Fusione dei Fondi Pensione

Ma gli Accordi Sindacali sono legittimi ?

Si tratta di un argomento tornato di grande attualità nel 2015, per le recenti iniziative parallele del Gruppo Intesa e del Gruppo Unicredit.
Queste iniziative sono state portate avanti senza tener conto dei diritti dei pensionati, e con modalità e procedure illegittime, poichè gli accordi sindacali stipulati dalle c.d. "Fonti Istitutive" secondo la legge non hanno alcun potere di disporre la fusione dei Fondi Pensione.
Al contrario un' eventuale fusione dei Fondi deve essere deliberata da ciascun fondo secondo le procedure previste dallo Statuto (assemblee o referendum), cui debbono partecipare anche i pensionati (spesso in numero maggioritario).
Lo aveva stabilito la stessa Covip a partire dal 2000.

Da allora le Banche hanno cercato di non stipulare più accordi sindacali di trasferimento coattivo (troppo rischioso), preferendo affidarsi agli accordi individuali con i singoli lavoratori e pensionati.
Sui poteri delle c.d. "Fonti Istitutive" si veda l' apposita pagina cliccando qui
Si vedano infatti da ultimo gli Accordi Carige e Unicredit (fino al più recente accordo del 4 febbraio 2017 sul Banco di Sicilia e sulla Cr Roma).
Questa nuova politica degli accordi individuali di massa (convalidati in sede sindacale o alla Direzione Territoriale del lavoro ex art. 2113 cod. civ.) sembra apparentemente la via più impervia, ma in realtà nei fatti si è dimostrata per le Banche la più fruttuosa.

Qui di seguito riportiamo la problematica giuridica, con le fonti normative richiamate.
E' importante poi consultare le singole pagine predisposte per i due gruppi bancari, sia l' Unicredit che Intesa, ove si possono consultare e scaricare tutti gli accordi e i documenti relativi.

- Per il Gruppo Intesa clicca qui

- Per il Gruppo Unicredit clicca qui


1. I Progetti di fusione

L’iniziativa della fusione si presenta come molto rilevante poiché mira a coinvolgere tutti i tipi di Fondi Pensione, ovvero:
1. i comuni Fondi Integrativi esterni;
2. i Fondi Integrativi ex esonerativi, per i quali è prevista la garanzia solidale della Banca, di rilevante peso economico;
3. i cosiddetti Fondi “interni” al bilancio della Banca, ovvero privi di soggettività giuridica ma consistenti in un “patrimonio di destinazione” vincolato ex art. 2117 cod. civ. al pagamento delle prestazioni previdenziali. Sulla complessa problematica dei "Fondi Interni" si veda l' apposita pagina cliccando qui

Tutti questi Fondi sono caratterizzati dalla loro natura di forme di previdenza complementare, e quindi sono assoggettati alla vigilanza della COVIP, ai sensi del Decr. Leg.vo 252/05.

Per un' analisi della tipologia dei Fondi clicca qui, ove viene chiarita la distinzione fra fondi a prestazione definita e fondi a contribuzione definita.

Anche i Fondi cd. interni delle Banche sono passati dal 1° gennaio 2007 dalla vigilanza generica della Banca d’ Italia a quella specifica della COVIP. Si veda sul punto il Comunicato della Banca d' Italia del 5 marzo 2007.

I progetti in discussione nel Gruppo Intesa mirano alla fusione non solo dei Fondi Pensione, ma anche alla riforma dell' intero welfare aziendale, e quindi anche dei vari Fondi o Casse di natura sanitaria (che non sono soggetti alla vigilanza della COVIP) nonché dei vari CRAL aziendali, che sono generalmente normali associazioni regolate dal codice civile.


2.La normativa primaria e secondaria in materia

La problematica che ne deriva è di grande complessità, considerata l’articolazione della manovra su varie categorie di fondi, ciascuna con la sua specifica normativa.

La legge non si occupa in modo specifico dell’ipotesi di fusione tra Fondi Pensione.

L’unica norma che accenna alla questione era la norma di carattere tributario di cui al Decreto 124/93 art. 14, co. 7, ove si parla di “concentrazione” tra Fondi Pensione.

