La Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi !!

Il 24 ottobre 2017 è stata discussa la causa in Corte Costituzionale

CCost


BLOCCO DELLA PEREQUAZIONE

La Corte ha respinto i ricorsi
!!

Verso le ore 14 la Corte ha emesso il seguente Comunicato:



Comunicato della Corte del 25 ottobre:
La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto - legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”.
La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 con tale sentenza – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto - legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica.



Resoconto dell’udienza di ieri: ns. comunicato del 25 ottobre 2017, ore 11:55

L’udienza di ieri in Corte Costituzionale era stata fissata alle ore 9:30 per discutere non solo la causa sul blocco della perequazione, ma anche per varie altre cause.
La Corte ha voluto chiamare prima le altre cause allo scopo di consentire poi la discussione unitaria sull’argomento più importante.
Purtroppo le altre cause sono andate per le lunghe, occupando tutta la mattina, e alle 13:00 la Corte ha comunicato il differimento alle ore 16:00 della discussione per il blocco della perequazione.
Eravamo presenti noi e altri cinque avvocati per discutere delle varie ordinanze dei giudici.
Non era presente il Codacons, il cui intervento in causa è stato dichiarato irricevibile. Era anche presente fra il pubblico, ma come mero spettatore, l’avv. Pisani di “Rimborso Pensioni” che non era iscritto fra gli avvocati che avrebbero partecipato alla discussione, non avendo alcuna causa fissata per l’udienza di ieri davanti alla Corte.
Purtroppo il Presidente Paolo Grossi è stato severissimo sul tempo a disposizione di ciascun avvocato per discutere la causa: non più di minuti cinque ciascuno, che sono stati applicati con speciale severità, troncando immediatamente ciascun intervento con il suono di una campanella e disponendo l’immediato passaggio della parola all’avvocato successivo.
Questi tempi così insolitamente ristretti e questo particolare rigore nella loro applicazione sono parsi a tutti francamente eccessivi, considerata anche la speciale importanza della causa.
Erano presenti solamente 11 giudici sono 14, essendo gli altri tre impediti, e purtroppo costoro per legge non potranno partecipare alla deliberazione della sentenza, non avendo seguito la discussione.
Fra costoro spiace particolarmente l’assenza del Prof. Franco Modugno, fra i massimi giuristi italiani e il cui contributo alla discussione in camera di consiglio sarebbe stato sicuramente assai prezioso.
La Giudice Relatrice Prof.ssa Sciarra ha svolto una relazione assai precisa e puntuale, illustrando alla Corte tutte le varie eccezioni di incostituzionalità sollevate da 15 ordinanze dei giudici italiani: artt. 3, 36, 38 Cost., art. 136 Cost. La nostra sola Ordinanza del Tribunale di Cuneo contestava anche la violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 6 sul diritto ad un equo processo nel rispetto della precedente sentenza della Corte Costituzionale n. 70/15).
Noi sei avvocati difensori abbiamo cercato preliminarmente di coordinare fra noi i nostri interventi, in modo da utilizzare al massimo i cinque minuti a disposizione di ciascuno.
La registrazione video dell’udienza, con i nostri interventi difensivi, sarà disponibile sul sito della Corte Costituzionale nei prossimi giorni:
http://www.cortecostituzionale.it/jsp/consulta/giurisprudenza/home_udienze.do
È stato veramente difficile svolgere il nostro compito in un tempo così ristretto: parlare cinque minuti è assai più difficile che parlare per un’ora, poiché significa concentrarsi su pochissimi punti essenziali, eliminando tutte le altre argomentazioni, per poi parlare ad un ritmo molto serrato dopo aver cercato di memorizzare tutte le citazioni e i richiami ai precedenti e alla dottrina, non disponendo in pratica del tempo per consultare gli appunti e la “scaletta” della discussione.
