Fusione dei Fondi Pensione del Gruppo Intesa

La problematica giuridica della fusione dei Fondi Pensione è tornata di recente di grande attualità, per le recenti iniziative parallele del Gruppo Intesa e del Gruppo Unicredit.
La problematica giuridica può essere esaminata nell' apposita pagina cliccando qui,
dove si troverà la discussione degli (asseriti) poteri delle Fonti Istitutive, e onchè l'analisi delle normativa (legge e delibere della Covip), nonchè delle sentenze emesse (negative per le Banche).
Per l' analisi delle vicende analoghe nel Gruppo Unicredit clicca qui.

Il Progetto di Riforma di Banca Intesa costituisce un pesante attacco ai diritti dei lavoratori e soprattutto dei Pensionati.

1. La procedura di fusione
Abbiamo evidenzato in ogni sede la illegittimità della procedura, che si presenta in violazione delle Delibere della Covip in materia di fusione dei Fondi.
Ci ha fatto molto piacere constatare che nell' Accordo del 28 ottobre, a differenza dell' Accordo del 5 agosto, è finalmente comparso il riferimento alle Delibere della Covip in materia, ovvero la Delibera 15 luglio 2010, modificata ed integrata con Deliberazione del 7 maggio 2014, di cui riportiamo altresì la Relazione ed il Testo finale consolidato.
A questa si deve però aggiungere la fondamentale Delibera sulla fusione dei Fondi del 29 agosto 2000 n. 784, che invece è ignorata dagli Accordi Sindacali suddetti.

2. Le modifiche agli Statuti
In sostanza il Progetto di Riforma fa confluire tutto in un Fondo di Gruppo e svuota la democrazia interna dei Fondi per consegnare tutto in mano agli Accordi Sindacali (le c.d. "Fonti Istitutive").
I Fondi Pensione adesso debbono delegare tutto agli Accordi stipulati dai Sindacati, quando invece per legge i Sindacati dei lavoratori in servizio nemmeno rappresentano i pensionati.
Le future modifiche statutarie, che in precedenza gli iscritti potevano votare magari anche per referendum, adesso sono di esclusiva competenza delle "Fonti Istitutive", mentre l' Assemblea dei Delegati non deciderà più nulla in proposito, e potrà solo proporre delle modifiche alle Fonti Istitutive, in spregio alla legge.
Senonchè questo limite ai poteri dell' Assemblea era già illegittimo per il Fondo Sanitario Intesa (che non è un Fondo Pensione), ma è ancora più illegittimo per i Fondi Pensione, in cui è prevista una procedura di approvazione e modifica degli Statuti (v. Delibera Covip 15 luglio 2010).

3. Le similitudini con il Fondo Sanitario Intesa
Tutta questa impostazione ricorda fin troppo da vicino la Riforma del 2010 del Fondo Sanitario Intesa.
Anche in quella occasione vi fu un Accordo sindacale (dichiarato illegittimo) che disponeva il trasferimento coattivo degli iscritti alla precedente Cassa Sanitaria.
Soprattutto anche in quel caso il Fondo è governato in pratica dalle sole "Fonti Istitutive", le uniche che possono modificare lo Statuto, in spregio ai poteri dell' Assemblea degli iscritti, che può solo avanzare proposte.

4. La sostituzione degli Amministratori eletti con quelli "nominati"
Il Progetto di Riforma (Accordo Sindacale 28 ottobre 2015) prevede addirittura che gli organismi attualmente eletti dagli iscritti debbano decadere prima del termine, ed essere sostituiti con dei soggetti nominati dai Sindacati e dalla Banca, con un' apposita normativa transitoria dell' Accordo Sindacale 28 ottobre 2015.

5. La manleva della Banca per la responsabilità dei Consiglieri
Infine anche nel Progetto di Riforma, come nel caso del Fondo Sanitario, la Banca offre ai Consiglieri (sindacalisti) la sua manleva da ogni azione di responsabilità degli iscritti.
In pratica se anche un Consigliere sindacalista commettesse un illecito, il risarcimento verrebbe pagato solo dalla Banca.
Questo fatto induce ad una riflessione: i Consiglieri normalmente potrebbero infatti stipulare una comune polizza assicurativa per la loro eventuale responsabilità, che però non opererebbe nel caso di dolo, poichè l'art. 1900 del cod. civ. così dispone: "L'assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente, dell'assicurato o del beneficiario, salvo patto contrario per i casi di colpa grave".
In questo modo, invece, la Banca non incontrerebbe nella sua manleva i limiti del dolo. Non si può negare che così facendo si pone in essere una obiettiva agevolazione alla commissione di irregolarità da parte dei Consiglieri.
Senonchè qui non si tratta di una manleva comune, ma va tenuto presente che da un lato essa proviene dal datore di lavoro, e dall' altro lato ha per oggetto specifico degli atti potenzialmente lesivi dei diritti dei lavoratori.
Si rientra quindi nel divieto di cui all' art. 17 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970 n. 300) che così stabilisce:
"Art. 17. Sindacati di comodo.
È fatto divieto ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori".

Dalla illegittimità di tale manleva dovrebbe quindi discendere la piena ed esclusiva responsabilità dei Consiglieri del Fondo che adottassero dei comportamenti suscettibili di causare una responsabilità personale.

