di azione diretta da parte dell’ iscritto verso la Banca.

Dovrebbe invece essere ovvio che, in base ai principi generali del diritto civile, la liberazione del debitore (la Banca) può avvenire solo con il consenso del creditore (l’ iscritto). La Banca quindi non può liberarsi del suo debito verso l’ iscritto, neppure con un accordo sindacale, da considerarsi come “res inter alios acta”.

11. Il calcolo dello zainetto

Nello stesso Accordo 10 novembre 2015, nella dichiarazione congiunta finale, si legge che la Banca proporrà a tutti gli iscritti la possibilità di “zainettare” la loro posizione.

Si prevede infatti l’ ipotesi della “capitalizzazione delle prestazioni pensionistiche in corso di erogazione a valere sui fondi interni di cui all’art.2 del presente Accordo;”.

Come verrà calcolato lo zainetto ?

Il calcolo dello zainetto verrebbe effettuato da un attuario, con una valutazione che all’ apparenza sarebbe di mero carattere matematico – finanziario, ma che in realtà implica alcune scelte puramente discrezionali.

Nell’ esperienza recente sono però emersi alcuni interrogativi.

– La futura pensione di reversibilità viene calcolata ai fini dello zainetto ?

– Quali tabelle di speranza di vita vengono adottate ? Quelle generiche dell’ Istat, oppure quelle specifiche del bancari (notoriamente più favorevoli)?

– Qual è il tasso di attualizzazione ? Chi lo sceglie ?

– La eventuale eccedenza dei bilanci dei Fondi (magari dopo il ripristino di quanto incamerato negli anni precedenti) andrà alla Banca o agli iscritti ?

– Il blocco incostituzionale della perequazione 2012/13 (che vale il 5% circa), verrà decurtato dal calcolo dello zainetto ?

– Per riscuotere lo zainetto, l’ iscritto dovrà firmare una liberatoria “tombale” verso la Banca, o manterrà il diritto di verificarne l’ importo, magari alla luce anche di successive rivendicazioni, come ad esempio il blocco della perequazione ?

– Come verrà tassato lo zainetto per i pensionati già percettori di rendita ? Verrà applicata la decurtazione dall’ imponibile del 12,50% come già avviene per la rendita da convertire ?

12. Sulla possibilità di “zainettizzare” le posizioni individuali nei fondi a prestazione definita.

Prima ancora però va osservato che neppure è ammissibile prevedere la possibilità – per gli iscritti ai Fondi Interni o ex esonerativi (in servizio e in quiescenza) – di poter “zainettizzare”, ovvero capitalizzare la propria “posizione” previdenziale, per riscuoterla in forma di capitale e magari trasferirla al altro Fondo.

In questa ipotesi il comportamento delle due parti contraenti sarebbe totalmente illegittimo ed anzi fonte di responsabilità.

Va infatti ribadito che i fondi in questione sono dei fondi a ripartizione, anziché a capitalizzazione, con la inesistenza di conti individuali di proprietà del singolo iscritto.

Tutto il patrimonio è quindi di titolarità collettiva ed indivisa del complesso degli iscritti, vincolato ex art. 2117 cod. civ. alla sua destinazione statutaria.

Nè potrebbe essere invocato in senso contrario la recente sentenza della Cassazione n. 477/2015, che ha solo riconosciuto ad un lavoratore dimissionario, e privo dei requisiti per la pensione, il diritto a trasferire ad altro Fondo non solo la quota di contributi da lui versata, ma anche la quota versata dall’ azienda.

Tale diritto, dapprima pacifico per i soli fondi a capitalizzazione, è stato ora riconosciuto altresì nei fondi a ripartizione.

Si trattava però di un lavoratore dimissionario che non aveva ancora maturato il diritto a pensione, e la sentenza non ha affatto ampliato il ventaglio delle fattispecie di legge (che anzi espressamente richiama) per gli zainetti, ma ha solo precisato che tale possibilità è concessa “non solo ai fondi a capitalizzazione individuale, ma anche a quelli a ripartizione o a capitalizzazione collettiva”.

Le uniche ipotesi di zainettizzazione sono quelle previste dall’ art. 14 del Decr. Leg.vo 252/05, e su cui tra l’ altro la Covip ha assunto atteggiamenti recentemente più restrittivi, come dimostra la soppressione degli zainetti nel Fondo Banco di Napoli e la recente vicenda della Dexia Crediop.

Precisiamo ancora che sul punto è bene considerare separatamente la posizione degli attivi da quella dei pensionati.

I pensionati non sono rappresentati dai sindacati dei lavoratori in servizio, e non sono quindi vincolati dagli accordi sindacali che mirano ad incidere sulla loro posizione previdenziale. La giurisprudenza che se ne è occupata ha ribadito tale principio proprio in tema di scioglimento dei Fondi con formazione di zainetti (vedi Corte d’ Appello di Firenze del 2014) presso la CR Firenze. Né i pensionati – che hanno già maturato il diritto a pensione nell’ ambito di una precisa regolamentazione statutaria – potrebbero poi capitalizzare la loro posizione con accordi individuali, poiché tali accordi sarebbero illegittimi sia perché non previsti dall’art. 14 del Decr. Leg.vo 252/05, e soprattutto perché vietati esplicitamente dall’ art. 59, comma 2, della legge 449/97 (“non trovano applicazione le disposizioni che prevedono la trasformazione di quote di pensione in forma di capitale”).