La Covip, nell' esercizio dei suoi poteri di normazione secondaria, aveva emanato la Delibera n. 784 del 29 agosto 2000, poi seguita dalla recente Delibera del 15 luglio 2010, modificata ed integrata con Deliberazione del 7 maggio 2014, di cui riportiamo altresì la Relazione ed il Testo finale consolidato.

Questa Delibera prevede all’ art. 33 le procedure per la fusione dei Fondi Pensione.
Nella Delibera si prevede chiaramente che la fusione debba essere deliberata dalle Assemblee dei Fondi, e quindi non dalle fonti istitutive.

Riportiamo di seguito per estratto il testo della Delibera della Covip (clicca qui per scaricarla)


Art. 33.

Operazioni di fusione tra fondi pensione negoziali o preesistenti
1. Ciascun fondo pensione negoziale o preesistente che partecipa ad un’operazione di fusione trasmette alla COVIP apposita comunicazione, a firma del legale rappresentante, almeno 60 giorni prima di sottoporre il progetto all’assemblea.

2. Alla comunicazione sono allegati i seguenti documenti:


a) copia della delibera di approvazione del progetto di fusione assunta dall’organo di amministrazione;

b) progetto di fusione contenente:

1) denominazione e numero di iscrizione all’Albo dei fondi pensione interessati all’operazione;
2) eventuali modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto del fondo incorporante o statuto del fondo risultante dalla fusione (in caso di fusione propria);

3) obiettivi dell’operazione, vantaggi e costi per gli aderenti, impatto che l’operazione determina sulle strutture organizzative, anche con riferimento alle procedure informatico-contabili impiegate e al personale del fondo incorporante;
4) confronto tra le principali caratteristiche dei fondi interessati dall’operazione (ove possibile, in forma tabellare);
5) descrizione delle modalità di realizzazione dell’operazione (ad es. tempistica, modalità di fusione tra comparti e presidi volti alla verifica dei limiti di investimento dei comparti del fondo incorporante o risultante dalla fusione, profili di tutela degli aderenti, anche con riferimento alle tutele riconosciute agli iscritti a eventuali comparti garantiti del fondo incorporando);

c) relazione del responsabile del fondo pensione contenente le valutazioni effettuate sull’operazione, in termini di impatto sugli aderenti e di presidi posti a tutela degli stessi.

3. Copia del progetto di fusione e della relativa documentazione è depositata presso la sede de fondo nei 30 giorni che precedono l’assemblea e finché la fusione non sia deliberata.

4. Una volta intervenuta l’approvazione del progetto di fusione da parte delle assemblee i fondi interessati dall’operazione o, in caso di incorporazione il fondo incorporante, provvedono a inoltrare alla COVIP istanza di approvazione delle eventuali modifiche statutarie, ovvero comunicazione inerente l’avvenuta delibera di modifica, in conformità alle previsioni contenute nella Sezione I, Titolo II (fondi negoziali) e nella Sezione IV (fondi pensione preesistenti) del presente Regolamento.

5. I fondi danno corso agli ulteriori adempimenti necessari per la realizzazione dell’operazione di fusione dopo aver acquisito l’approvazione delle modifiche statutarie o avere effettuato, nei casi previsti, la comunicazione delle modifiche adottate.

6. A esito dell’operazione è trasmessa alla COVIP apposita comunicazione, a firma del legale rappresentante, attestante la data di efficacia della fusione e gli adempimenti effettuati a seguito della stessa, anche con riferimento all’avvenuta comunicazione dell’operazione agli iscritti contenente, qualora l’operazione dia luogo all’attribuzione o conversione di quote, anche il numero e il valore delle quote del fondo incorporante attribuite. Alla comunicazione è
allegata copia dell’atto di fusione.

7. Le disposizioni di cui ai precedenti commi, riguardanti in particolare i fondi costituiti in forma associativa, si applicano anche ai fondi pensione aventi una diversa natura giuridica, per quanto compatibili con i relativi assetti ordinamentali.

