La riliquidazione dell' imposta sul TFR

Avvertenza:
Il TFR è stato calcolato in modo sbagliato dalle Banche.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, le cui sentenze sono scaricabili cliccando qui


A parte questo errore di calcolo sull' importo del TFR, stanno pervenendo a molti pensionati degli avvisi bonari dell’ Agenzia delle Entrate con il ricalcolo della tassazione del TFR percepito negli anni precedenti.
Vediamo qui di comprendere la loro problematica giuridica.
Per il connesso problema della tassazione dello "zainetto" si veda qui

1. Il meccanismo di tassazione del TFR

La tassazione del TFR avviene in due fasi:
- Il datore di lavoro applica “l'aliquota determinata con riferimento all'anno in cui è maturato il diritto alla percezione;

- Successivamente, ed entro cinque anni, “gli uffici finanziari provvedono a riliquidare l'imposta in base all’ aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti”;
Il fondamento normativo di tale criterio di tassazione è l’ art. 19 del TUIR, trascritto in fondo alla pagina.


2. L’ attività di controllo e riliquidazione dell’ Agenzia delle Entrate

L’ Agenzia delle Entrate, a seguito della sua attività di controllo e riliquidazione, emette un “avviso bonario” nei confronti del contribuente.
Tale avviso bonario può riguardare astrattamente tre diverse voci di reddito (tutte assogettate a tassazione separata):
- il TFR;
"zainetto" pensionistico (tecnicamente la "capitalizzazione della pensione");
- l' eventuale incentivo all' esodo.

Il contribuente può presentare le sue osservazioni entro 30 giorni.
Le osservazioni possono riguardare, in sostanza, eventuali errori di calcolo dell' Agenzia delle Entrate.
Tale procedura è regolata dall’ art. 36 bis del D.P.R. 29/09/1973 n. 600, riportato in fondo alla pagina.

Se il contribuente non presenta nessuna osservazione, o se queste vengono respinte, il pagamento deve essere effettuato nel termine di 30 giorni.
E' possibile chiedere una rateizzazione all' Agenzia delle Entrate.

Trascorso il termine di 30 giorni senza che sia avvenuto il pagamento, viene emessa una cartella esattoriale maggiorata dalle sanzioni, ai sensi della Legge 30 dicembre 2004 n. 311 (Finanziaria 2005), art. 1, comma 412 (trascritta in fondo alla pagina). E' molto importante non arrivare alla cartella esattoriale, per non aggravare i costi. Piuttosto è meglio chiedere la rateizzazione.


3. L’ impugnabilità dell' avviso bonario e della cartella esattoriale

Gli avvisi bonari inviati dall' Agenzia delle Entrate non costituiscono ancora un atto impositivo, ma solo interlocutorio e di avvio del procedimento.
Pertanto non sono ancora atti impugnabili di per sè, ai sensi dell’ art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992.
Anche l’ Agenzia delle Entrate, nelle sue “avvertenze” contenute negli avvisi bonari, comunica espressamente che tale atto non è (ancora) impugnabile.
E' invece impugnabile la successiva cartella esattoriale, che è un vero e proprio atto impositivo. Senonchè la cartella esattoriale è già maggiorata dalle sanzioni per il ritardo.

4. Cosa fare di fronte all' avviso bonario

1. Far controllare il conteggio (magari da un CAF o da un patronato). Il nostro Studio non effettua tale servizio contabile per i suoi clienti, ma si occupa solo di contenzioso.

2. Entro 30 giorni si dovrà alternativamente:
a. presentare eventuali osservazioni (specifiche e motivate, sui soli conteggi), eventualmente recandosi all' Agenzia delle Entrate per chiedere chiarimenti.
b. pagare l' importo richiesto in una sola soluzione
c. chiedere l' eventuale rateizzazione.

3. In difetto l' Agenzia delle Entrate emetterà una cartella esattoriale, maggiorata delle sanzioni.

Nota: Va infine tenuto presente che la richiesta dell' Agenzia delle Entrate è legittima solo per il TFR (e per l' incentivo all' esodo), ma non lo è per lo "zainetto" (la capitalizzazione della pensione).
Su tale problematica si veda invece l' apposita pagina del nostro sito, cliccando qui.


RIFERIMENTI NORMATIVI


- Art. 19 del TUIR: Indennità di fine rapporto
1. Il trattamento di fine rapporto costituisce reddito per un importo che si determina riducendo il suo ammontare delle rivalutazioni già assoggettate ad imposta sostitutiva. L'imposta è applicata con l'aliquota determinata con riferimento all'anno in cui è maturato il diritto alla percezione, corrispondente all'importo che risulta dividendo il suo ammontare, aumentato delle somme destinate alle forme pensionistiche di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 e al netto delle rivalutazioni già assoggettate ad imposta sostitutiva, per il numero degli anni e frazione di anno preso a base di commisurazione, e moltiplicando il risultato per dodici. Gli uffici finanziari provvedono a riliquidare l'imposta in base all'aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti.

- Art. 36 bis del Decreto Presidente della Repubblica 29/09/1973 n. 600, terzo comma:
3. Quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, ovvero dai controlli eseguiti dall'ufficio, ai sensi del comma 2-bis, emerge un'imposta o una maggiore imposta, l'esito della liquidazione è comunicato al contribuente o al sostituto d'imposta per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali [e la comunicazione all'Amministrazione finanziaria di eventuali dati ed elementi non considerati nella liquidazione]. Qualora a seguito della comunicazione il contribuente o il sostituto di imposta rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i chiarimenti necessari all'amministrazione finanziaria entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

- Legge 30 dicembre 2004 n. 311 (Finanziaria 2005), che all’ art. 1, comma 412:
412. In esecuzione dell'articolo 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l'Agenzia delle entrate comunica mediante raccomandata con avviso di ricevimento ai contribuenti l'esito dell'attività di liquidazione, effettuata ai sensi dell’ articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata. La relativa imposta o la maggiore imposta dovuta, a decorrere dal periodo d'imposta 2001, è versata mediante modello di pagamento, di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, precompilato dall'Agenzia. In caso di mancato pagamento entro il termine di trenta giorni dal ricevimento dell'apposita comunicazione si procede all'iscrizione a ruolo, secondo le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, con l'applicazione della sanzione di cui all'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e degli interessi di cui all'articolo 20 del predetto decreto n. 602 del 1973, a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della predetta comunicazione.

Nota sul termine per la riliquidazione dell'' Agenzia delle Entrate:
La riliquidazione dell’imposta fino al 2005 andava effettuata dall’Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre del terzo anno successivo alla presentazione del modello 770 da parte del datore di lavoro.
L’art. 37 comma 40 del decreto Bersani n. 223/2006 ha prorogato questo termine, portandolo da tre a quattro anni.