Contributo di solidarietà sulle pensioni d' oro 2014/2016

Non va confuso con il blocco della perequazione 2012 / 2013, per il quale proseguono le azioni collettive in tutta Italia (clicca qui) !!!.


La questione del contributo di solidarietà è invece la seguente.
Il contributo di solidarierà era stato introdotto una prima volta per 2011/2013 ed era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, con sentenza sentenza n. 116 del 5 giugno 2013, poichè le somme prelevate venivano versate all' Agenzia delle Entrate e non all' INPS.

Successivamente, il contributo di solidarietà è stato reintrodotto per tre anni (2014/2016), in forza della Legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 486 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2014), al comma 486 dell'art. 1, che di seguito viene trascritto. Su questa legge l' INPS ha emanato il Messaggio 28/04/2014, n. 4294, in cui si legge che:

"Tale contributo si applica ai trattamenti lordi complessivamente superiori a quattordici volte il trattamento minimo, per la parte eccedente i limiti previsti, secondo la tabella seguente:

TRATTAMENTO MINIMO 2014: mensile 501,38 - annuo 6.517,94

 

% contributo

Valori per l’anno 2014

Fra 14 e 20 volte il trattamento minimo annuo

6

da 91.251,16 a 130.358,8

Fra 20 e 30 volte il trattamento minimo annuo

12

da 130.358,81 a 195.538,20

Oltre 30 volte il trattamento minimo annuo

18

da 195.538,21 in poi

Il contributo opera a favore delle gestioni previdenziali obbligatorie e le somme trattenute vengono acquisite dalle competenti gestioni previdenziali."


Contro questa norma sono state sollevate varie questioni di costituzionalità.
La prima ordinanza di rimessione è stata quella della Corte dei Conti del Veneto del 16 gennaio 2015.
La Corte Costituzionale ha fissato udienza pubblica di discussione al 5 luglio 2016, in esito alla quale ha emesso un Comunicato Stampa del 5 luglio 2016 nel quale si legge che l' eccezione di incostituzionalità è stata respinta.
In data 13 luglio 2016 la Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni, con la sentenza n.173 del 2016.

Il testo del Comunicato Stampa è il seguente:
"La Corte costituzionale ha respinto le varie questioni di costituzionalità relative al contributo, che scade nel dicembre 2016, sulle pensioni di importo più elevato, escludendone la natura tributaria e ritenendo che si tratti di un contributo di solidarietà interno al circuito previdenziale, giustificato in via del tutto eccezionale dalla crisi contingente e grave del sistema. La Corte ha anche ritenuto che tale contributo rispetti il principio di progressività e, pur comportando innegabilmente un sacrificio sui pensionati colpiti, sia comunque sostenibile in quanto applicato solo sulle pensioni più elevate, da 14 a oltre 30 volte superiori alle pensioni minime" .

Da questo comunicato si possono ricavare le seguenti considerazioni.
Viene esclusa la natura tributaria del contributo poiché questo contributo per gli anni 2014-2016, viene versato all’Inps e non più allo stato, a differenza del precedente contributo di solidarietà istituito dalla legge Fornero, per gli anni 2011-2013.
La Corte quindi ha affermato la natura solidaristica del contributo, che rimane “interno al circuito previdenziale “.
Inoltre la Corte ha sottolineato la prossima scadenza del contributo al dicembre 2016, considerandolo come effettivamente transitorio ed eccezionale.
Infine la Corte ha sottolineato sia la progressività del contributo, e sia il suo accollo solo alle pensioni più elevate da 14 a oltre 30 volte superiori alle pensioni minime.

È bene sottolineare la differenza fra a tale contributo di solidarietà ed il blocco della perequazione.

Mentre il contributo di solidarietà non intacca l’ammontare lordo della pensione, che dal 1 gennaio 2017 tornerà ad essere quello precedente, il blocco della perequazione ha invece effetti permanenti perché non viene mai più recuperato, e quindi non si tratta affatto di un sacrificio transitorio.
Per fare un esempio concreto: con il contributo di solidarietà la pensione di reversibilità non cambia, mentre con il blocco della perequazione resterà intaccata per sempre anche addirittura la pensione di reversibilità.

Infine va necessariamente aggiunto che il blocco della perequazione è stato applicato dalle pensioni superiori a tre volte la minima, anziché a quelle comunque più elevate di oltre 14 volte la minima.

Non pensiamo quindi che questa sentenza, che pure ancora una volta colpisce la sola categoria dei pensionati e non gli altri percettori di reddito elevato, possa influenzare negativamente la questione di costituzionalità sul blocco della perequazione.
Anzi si può osservare, come già ho fatto davanti al Tribunale di Milano il giorno successivo alla sentenza, che proprio la transitorietà del contributo di suoi solidarietà fa emergere al confronto la grave illegittimità del blocco della perequazione poiché quest’ultimo con il pretesto di una crisi transitoria in realtà dispone un taglio permanente della pensione.
Stiamo aspettando che il Tribunale di Milano sciolga la sua riserva dopo l’udienza del 6 luglio.