L' INPS eccepisce la decadenza per chi non ha fatto causa

Dubbi
L' INPS sul blocco della perequazione ha già eccepito la decadenza per chi non fa causa.
Questa eccezione significherebbe che la sentenza della Corte Costituzionale, anche se in generale è valida per tutti, in concreto si applicherebbe solo a chi, avendo fatto causa, ha evitato la decadenza.
Infatti la sentenza della Corte Costituzionale in linea generale non si applica nel caso di prescrizione o di decadenza (vai all' apposita pagina cliccando qui)

In linea generale le cause contro l' INPS sono a rischio di possibile decadenza, e non solo di prescrizione (come avviene invece per i Fondi Integrativi).

Si tratta di una problematica giuridica estremamente complessa, che richiederebbe una trattazione in sede specialistica.
Per chi volesse approfondirla possiamo rimandare alle pagine (assai indigeste) delle Circolari e dei Messaggi dell' INPS:
- Circolare INPS N. 95 del 31 luglio 2014
- Messaggio INPS n. 4774 del 19 maggio 2014
-Messaggio INPS n. 220 del 4 gennaio 2013

Negli ultimi anni (dal 6 luglio 2011), il problema è stato reso assai più complicato da un Decreto Legge (predisposto dal Ministro Sacconi), e precisamente il Decreto Legge 98/2011 - art. 38 con cui è stato aggiunto all' art. 47 del DPR 639/70 il seguente comma: "Le decadenze previste dai commi che precedono [TRE ANNI] si applicano anche alle azioni giudiziarie aventi ad oggetto l'adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito. In tal caso il termine di decadenza decorre dal riconoscimento parziale della prestazione ovvero dal pagamento della sorte."

Al momento non si è ancora formato un orientamento univoco su tale nuovo comma, nè su di esso ha fatto in tempo a pronunciarsi la Cassazione, le cui sentenze hanno per oggetto solo la normativa previgente.

Inoltre di recente la Cassazione ha perfino stabilito che il pensionato non può invocare un eventuale errore dell' INPS nell' indicazione del termine di decadenza, poichè questo termine è rilevabile d' ufficio dal Giudice poichè è di ordine pubblico ed è quindi indisponibile dall' INPS.
Si veda sul punto la recentissima sentenza Cass. 20/05/2015 n. 10376.

Tutto questo porta a consigliare di usare la massima prudenza, evitando il rischio di incappare nella suddetta decadenza, che può essere evitata solo iniziando l' azione giudiziaria, e non con una semplice raccomandata interruttiva della prescrizione, che rimane solo un atto preliminare.

Nelle cause già avviate, infatti, l' INPS ha eccepito la decadenza triennale, ma nessun Giudice finora gli ha dato ragione.
Questo è il testo inserito dall' INPS nelle memorie difensive:

DECADENZA DAL DIRITTO
I ricorrenti hanno depositato il ricorso giudiziario tardivamente, oltre il termine triennale per proporre l'azione giudiziaria ex art. 47 D.P.R. 30.04.1970 n. 639 e successive modifiche [….]
Ebbene, il termine triennale per proporre l'azione giudiziaria ex art. 47 D.P.R. 30.04.1970 n. 639 è irrimediabilmente trascorso.
Sulla Gazzetta ufficiale n. 155 del 6 luglio 2011 è stato pubblicato il Decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria".
In particolare, l'art. 38 del medesimo decreto contiene disposizioni in materia di contenzioso assistenziale e previdenziale immediatamente vigenti, che si applicano ai processi già in corso:
        - decadenza dall'azione giudiziaria (che si applica anche in caso di intercorso pagamento parziale);
        - prescrizione quinquennale dei ratei;


Naturalmente si tratta di difese dell' INPS che non sono applicabili nel caso dei nostri ricorsi, poichè noi abbiamo iniziato tempestivamente ogni azione.
Queste difese dell' INPS, però, possono risultare molto insidiose (e magari decisive) per chi non ha mai proposto un' azione giudiziaria (non essendo sufficiente, a quanto pare, la sola raccomandata).