L' udienza del 24 ottobre 2017
in Corte Costituzionale

 

Ogni Avvocato ha potuto parlare solo per cinque minuti, scaduti i quali il Presidente gli ha tolto la parola con una campanella. Questo è spiaciuto a tutti, perchè è impossibile illustrare questa causa in soli cinque minuti.
Pubblichiamo qui lo schema che avevamo predisposto per la nostra discussione (clicca qui).
Prima della udienza avevamo depositato le nostre difese scritte, integrate da una successiva memoria integrativa.
Pubblichiamo anche il video dell' udienza, in modo che ognuno possa farsi una sua opinione.




Scrisse un padre costituente, il grande giurista Piero Calamandrei:
"Solo là dove gli avvocati sono rispettati, sono onorati i giudici;
e dove si scredita l’avvocatura, colpita per prima è la dignità dei magistrati".
(Piero Calamandrei - "Elogio dei Giudici scritto da un avvocato").


Svolgimento dell' udienza del 24 ottobre 2017


L’udienza del 24 ottobre in Corte Costituzionale era fissata alle ore 9:30, per discutere non solo la causa sul blocco della perequazione, ma anche per varie altre cause.
La causa sul blocco della perequazione era iscritta al n. 6 del Ruolo di udienza.
La Corte ha voluto chiamare prima le altre cause, che purtroppo sono andate molto per le lunghe, occupando tutta la mattina, e alle 13:00 la Corte ha comunicato il differimento alle ore 16:00 della discussione per il blocco della perequazione.
Nel frattempo due giudici costituzionali (Modugno e De Pretis) hanno abbandonato l' aula e non hanno poi partecipato all' udienza del pomeriggio (vedi il sito della Corte cliccando qui).

Alle ore 16:00 eravamo presenti noi (Avv.ti Iacoviello e Santilli) e altri cinque collegi difensivi per discutere delle 15 ordinanze dei vari giudici (vedi Ruolo di udienza al n. 6).
Non era presente il Codacons, il cui intervento in causa è stato dichiarato irricevibile.
Era anche presente fra il pubblico, ma come mero spettatore, l’avv. Pietro Frisani della società “Rimborso Pensioni”, che non era iscritto fra gli avvocati che avrebbero partecipato alla discussione, non avendo alcuna causa fissata per l’udienza del 24 ottobre davanti alla Corte.
Tutto lo svolgimento dell' udienza è stato videoregistrato dalla Corte Costituzionale, ed è liberamente visionabile e scaricabile sul sito della Corte cliccando qui. La causa della perequazione è la n. 6 del Ruolo.

In apertura dell' udienza pomeridiana il Presidente Paolo Grossi ha comunicato che sarebbe stato severissimo sul tempo a disposizione di ciascun avvocato per discutere la causa: non più di cinque minuti, e per un solo avvocato per ciascun Collegio difensivo.
Questi cinque minuti sono stati stati applicati con speciale severità, troncando immediatamente ciascun intervento con il suono di una campanella e disponendo l’immediato passaggio della parola all’avvocato successivo.
Questi tempi così insolitamente ristretti ed applicati con particolare rigore sono parsi eccessivi a tutti i partecipanti, considerata anche la speciale importanza della causa ed il fatto che invece al mattino gli interventi degli avvocati erano durati anche 20 minuti (vedi registrazione video).

La Giudice Relatrice Prof.ssa Sciarra ha svolto una relazione assai precisa e puntuale, illustrando alla Corte tutte le varie eccezioni di incostituzionalità sollevate da 15 ordinanze dei giudici italiani: artt. 3, 36, 38 Cost., art. 136 Cost.
La nostra Ordinanza del Tribunale di Cuneo aggiungeva anche un ulteriore profilo di incostituzionalità: la violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 6 sul diritto ad un equo processo nel rispetto della precedente sentenza della Corte Costituzionale n. 70/15).

Noi sei avvocati difensori
abbiamo cercato preliminarmente di coordinare fra noi i nostri interventi, in modo da utilizzare al massimo i cinque minuti a disposizione di ciascuno.
È stato veramente difficile svolgere il nostro compito in un tempo così ristretto: parlare cinque minuti è assai più difficile che parlare per un’ora, poiché significa concentrarsi su pochissimi punti essenziali, eliminando tutte le altre argomentazioni, per poi parlare ad un ritmo molto serrato dopo aver cercato di memorizzare tutte le citazioni e i richiami ai precedenti, non disponendo in pratica del tempo per consultare gli appunti e la “scaletta” della discussione.
La Corte ha comunque ascoltato con molta attenzione, e la Relatrice Prof.ssa Sciarra ha preso molti appunti.

Erano presenti alla discussione del pomeriggio solamente 11 giudici sono 14, essendo gli altri tre impediti, e purtroppo costoro non hanno potuto partecipare alla deliberazione della sentenza, non avendo seguito la discussione.
Fra costoro spiace particolarmente l’assenza del Prof. Franco Modugno, fra i massimi giuristi italiani e il cui contributo alla discussione in camera di consiglio sarebbe stato sicuramente assai prezioso.
Così risulta testualmente dal sito della Corte con riferimento all' udienza del 24 ottobre: " Il Collegio è composto di quattordici Giudici. Sono assenti il Giudice Criscuolo per l'intera udienza, il Giudice Modugno per la discussione di tutte le cause eccetto la n. 8 del ruolo, il Giudice Carosi per la discussione della causa iscritta al n. 3 del ruolo e il Giudice de Pretis per la discussione delle cause iscritte ai nn. 6 e 10 del ruolo che sono chiamate nella seduta pomeridiana".

