Contributo di solidarietà - problematica giuridica del rimborso

Il contributo di solidarietà (nella legge chiamato demagogicamente "contributo di perequazione", anche se proprio non si vede che cosa dovesse mai perequare) è stato prelevato sia dall' INPS che dai Fondi di previdenza complementare.
Tra questi Fondi acquistano per noi particolare importanza i Fondi di cui alla Riforma Amato (Decr. Leg.vo 357/90), ovvero i Fondi ex esonerativi ed ex esclusivi.


Il prelievo in questione è stato poi versato alla "all' entrata del bilancio dello Stato" (come si esprime la legge).

Pertanto le somme suddette non sono rimaste nella disponibilità dell' INPS o del Fondo che le ha versate.
La Corte Costituzionale ha qualificato il prelievo suddetto come avente natura di vero e proprio tributo, incassato dallo Stato come una qualsiasi imposta.


Alla luce di questa riconosciuta "natura tributaria", si pone quindi il problema del soggetto tenuto alla restituzione delle somme.

La questione si presenta al momento veramente complessa.
Si possono però provare a mettere alcuni punti fermi.


1. Lo Stato ha incassato direttamente il prelievo, e quindi non pare contestabile che in ogni caso sia tenuto alla restituzione (probabilmente tramite l' Agenzia delle Entrate tramite l' ordinaria procedura di rimborso).
Per completezza dobbiamo però anche aggiungere che lo Stato, nel riscuotere questo prelievo, ha subìto una diminuzione dell' irpef versata dal pensionato (su una aliquota marginale verosimilmente del 43%).
A questo va aggiunto quanto perduto dagli Enti Locali a titolo di addizionali irpef comunali e regionali.

 

2. Il soggetto che ha effettuato la ritenuta ha agito però in una veste sostanziale da assimilarsi al sostituto d'imposta. Pertanto questo soggetto nella qualità di sostituto d' imposta è tenuto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute.


3. Non vi è dubbio che le somme del contributo di solidarietà siano state indebitamente trattenute.
Non ha nessuna importanza il fatto che allora il sostituto fosse in buona fede a causa del fatto che ha operato in esecuzione di una legge che all' epoca appariva valida e non era stata ancora dichiarata incostituzionale.

 

4. E' infatti un principio consolidato quello secondo cui la dichiarazione di illegittimità costituzionale è una vicenda giuridica assai diversa dalla comune "abrogazione".
Infatti la declaratoria di illegittimità costituzione (Mortati) è la "cessazione dell' efficacia dell' atto per illegittimità originaria" (e quindi opera retroattivamente, ovvero ex tunc) mentre l' abrogazione è "la cessazione dell' efficacia dell' atto per inopportunità sopravvenuta" (e quindi opera solo dal momento della sua entrata in vigore, ovvero ex nunc).

 

5. Questa natura della sentenza di accoglimento della Corte Costituzionale (sostanzialmente assimilabile alla figura dell' "annullamento" di un atto) comporta due tipi di conseguenze pratiche:
a. Al creditore spettano gli interessi legali (e magari anche la rivalutazione monetaria) con efficacia retroattiva, ovvero dalla maturazione dei singoli diritti (mese per mese);
b. Il creditore però potrebbe vedersi addirittura prescrivere il suo credito, se fossero decorsi i termini per la richiesta.
Entrambe queste conseguenze dimostrano che la sentenza della Corte Costituzionale ha natura retroattiva, nel bene e nel male, e questo ha una portata "oggettiva", poichè prescinde dall' affidamento che le parti possono aver fatto sulla esistenza di una legge che disponeva in senso contrario.

 

6. E' quindi possibile sostenere che il rimborso può essere richiesto indifferentemente
a. sia allo Stato (Agenzia delle Entrate), tramite l' ordinaria istanza di rimborso entro i 48 mesi (per i quali non vi sono preoccupazioni, essendo decorsi solo 23 mesi dal primo prelievo);
b. sia al soggetto che ha effettuato le trattenute (sostituto d' imposta), tramite iniziale richiesta stragiudiziale ed eventuale successiva azione davanti al Giudice ordinario (in questo caso del Lavoro).

 

7. Un problema pratico in più si pone per i Fondi ex esonerativi ed ex esclusivi, per i quali fino al dicembre 2012 il pagamento della pensione (anche della quota Inps) è stato effettuato dalla Banca di appartenenza.
Il problema si pone soprattutto per la quota INPS, che è stata anticipata dalla Banca (salvo conguaglio con l' INPS), ma che oggi viene richiesta all' INPS.

In conclusione le somme indebitamente trattenute possono comunque richieste quantomeno al soggetto che ha operato la ritenuta, salvo rivalsa di costui sull' Agenzia delle Entrate.