L' incostituzionalità della legge
nei casi di prescrizione o di decadenza

Dubbio
La sentenza della Corte Costituzionale vale nei confronti di tutti, ma a condizione che il diritto individuale nel frattempo non si sia estinto per prescrizione o per decadenza.
Quindi se la Corte Costituzionale dichiara illegittima una legge, ma nel frattempo è decorsa la prescrizione, il cittadino non potrà più rivendicare il suo diritto, neppure se invoca a sua scusante il fatto che prima vi fosse una legge contraria, sia pure incostituzionale.

Esempio: La vicenda del cambio Lira / Euro

Per esempio di recente la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il Decreto del Governo Monti che nel 2011 bloccava il cambio delle lire in euro, ma la sentenza oggi non è più invocabile da chi non aveva fatto causa nel 2012.
Lo Stato italiano ha quindi lucrato oltre un miliardo di € sulla prescrizione di chi non ha mai fatto causa.
Si veda in proposito l' articolo del quotidiano Il Sole 24ore cliccando qui.


La giurisprudenza, dunque, ha sempre affermato che le sentenze della Corte si applicano ai rapporti giuridici ancora "aperti", e che quindi non siano già "esauriti" (ad esempio per prescrizione o decadenza).

La giurisprudenza della Corte Costituzionale

Si veda ad esempio la recente sentenza Corte Costituzionale 11/02/2015 n. 10:
“E' pacifico che l'efficacia delle sentenze di accoglimento non retroagisce fino al punto di travolgere le «situazioni giuridiche comunque divenute irrevocabili» ovvero i «rapporti esauriti». Diversamente ne risulterebbe compromessa la certezza dei rapporti giuridici (sentenze n. 49 del 1970, n. 26 del 1969, n. 58 del 1967 e n. 127 del 1966). Pertanto, il principio della retroattività «vale [...] soltanto per i rapporti tuttora pendenti, con conseguente esclusione di quelli esauriti, i quali rimangono regolati dalla legge dichiarata invalida» (sentenza n. 139 del 1984, ripresa da ultimo dalla sentenza n. 1 del 2014).”

La giurisprudenza della Cassazione

Si veda inoltre quanto affermato ancora di recente dalla Cassazione, sent. 27/09/2013, n. 22256:
" In tema di danni da trasfusione e somministrazione di emoderivati, l'indennità integrativa speciale ex art. 2, comma 2, della legge 25 febbraio 1992, n. 210, è soggetta - con efficacia retroattiva, fatti salvi i rapporti esauriti, non più suscettibili di soluzione a livello giudiziario o non più azionabili - a rivalutazione annuale a seguito alla sentenza della Corte costituzionale n. 293 del 2011".

Si veda ancora quanto affermato con chiarezza da Cass. 08/10/2010, n. 20863:
In tema di rimborso delle imposte indebitamente corrisposte, per i tributi dichiarati costituzionalmente illegittimi (o in contrasto, sin dall'origine, con l'ordinamento comunitario), il termine per la ripetizione decorre dalla data del pagamento, e non dalla sentenza dichiarativa dell'illegittimità costituzionale (o della contrarietà all'ordinamento comunitario), in quanto il vizio di illegittimità costituzionale non ancora dichiarato costituisce una mera difficoltà di fatto all'esercizio del diritto assicurato dalla norma depurata dall'incostituzionalità e quindi non impedisce il decorso della prescrizione (art. 2935 c.c.), dovendo escludersi la decorrenza del termine prescrizionale solo dalla pubblicazione della pronuncia di incostituzionalità. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l'istanza di rimborso delle imposte di registro, ipotecarie e catastali e dell'Invim relative ad atti sottoposti a tassazione prima della sentenza della Corte cost. 10 maggio 1999 n. 154, andasse presentata entro tre anni dal giorno del pagamento, ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 131 del 1986).


La giurisprudenza del Consiglio di Stato


E ancora il Consiglio di Stato, sent. 09/01/2014, n. 20:
"Le leggi di cui venga dichiarata l'illegittimità costituzionale — in base al combinato disposto dell'art. 136 Cost. e dell'art. 30, l. 11 marzo 1953, n. 87 — cessano di avere efficacia erga omnes e non possono trovare applicazione per disciplinare i rapporti, per i quali le medesime avrebbero ancora rilevanza (trattandosi di rapporti non esauriti, ovvero non coperti da giudicato o da prescrizione , o che non siano stati definiti con atti amministrativi ormai inoppugnabili)".

La posizione dell' INPS

L' INPS ritiene che i diritti dei pensionati, dopo il 2011, siano soggetti a decadenza triennale.
Sulla questione non vi sono ancora sentenze di Cassazione, poichè la legge è stata modificata nel 2011 dal Decreto Sacconi, ma il rischio esiste, e quindi è bene scegliere la via più prudente.
Finora comunque i Giudici hanno respinto la eccezione dell' INPS sollevata nelle cause sul blocco della perequazione 2012/13.
La decadenza (a differenza della prescrizione) non viene evitata da una semplice raccomandata, ma solo da una azione giudiziaria.
L' argomento è sviluppato nell' apposita pagina del nostro sito, dove si possono scaricare tutte le norme di legge e le circolari dell' INPS.