Dopo l' udienza la Corte non si è riunita subito in camera di consiglio per la decisione, come è stato chiarito da un apposito Comunicato emanato in serata.
La camera di consiglio della Corte si è tenuta il giorno successivo (25 ottobre), e prima delle ore 14 è stato emanato il seguente Comunicato:

Comunicato della Corte del 25 ottobre - ore 14:
La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto - legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”.
La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 con tale sentenza – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto - legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica.


L' analisi della motivazione della sentenza della Corte (n. 250/17) è consultabile cliccando qui.
Si tratta di una sentenza profondamente ingiusta, avverso la quale presenteremo ricorso presso la Corte Europea di Strasburgo, per violazione dell' art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell' Uomo

I costi pieni della sentenza e la soluzione intermedia compatibile con il bilancio pubblico.
Si è molto speculato sulla asserita impossibilità di accogliere le richieste dei pensionati, perchè queste avrebbero devastato il bilancio dello Stato, anche a fronte delle richieste dell' Europa.
In pratica si vuol far credere che la Corte Costituzionale con questa sua sentenza avrebbe "salvato la patria".
Noi abbiamo predisposto un' apposita pagina del sito per approfondire l' ammontare di questi costi (clicca qui).
Qui in sintesi anticipiamo questo, sulla base dei documenti ufficiali:

I costi pieni (arretrati + aumenti futuri):

Gli arretrati netti a tutto il 2016 ammontano ad € 19,3 miliardi, oltre il 2017 per € 3,8 miliardi.
Il costo futuro annuale netto ammonta a 3,8 miliardi, pari allo 0,22% del PIL, che peraltro sarebbe tutto destinato ai consumi e alla domanda interna, con il conseguente aumento del gettito IVA.
Il costo futuro sarebbe certamente sopportabile dal sistema economico, poiché costerebbe circa la metà degli € 80 che il governo Renzi ha riconosciuto alla maggior parte dei lavoratori dipendenti, e nessuno ha mai affermato che con gli 80 Euro saremmo usciti dall' Europa.
il costo degli arretrati invece sarebbe sicuramente pesante, anche se inferiore a quanto speso per il salvataggio delle Banche.

La possibilità intermedia (solo gli aumenti futuri):

Vi è però una possibilità intermedia: la Corte avrebbe potuto distinguere fra futuro e passato.
Mentre l’aumento futuro doveva essere riconosciuto a tutti gli interessati, gli arretrati ed il passato potevano essere riconosciuti soltanto a coloro che hanno fatto causa.
Si tratta di una soluzione ritenuta giuridicamente ammissibile da due ex Presidenti della Corte Costituzionale: Valerio Onida e Giuseppe Tesauro, che si baserebbe su molte sentenze della Corte di Giustizia Europea, ed anche sulla sentenza della Corte italiana n. 232/89.

Scrive infatti il Prof Giuseppe Tesauro (Diritto dell’Unione Europea – CEDAM 2012, pagg. 327 e segg.): " la Corte ha sempre fatto salvi i diritti di coloro che prima della data della sentenza avessero esperito un'azione giurisdizionale oppure proposto un reclamo equivalente (v., in tal senso, Pinna, 41/84, sent. 15 gennaio 1986, Racc. p. 1, punti 29 e 30; nonché Roquette Frères, C-228/92, sent. 26 aprile 1994, Racc. p. 1-1445, punti 28 e 29).

Scrive inoltre il Prof. Valerio Onida: "fu la stessa Corte, sempre nella sentenza n. 232 del 1989, ad affermare che non si potevano invocare in senso contrario alla necessità di estendere gli effetti della pronuncia di invalidità al giudizio “pregiudicato” le “esigenze primarie” dell’applicazione uniforme del diritto e della certezza del diritto, perché tali esigenze “non risulterebbero affatto compromesse, ove, pur facendo salvi gli effetti pregressi del regolamento invalidato, si lasciasse inalterata l’efficacia della pronuncia nella controversia oggetto del giudizio principale ed anche in tutti quei giudizi già iniziati dinanzi alle giurisdizioni nazionali prima della data di emanazione della sentenza invalidante” (Rivista AIC N°: 1/2016 del 15/03/2016, Pag. 6).
(http://www.cortecostituzionale.it/documenti/file_rivista/27391_2015_10.pdf , al paragrafo n. 4).

In questa soluzione "intermedia" tutti i pensionati d' Italia avrebbero ottenuto il pieno aumento mensile per il futuro, e solo che aveva promosso causa avrebbe ottenuto anche gli arretrati, con un costo molto contenuto (si dice in circa 100 - 200 milioni di Euro), perfettamente sopportabili dal sistema economico anche alla luce degli impegni europei.

Invece con il pretesto del costo immane (lordo) degli arretrati, si è finito furbescamente per rifiutare anche quegli aumenti mensili che erano stati già riconosciuti da una sentenza della stessa Corte Costituzionale (sentenza n. 70/15)

Per un' analisi approfondita dei costi della sentenza, in base agli stessi documenti ufficiali, vai all'apposita pagina cliccando qui

Studio Legale Iacoviello