Le Associazioni senza scopo di lucro ed il Fisco


La Cassazione nella importante sentenza 11456/2010 ha chiarito che

va innanzitutto ribadito il principio, ripetutamente affermato da questa Corte in tema di regime fiscale previsto per gli enti di tipo associativo ai fini delle imposte sui redditi (ma estensibile a quello dettato ai fini dell’IVA), secondo il quale tali enti non godono di uno status di “extrafiscalità”, che li esenta, per definizione, da ogni prelievo fiscale, potendo anche le associazioni senza fini di lucro – come si evince dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 111, comma 2, – svolgere, di fatto, attività a carattere commerciale: il disposto del citato art. 111, comma 1 (in forza del quale le attività svolte dagli enti associativi a favore degli associati non sono considerate commerciali e le quote associative non concorrono a formare il reddito complessivo) costituisce d’altro canto una deroga alla disciplina generale”.

Questa sentenza è stata ancora ripresa da Cass. 24898/2013, che ha ulteriormente precisato che l’onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che giustificano l’esenzione è a carico del soggetto che la invoca (cioè dell’Associazione).

Le norme di legge

Le norme più significative sono due, rispettivamente in tema di Irpef (Art. 148 del TUIR) e di IVA (art. 4 del T.U. IVA).

Le sentenze

Le conseguenze applicative si trovano in particolare nella sentenza Commissione Tributaria Regionale di Milano 11/07/2017, n. 3088, che ha pesantemente condannato un’Associazione Sportiva che erogava dei “rimborsi – spese forfettari” ai suoi istruttori.

“La società ha erogato, sotto la forma di “rimborso spese ” peraltro non documentate, compensi agli istruttori che prestano la propria attività nelle sale fitness. Si sottolinea che i rimborsi analitici devono riferirsi a spese certe, effettivamente sostenute, connesse all’espletamento di un’attività effettuata per conto dell’associazione fuori dal territorio comunale di residenza o dimora abituale del percipiente. Le voci di spesa rimborsabili sono quelle relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto, quali risultano da idonea documentazione probatoria.

Tale tipologia di rimborso deve essere preventivamente prevista e autorizzata dall’associazione (di regola, dal consiglio direttivo, mediante apposita delibera). Inoltre, l’ammontare del rimborso deve essere congruo e inidoneo a costituire un compenso mascherato, tale da far presupporre una forma di distribuzione indiretta di utili o altre ipotesi di aggiramento della normativa fiscale. Dal punto di vista documentale e probatorio, è necessario che le singole voci di spesa siano, da un lato, specificamente e chiaramente evidenziate in una distinta analitica e, dall’altro, siano corredate dei relativi documenti giustificativi, quali, ad esempio: fatture, ricevute fiscali, scontrini, biglietti di trasporto, ricevute taxi, pedaggi autostradali.

Inoltre, qualora le quietanze di pagamento dei rimborsi analitici siano di ammontare superiore a 77,47 €, le stesse sono assoggettate a imposta di bollo di due Euro.

Nulla di tutto ciò è stato documentato dalla società, pertanto è legittimo ritenere che tali a rimborsi “siano in realtà dei veri e propri compensi che dovevano essere indicati nel modello 770 e assoggettati a ritenuta d’acconto per i soggetti non titolari di partita Iva”.

[….] L’Ufficio ha rilevato che la società, pur redigendo il bilancio, non ha predisposto il rendiconto economico e finanziario dal quale si possono desumere i costi separati per l’attività sportiva e per l’attività commerciale con ciò contravvenendo alla disposizione dei cui all’art. 148 TU. […].

Altro requisito che non risulta soddisfatto dalla contribuente è la previsione nell’atto costitutivo della intrasmissibilità inter vivos delle quote specificamente previsto dall’art. 148 lettera f) del Tuir; invece l’art. 7 dell’atto costitutivo della società prevede testualmente “le quote sociali sono liberamente trasmissibili tra soci, per atto fra vivi e per successione “. Si sottolinea, inoltre, che, anche il modello Eas non è stato correttamente compilato”.

Le clausole statutarie

L’art. 148 del TUIR esige che negli Statuti siano presenti le seguenti clausole (comma 8), ed allo stesso modo dispone l’ art. 4 del T.U. IVA:

8. Le disposizioni di cui ai commi 3, 5, 6 e 7 si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:

  1. divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;
  2. obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
  3. disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione;
  4. obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
  5. eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, comma 2, del codice civile, sovranità dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; è ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1° gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai sensi dell’articolo 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale;
  6. intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa.

9. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 8 non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonché alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.

CONCLUSIONI

E’ bene quindi che le Associazioni prestino una speciale attenzione a questi principi, onde evitare pesantissime conseguenze, che andrebbero a danno dell’Associazione, ma anche (in base all’art. 38 del cod. civ.) a danno di coloro che hanno agito “a nome e per conto dell’Associazione”.