6. Il trasferimento coattivo degli iscritti
Qualsiasi trasferimento coattivo degli iscritti è illegittimo, perchè in violazione del fondamentale principio di libertà di adesione ai Fondi Pensione.
Lo hanno stabilito varie sentenze. Si veda quanto affermato dal Tribunale di Firenze nella sentenza del 24 gennaio 2012: "ne consegue che l’accordo sindacale del 04.11.2009 non sia opponibile ai ricorrenti pensionati, soprattutto nella parte in cui impone il trasferime nto coattivo perché verrebbe a configurarsi un contrasto con l’art 1. Comma 2 D.L.vo 252/05 che in vece impone la volontarietà e la libertà di adesione".
Lo stesso principio è stato affermato dal Tribunale di Milano n. 8824/14 sul Fondo sanitario Intesa.
Il primo esempio di ciò lo si ha per il Fondo Pensione del Banco di Napoli, che mentre a partire dal 2008 aveva incorporato vari Fondi del Gruppo Intesa (vedi il sito del Fondo), adesso al contrario deve subire un trasferimento coattivo al nuovo Fondo di Gruppo Intesa, in forza dell' Accordo Sindacale del 28 ottobre 2015 di Trasferimento del Fondo Banco di Napoli al nuovo Fondo.
Nessuno degli iscritti ha potuto esprimere la sua opinione, perchè ha dovuto solo subire un illegittimo trasferimento coattivo.

7. I primi Fondi che saranno trasferiti al Fondo di Gruppo
I primi Fondi che al momento paiono interessati alla vicenda (e quindi spariranno) sono i seguenti:
- Fondo Pensione San Paolo IMI (c.d. SPIMI), il cui Statuto attuale è consultabile cliccando qui.
- Fondo Pensione del Gruppo Intesa San Paolo (c.d. ex. FAPA di Gruppo), per il cui Statuto clicca qui;
- Fondo Banca del Monte di Parma
- Sezione a Contribuzione Definita della Cassa di Previdenza CRVeneto, per il cui Statuto clicca qui
- Sezione a Contribuzione Definita del Fondo Banco di Napoli, per il cui Statuto clicca qui
- Sezione a Contribuzione definita del Fondo CARIPLO, per il cui Statuto clicca qui

8. Il progetto del 2015 di Banca Intesa e dei Sindacati

Il 5 agosto 2015 sono state firmati gli Accordi sindacali di percorso:
- Accordo del 5 agosto 2015 sul Fondo BTB
- Proroga Organi
- Nuovo Statuto del Fondo BTB
- Verbale di percorso del 5 agosto 2015
- Verbale di percorso del 5 agosto 2015

Il 28 ottobre 2015 sono stati firmati gli accordi di fusione:
- Accordo fusione ISP
- Accordo fusione Fondo SPIMI
- Accordo Liquidazione Fondo BMP
- Accordo nuovo Fondo a contribuzione definita
- Accordo sul trasferimento collettivo del Fondo Banco di Napoli - Sez. B
- Statuto del nuovo Fondo di Gruppo
- Nuovo Statuto del Fondo Banco di Napoli


9. Il precedente progetto - abbandonato - di Banca Intesa del 2013

(clicca qui per il scaricare il modulo di diffida predisposto nel 2013 per le Associazioni della FAP)
Il Gruppo Banca Intesa aveva avviato già nel 2013 una iniziativa sindacale che aveva come obiettivo la fusione di tutti i Fondi Pensione del Gruppo in un solo Fondo unitario.
Il progetto venne stato presentato ai sindacati con due distinti documenti in data 14 febbraio 2013 ed in data 27 marzo 2013.
Il progetto di fusione venne avviato anche per i CRAL (clicca qui).

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Il panorama giurisprudenziale è chiaramente orientato nel dichiarare illegittime queste manovre della Banca, e le sentenze in materia sono state rese proprio nei confronti di Banca Intesa.

10. I precedenti giurisprudenziali
Gli Accordi Sindacali che disponevano il trasferimento coattivo di un Fondo verso un altro Fondo, sono stati già annullati di recente da due importanti sentenze,in cause patrocinate dal nostro Studio.
Si veda in proposito la sentenza del Tribunale di Firenze che ha invalidato il trasferimento del FIP della CR Firenze al Banco di Napoli (sent. Trib. Firenze 24/1/12 n. 85)
Inoltre per quanto attiene alla fusione fra Cassa Sanitaria Intesa e Fondo Sanitario di gruppo, con sentenza del Tribunale di Milano del 27 giugno 2014 n. 8824/14 ha confermato che l’accordo sindacale 2/10/10 non poteva disporre il trasferimento del patrimonio della Cassa Sanitaria Intesa al Fondo Sanitario di Gruppo.
Il Tribunale ha così confermato il provvedimento cautelare di sospensione 21/11/11, poi confermato con ordinanza collegiale del 22 marzo 2012, che ha rigettato del reclamo della Cassa Sanitaria e del Fondo Sanitario.
E’ quindi evidente che la giurisprudenza più recente ha negato che le Fonti Istitutive dei Fondi Pensione disponessero di tale potere.

11. Le Casse Sanitarie ed i CRAL
La pronuncia del Tribunale di Milano sul Fondo Sanitario, poi, si presta ad una ulteriore considerazione.
I Fondi sanitari ed i CRAL non fanno parte della previdenza complementare, poiché non sono iscritti all’ Albo della Covip e neppure sono soggetti alla sua vigilanza.
Le “Fonti Istitutive”, come abbiamo visto, non hanno oggi un potere di legge sui Fondi Pensione, che pure talvolta è stato loro attribuito in passato da norme eccezionali.
Ancor meno, però, è ipotizzabile un tale potere delle “Fonti Istitutive” sui Fondi Sanitari e sui CRAL.
Qui il potere che si vorrebbe grossolanamente invocare è addirittura radicalmente inesistente e non è nemmeno configurabile come ipotesi.