La Corte ha comunque ascoltato con molta attenzione, e la Relatrice Prof.ssa Sciarra ha preso molti appunti.
Considerata l’ora tarda, ieri la Corte non si è neppure poi riunita in camera di consiglio per la decisione, come è stato chiarito da un apposito Comunicato emanato in serata.
La camera di consiglio della Corte si terrà oggi, ma solo nel pomeriggio perché in mattinata vi sarà la discussione di altre cause.
E’ quindi da smentire al momento qualsiasi anticipazione giornalistica su quello che avrebbe deciso la Corte.
La Corte si riunirà solo oggi pomeriggio e nessuno può garantire che la discussione non prosegua nei prossimi giorni per approfondimenti.
Normalmente la Corte non comunica la sua decisione subito dopo la camera di consiglio, poiché deve attendere prima che vengano scritte le complesse motivazioni della sua decisione. La volta scorsa, per la sentenza a noi favorevole n. 70/15, la camera di consiglio si tenne il 10 marzo 2015, ma la sentenza venne depositata (e conosciuta) solo il 30 aprile 2015, quindi dopo 51 giorni.
Tuttavia in casi particolarmente importanti, come avvenuto ad esempio sulle leggi elettorali, la Corte ha ritenuto opportuno anticipare tramite un comunicato – stampa il contenuto della sua decisione, salvo poi provvedere nelle settimane successive alla scrittura della motivazione.
Può darsi che anche in questa circostanza la Corte decida di comunicare in anticipo la sua decisione, ma nessuno può garantire al momento che questo avverrà.
È molto difficile fare previsioni sull’esito.
Noi siamo particolarmente sicuri delle nostre buone ragioni, che sono nettamente prevalenti sul piano giuridico, ma che devono confrontarsi con i costi notevoli di una sentenza favorevole (ed è su questo che puntano essenzialmente le difese del Governo e dell’Inps)
Gli arretrati a tutto il 2016 ammontano ad € 19,361 miliardi, oltre il 2017 per € 3,804 miliardi.
Il costo futuro annuale ammonta appunto a 3,804 miliardi, pari allo 0,22% del PIL.
Mentre il costo futuro sarebbe certamente sopportabile dal sistema economico, poiché costerebbe circa la metà degli € 80 che il governo Renzi ha riconosciuto alla maggior parte dei lavoratori dipendenti, il costo degli arretrati sarebbe sicuramente pesante.
Vi è però una possibilità intermedia, che si baserebbe su molte sentenze della Corte di Giustizia Europea: la Corte potrebbe distinguere fra futuro e passato
In questa ipotesi l’aumento futuro sarebbe riconosciuto a tutti gli interessati, mentre il passato e gli arretrati soltanto a coloro che hanno fatto causa. Si tratta di una soluzione ammessa anche da un autorevole ex Presidente della Corte Costituzionale, il Prof. Valerio Onida (http://www.cortecostituzionale.it/documenti/file_rivista/27391_2015_10.pdf , al paragrafo n. 4).
In questo caso il costo degli arretrati sarebbe molto contenuto, si dice in circa 200 milioni di Euro, perfettamente sopportabili dal sistema economico anche alla luce degli impegni europei.
Nella giornata di oggi noi seguiremo attentamente, minuto per minuto, le notizie provenienti dalla Corte Costituzionale, impegnandoci a pubblicare ogni notizia in tempo reale sul nostro sito e sulla nostra pagina Facebook.
Preghiamo quindi tutti di evitare singole richieste individuali di aggiornamento, che sarebbero non solo perfettamente inutili, ma appesantirebbe inutilmente il nostro lavoro.
Restiamo quindi in attesa, avvertendo che comunque un eventuale esito negativo della causa davanti alla Corte Costituzionale porterebbe comunque al successivo sviluppo della nostra azione collettiva davanti alla Corte Europea, per non lasciare nulla di intentato a difesa dei nostri assistiti.
Noi siamo molto sereni e seguiamo gli sviluppi con fiducia.
Studio Legale Iacoviello