In ogni caso i criteri di calcolo dei suddetti zainetti non potrebbero essere concordati con le OO.SS, ma al più con le Associazioni dei Pensionati, che hanno la effettività della rappresentanza dei pensionati, nell’ambito del loro scopo associativo di natura sindacale perché relativo ai diritti derivanti dal rapporto di lavoro e previdenziale.

Per i lavoratori in servizio va osservato che la sentenza sopra citata della Cassazione non ha ampliato le fattispecie di riscatto, ma ha solo esteso ai fondi a ripartizione le ipotesi già esistenti per i fondi a capitalizzazione.

Tale possibilità non è quindi applicabile a coloro che restano alle dipendenze della Banca, senza dimettersi o trasferire altrove il loro rapporto di lavoro.

In ogni caso, anche a voler ipotizzare un diritto dei lavoratori in servizio anche prima della maturazione dei requisiti pensionistici, questo consisterebbe, come riconosciuto dalla Cassazione, solo nel diritto alla restituzione dei contributi versati non solo dal lavoratore stesso, ma anche dall’ azienda, con esclusione di qualsiasi diritto sulla riserva matematica, poiché non è ancora maturato il diritto alla pensione.

In questo senso è stato previsto altresì nella passata contrattazione collettiva ACRI (art. 131 del Ccnl ACRI del 19 dicembre 1994) che sul punto così recitava per l’ ipotesi di mancato diritto alla pensione integrativa: “il lavoratore iscritto al Fondo di previdenza o quiescenza aziendale avrà diritto alla restituzione dei contributi a suo carico versati al Fondo stesso“.

Né sono previste norme diverse nel recente Disegno di Legge del Governo sulla concorrenza (Atto senato 2085 – art. 16).
Pertanto qualsiasi erogazione ai lavoratori in servizio eccedente l’ ammontare dei contributi versati, costituirebbe distrazione del patrimonio del Fondo dalla sua destinazione statutaria, con conseguente responsabilità personale di chi volesse negoziare in questo senso (Banca e sindacati).

13. Sulla possibilità di “zainettizzare” la futura pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità, come noto, è un diritto del superstite che sorge iure proprio, e non iure successionis, e costituzionalmente tutelato dall’ art. 38 Cost.

Soprattutto nei fondi ex esonerativi (ex Crt e Sicilcassa) ed ex esclusivi (Banco di Sicilia), tale diritto del superstite era nato in un regime di previdenza obbligatoria, alternativo all’ AGO, i cui effetti sono stati mantenuti fermi dalla c.d. Riforma Amato (Legge 218/90 e Decr. Leg.vo 357/90).

E’ quindi evidente che tale diritto è indisponibile dal pensionato diretto tramite la zainettizzazione, non potendo costui disporre della pensione futura del coniuge, che ne ha diritto perfino nell’ ipotesi di separazione con addebito (C. Cost. sent. n. 286 del 1987).

E’ quindi inammissibile la zainettizzazione che privi il coniuge eventualmente superstite della futura pensione di reversibilità.

14. Sulla impossibilità di trasformare i fondi a prestazione definita in fondi a capitalizzazione individuale

Nell’ Accordo Sindacale 10 novembre 2015 si prevede la continuazione dei lavori della Commissione Tecnica per la “la trasformazione del regime a prestazione definita in quello a capitalizzazione individuale per gli iscritti attivi al Regolamento per il Trattamento Integrativo di Pensione del Personale del Banco di Sicilia e al Regolamento del Trattamento di Quiescenza e Previdenza per il Personale della Cassa di Risparmio di Roma (rispettivamente, nnrr. 19 e 20 dell’art. 2 del presente Accordo).”

Dovrebbe essere noto, invece, che la legge non ammette assolutamente tale trasformazione. Soltanto 17 anni fa, ed eccezionalmente e transitoriamente, il Legislatore aveva ammesso tale possibilità.
L’ art. 59, comma 3, della legge 27/12/1997 n. 449 (cd. Finanziaria 1998) aveva ammesso tale facoltà per il breve termine di sei mesi: “Le forme pensionistiche di cui al presente comma [….] possono essere trasformate, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, in forme a contribuzione definita mediante accordi stipulati con le rappresentanze dei lavoratori….” .

Non essendo più in vigore tale norma, la suddetta trasformazione si fonda solo su un mero arbitrio delle parti contraenti.

15. L’accordo 10 novembre 2015

Da ultimo è stato stipulato l’Accordo Sindacale 10/11/2015, riferito a tutti i fondi interni di gruppo.

Tale accordo sostanzialmente dispone che (art.2) “Il Fondo di Gruppo – a far tempo dal 1° gennaio 2016 […] – continui, senza soluzione di continuità in luogo dell’azienda […] a corrispondere le conformi prestazioni ai rispettivi aventi diritto” .

