Il Terzo Settore


Le norme di legge

Con il Decreto Legislativo del 3 luglio 2017 n.117, è in vigore il Codice del Terzo settore (CTS) in attuazione della Legge 6 giugno 2016 n.106.
Il Decreto 117/2017 è stato poi modificato da varie norme, e fra queste soprattutto dal D.Lgs. 3 agosto 2018, n. 105.

Che cosa è il Terzo Settore

Il c.d. “Codice del terzo Settore” ha introdotto nel nostro ordinamento la qualifica di Ente del Terzo settore (ETS).

Il terzo settore si compone di soggetti organizzativi di natura privata che, senza scopo di lucro, perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale promuovendo e realizzando attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi.

Tale qualifica è facoltativa e non obbligatoria.
Sostanzialmente possono (ma non necessariamente debbono) assumere tale qualifica gli enti senza scopo di lucro che rientrano in una certa tipologia (clicca qui), e che esercitano in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale elencate nel comma 1 dell’art. 5 del D.lgs 117/2017 per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale (clicca qui).
La qualifica di ETS è comunque subordinata alla iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Alcuni Enti, poi, non possono essere ETS in nessun caso, neppure volendo. Si tratta dei seguenti soggetti:

– le amministrazioni pubbliche,
– le fondazioni di origine bancaria,
– i partiti,
– i sindacati,
– le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro.

Diritti e doveri degli ETS

Il Codice definisce la qualifica di volontario, e ne disciplina l’attività, l’eventuale rimborso spese; stabilisce l’incompatibilità con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo con l’ente di cui è socio o associato o per il quale svolge la propria attività.
Gli Enti del Terzo Settore sono tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili.
Potranno però godere di agevolazioni tributarie e contributi economici per lo svolgimento delle loro attività istituzionali, purchè esercitino le attività di interesse generale con modalità non commerciali.
Lo Stato, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati, agli enti del Terzo Settore, per lo svolgimento delle loro attività istituzionali.

LE SCADENZE

Le circolari applicative hanno introdotto delle scadenze al 3 agosto 2019 per gli adempimenti statutari.
Si tratta della Circolare 27 dicembre 2018 n. 20, e della relativa tabella riepilogativa degli adempimenti

Il Ministero del Lavoro ha poi emanato ad integrazione la successiva Circolare n. 13 del 31 maggio 2019

COSA SUCCEDE SE NON SI DIVENTA “ENTE DEL TERZO SETTORE” ?

Sostanzialmente si rimane prima, e gli enti senza scopo di lucro continueranno ad essere esenti dalle tasse, naturalmente se osserveranno gli obblighi di legge.
Le norme di legge più significative sono due, rispettivamente in tema di Irpef (Art. 148 del TUIR) e di IVA (art. 4 del T.U. IVA).

Per approfondimenti, vai al nostro l’articolo di carattere generale “Le Associazioni senza scopo di lucro ed il Fisco”.


NOTE

Attività che rientrano nel Terzo Settore

– le organizzazioni di volontariato,
– le associazioni di promozione sociale,
– gli enti filantropici,
– le imprese sociali, incluse le cooperative sociali,
– le reti associative,
– le società di mutuo soccorso,
– le associazioni, riconosciute o non riconosciute,
– le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.

Attività di interesse generale

– interventi e servizi sociali,
– sanità,
– prestazioni socio sanitarie,
– istruzione e formazione,
– ambiente,
– valorizzazione patrimonio culturale,
– formazione universitaria e post,
– ricerca scientifica,
– attività culturali,
– artistiche ricreative,
– radiodiffusione a carattere comunitario,
– attività turistiche di interesse sociale,
– formazione extrascolastica,
– servizi strumentali al terzo settore,
– cooperazione allo sviluppo, commercio equo solidale,
– rinserimento lavoratori,
– alloggio sociale,
– accoglienza umanitarie,
– agricoltura sociale,
– attività sportive,
– beneficenza,
– promozione della legalità e pace,
– promozione diritti umani, adozioni internazionali,
– protezione civile,
– riqualificazione beni pubblici.