La sentenza della Corte n. 70/15 – spiegazione


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Vediamo di comprendere in modo chiaro cosa significa la sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015 (clicca qui per esaminare il suo testo con tutti i link e le annotazioni).

La sentenza ha dichiarato illegittima la norma della Legge Fornero che ha introdotto il blocco della perequazione automatica per gli anni 2012/13, con effetti che non vennero mai più recuperati negli anni successivi.

Il blocco quindi non si è affatto esaurito in quei due anni, poiché quella perequazione non è stata semplicemente “sospesa”, ma è stata invece tolta per sempre, con una decurtazione stabile e permanente della pensione mensile futura del 5-6%, che si estenderà un giorno anche alle future pensioni di reversibilità.

1. L’ efficacia della sentenza

La sentenza n. 70 della Corte è immediatamente esecutiva, e non necessita di decreti di attuazione.
Questo è stato chiarito dalla stessa Corte Costituzionale in un suo comunicato ufficiale del 7 maggio 2015.
Il Governo non aveva nessuna possibilità di disapplicare la sentenza della Corte.
Siamo infatti in presenza di un vero “comando” e non di un semplice “consiglio” al Governo, poichè la sentenza viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (art. 136 Cost.: “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”).

Il Governo (o meglio l’ INPS) doveva quindi provvedere inderogabilmente a:
– Aumentare la pensione mensile degli interessati
– Pagare gli arretrati dal 2012, maggiorati degli interessi legali.
Per consultare gli importi spettanti ai pensionati clicca qui.

Invece il Governo ha aggirato la sentenza emandando il Decreto Legge n. 65/2015.
Questo Decreto Legge n. 65/2015, a nostro avviso, è illegittimo.

2. Chi ha diritto

La data di pensionamento

Hanno diritto al rimborso tutti coloro che hanno ottenuto il pagamento della pensione prima del 31 dicembre 2012.

La fascia della pensione

La perequazione della pensione è stata bloccata a tutti coloro che superavano la fascia del triplo della pensione minima, ovvero:

€ 1.405,05 lorde, pari a circa € 1.129,27 nette

Questo importo mensile si calcola sommando tutte le varie pensioni dell’ interessato, e quindi aggiungendo anche la pensione integrativa e quella eventuale di reversibilità.
Infatti è su tale base complessiva che si calcola la perequazione automatica.

3. Gli esodati

Il diritto alla perequazione spettava solo a coloro che avevano già conseguito il diritto alla pensione, mentre invece nei Fondi di Solidarietà (Banche, Poste, ecc.) l’ assegno straordinario non viene mai perequato al costo della vita.
La situazione è ancora peggiore per chi era in vuoto reddituale.
Di conseguenza chi nel 2012 o 2013 non era ancora pensionato, ma esodato, all’ epoca NON aveva diritto alla perequazione, e quindi neppure può vederselo “restituito” dalla sentenza della Corte.
E’ una conclusione enormemente ingiusta, ma l’ ingiustizia è nata ancora prima della sentenza, cioè ha radice nella mancata perequazione dell’assegno straordinario.

4. Chi deve pagare

I pagamenti andrebbero effettuati dall’ INPS (e non dal Governo) e da ogni altro Ente previdenziale pubblico o privato.
In particolare sono tenuti al pagamento anche i Fondi Integrativi che avevano indebitamente bloccato la perequazione della previdenza “privata” approfittando di un blocco che in realtà doveva servire solo alla finanze pubbliche.

5. Quanto spetta

Il calcolo del rimborso spettante è individuale, come lo  è il calcolo della perequazione.
Orientativamente, però, si può affermare che l’ aumento mensile è del 5-6%, e che invece gli arretrati ammontano ad un importo assimilabile a oltre 3 mensilità.

La tabella degli aumenti e degli arretrati è consultabile cliccando qui

Il nostro Studio ha elaborato un proprio programma per il calcolo esatto degli arretrati, che viene usato nelle azioni legali collettive in corso, alle quali si può aderire compilando senza impegno l’ apposito modulo cliccando qui, e le cui istruzioni sono illustrate cliccando qui.

6. Come si interrompe la prescrizione

Occorre distinguere fra l’ INPS ed i Fondi Integrativi.

INPS

Per l’ INPS la raccomandata interruttiva della prescrizione può essere inviata utilizzando il modulo da noi predisposto e scaricabile gratuitamente dal nostro sito.
Deve essere chiaro però che l’ INPS non pagherà il dovuto, ma in questo modo si interromperà la prescrizione.

Pensioni integrative

Si tratta di pensioni private, per le quali non è neppure possibile invocare le difficoltà del bilancio dello Stato Italiano, o i vincoli dell’ Unione Europea.
E’ sufficiente quindi inviare al Fondo una semplice raccomandata interruttiva della prescrizione, ad esempio utilizzando il modulo da noi predisposto e scaricabile gratuitamente dal nostro sito.
Deve essere chiaro che il Fondo non pagherà il dovuto, ma in questo modo si interromperà la prescrizione.
Per la problematica specifica dei Fondi Complementari o Integrativi, clicca qui

7. I termini di prescrizione

Il termine di prescrizione è di 5 anni in base all’ art. 2948 n. 4 del codice civile.
La sentenza della Corte Costituzionale ha efficacia retroattiva, poiché la legge “putativa” che si riteneva valida era in realtà insussistente, e viene quindi rimossa fin dalla sua entrata in vigore.
Di conseguenza spettano anche gli interessi legali sugli arretrati, e l’ INPS non potrà eccepire di non avere colpa per il ritardo perché si era “fidato” della legge.
Allo stesso modo però anche prima della sentenza decorre la prescrizione, e nessuno potrà eccepire la propria buona fede nell’ aver trascurato di presentare la richiesta all’ INPS.
In realtà – a ben vedere – chiunque poteva agire in giudizio eccependo la incostituzionalità della legge, come hanno fatto numerosi pensionati tramite il nostro Studio.
Pertanto per gli arretrati decorre la normale prescrizione, a partire dai singoli ratei mensili, prescindendo dalla data di pubblicazione della sentenza della Corte.

8. Cosa fare per il mancato pagamento ?

E’ bene aderire subito alle azioni collettive, secondo le istruzioni consultabili cliccando qui, e compilando senza impegno l’ apposito modulo di adesione cliccando qui.