Si aggiunge che “le parti conferiscono apposito mandato al Consiglio di Amministrazione del Fondo di Gruppo ad operare per la realizzazione di quanto previsto al presente articolo, ivi compresa l’adozione delle modifiche statutarie ritenute necessarie – nel rispetto di quanto disposto in materia dalle vigenti norme di legge e dello Statuto del Fondo – in analogia, per quanto compatibile, alla norma dell’art.83 dello Statuto stesso”.

Infine nello stesso accordo si prevede (nella dichiarazione a verbale dell’azienda) la abolizione dell’obbligazione solidale della Banca verso gli iscritti, che viene sostituita dalla ben diversa garanzia della “copertura degli eventuali disavanzi risultanti dagli appositi bilanci tecnici”.
Si diffida formalmente la Banca ed il Fondo di Gruppo dall’operare qualsiasi modifica dei Regolamenti e degli Statuti, essendo del tutto carenti di questo potere.

Inoltre risulta incomprensibile il richiamo “in analogia” all’art.83 dello Statuto del Fondo di Gruppo, che invece nulla dispone in tal senso (come risulta dal testo dello Statuto pubblicato sul sito del Fondo).

Si ribadisce infine l’inammissibilità di qualsiasi trasferimento coattivo degli iscritti, che peraltro neppure sono informati della situazione del Fondo di Gruppo, non avendo neppure ricevuto copia di quanto previsto dall’art. 73 dello Statuto.

Nulla infine viene specificato per quanto attiene all’esercizio futuro del diritto di voto degli iscritti così aggregati.

16. Sulla manleva della Banca nell’ Accordo del 10 novembre 2015

Nella dichiarazione della Banca nell’ Accordo 10 novembre 2015 si legge che

In riferimento all’attuazione di quanto previsto all’art. 2 del presente Accordo, l’Azienda manterrà ad esclusivo proprio carico: [….] gli eventuali oneri conseguenti all’esito di vertenze giudiziali (comprese le relative spese/onorari) derivanti dall’applicazione effettuata dall’Azienda dei citati regolamenti.”

La formula usata è particolarmente ampia.

Non conosciamo ancora l’ ambito che la Banca vorrà dare alla suddetta manleva, e quindi non possiamo ancora prendere posizione sul punto.

Non è però da escludere che, come di recente previsto dagli Accordi Sindacali sottoscritti in parallelo dal Gruppo Intesa, tale manleva si possa estendere all’ eventuale responsabilità dei Consiglieri del nuovo Fondo di Gruppo o degli esponenti sindacali che hanno stipulato gli Accordi.

In tale eventualità (che al momento rimane appunto una mera eventualità) fin d’ora si fa presente quanto segue.

In questa ipotesi non si tratterebbe di una manleva comune, poichè va tenuto presente che da un lato essa proviene dal datore di lavoro, e dall’ altro lato ha per oggetto specifico degli atti potenzialmente lesivi dei diritti dei lavoratori.

Si rientrerebbe quindi nel divieto di cui all’ art. 17 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970 n. 300) che così stabilisce:
“Art. 17. Sindacati di comodo.

È fatto divieto ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori”.

Dalla illegittimità di tale manleva dovrebbe quindi discendere la piena ed esclusiva responsabilità dei Consiglieri del Fondo che adottassero dei comportamenti suscettibili di causare una responsabilità personale.

*****

Tutto ciò esposto, in nome e per conto dei soggetti sopraindicati, si

NOTIFICA

espressamente alla Banca ex art. 1396 cod. civ. il difetto di procura delle OO.SS. rispetto ai diritti dei pensionati iscritti al Fondo, con avvertimento alle OO.SS. e ai loro rappresentanti che in difetto si farà valere la responsabilità personale di ogni “falsus procurator”

Nel contempo si

DIFFIDA

La Banca e le OO.SS. da:

1.Negoziare sui Fondi in difetto assoluto di rappresentanza dei pensionati (generale e speciale) da parte delle OO.SS.

2.Trasferire coattivamente le posizioni previdenziali degli iscritti, alla luce del principio di libertà di adesione individuale ai Fondi Pensione.

3.Appropriarsi delle eventuali eccedenze attuariali delle riserve matematiche, che invece sono di proprietà collettiva degli iscritti.

4. Stipulare accordi finalizzati a depauperare i Fondi tramite zainetti, contrariamente alla finalità solidaristica del patrimonio ed alla tutela delle prestazioni pensionistiche collettive.

5.Effettuare unilateralmente quantificazioni di zainetti individuali, in particolare per il personale in quiescenza.

6. Ingerirsi indebitamente nel contenuto individuale di lavoro fra la Banca e gli iscritti;

SI CHIEDE

– alla Covip di intervenire urgentemente nell’ esercizio della sua attività di vigilanza ai sensi dell’art. 18, comma 2, del Decr. Leg.vo 252/05 e della sua stessa Delibera del 15 luglio 2010, trattandosi di intervento necessario e doveroso.

– alla Società di Revisione Deloitte & Touche Spa di effettuare le necessarie valutazioni per quanto di propria competenza.

Data e Firma