8. Successivamente alla fusione la COVIP provvede alla cancellazione del fondo incorporato dall’Albo di cui all’art. 19, comma 1 del decreto n. 252 del 2005 e, nel caso in cui il fondo incorporato risulti dotato di personalità giuridica, dal Registro dei fondi pensione dotati di personalità giuridica.


3. Le c.d. Fonti Istitutive

Ignorando completamente la suddetta normativa, le Banche intendono però utilizzare degli asseriti poteri delle c.d. “Fonti Istitutive”.

La nozione di Fonti Istitutive si ricava dall’ art. 3 del Decreto 252/05, dettato per l’ ipotesi di costituzione di nuovi Fondi Pensione, e sono essenzialmente i contratti collettivi.

Senonchè le Fonti Istitutive non sono affatto munite di questo potere di scioglimento, fusione o trasformazione da parte della legge, o per lo meno non lo sono dall’entrata in vigore del “Decreto Maroni” ovvero il Decreto 252/05.

In precedenza, ovvero sotto la vigenza del Decreto 124/93, i poteri delle Fonti Istitutive erano più ampi, poiché l’art. 18, co. 7 (non riprodotto nel corrispondente art. 23 del Decr. Maroni) prevedeva il loro potere di incidere significativamente sul Fondo.

Soprattutto però la Legge Finanziaria del 1998, ovvero la legge 449/97, all’ art. 59, co. 3, 7° periodo, prevedeva il potere degli accordi sindacali stipulati con le associazioni dei lavoratori dipendenti, di convertire i fondi a prestazione definita in fondi a contribuzione definita.

Questo è il testo di quella antica norma:

Le forme pensionistiche di cui al presente comma, fermo restando quanto previsto dal comma 33, nonché dal citato decreto legislativo n. 124 del 1993, possono essere trasformate, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, in forme a contribuzione definita mediante accordi stipulati con le rappresentanze dei lavoratori di cui all'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, ovvero, in mancanza, con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del personale dipendente”.

Tale potere sindacale, entrato in vigore l’ 01/01/98, è stato però attribuito a termine per soli 6 mesi (poi divenuti un anno).

Ad oggi pertanto non vi è alcun potere per le Fonti Istitutive di scioglimento o fusione dei Fondi.

Sul punto va ancora segnalata l' emanazione del Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013, su cui veda la nostra pagina sulle cd. Fonti Istitutive ed i loro poteri.


4. Le c.d. “Fonti costituive”

Nella legge, accanto alle c.d. Fonti Istituive, vengono spesso menzionate le c.d. Fonti Costituitive.

Si deve anzi proprio al Prof. Pasquale Sandulli, consulente di Banca Intesa in questa operazione (come si ricava dal testo del Progetto di Fusione), il merito di aver sviluppato in sede dottrinale questa distinzione (Pasquale Sandulli, “Il ruolo delle fonti istitutive nel sistema pensionistico complementare”, in Riv. It. dir. Lav., 2005, II, 715).

Le Fonti Costitutive sono le Fonti “interne” al Fondo Pensione (ovvero gli statuti, le delibere dell’assemblea, il referendum, ecc.), contrapposte alle Fonti “esterne” quali gli accordi sindacali.

Il potere di indirizzo e vigilanza della Covip si esercita sulle fonti costitutive, e non su quelle istitutive (cfr. art. 19, c. 2, lett. b. del Decreto 252/05).

Dalla Delibera del 15 luglio 2010 della Covip appare evidente che la fusione dei Fondi Pensione è di competenza non delle Fonti Istitutive (accordi sindacali), ma delle Fonti Costitutive (assemblee e referendum).

Pertanto neppure potrebbero essere avviate delle trattative sindacali finalizzate a disporre la diretta fusione dei Fondi Pensione, senza passare per le deliberazioni delle assemblee dei singoli Fondi e la successiva approvazione della Covip.

 

5. Le Fonti Istitutive nei Fondi ex esonerativi

Nella particolare fattispecie dei Fondi ex esonerativi, il problema delle fonti istitutive si pone in termini ancora diversi.
Nei Fondi ex esonerativi le “Fonti istitutive” non possono essere considerati gli accordi sindacali.
Infatti i suddetti Fondi vennero istituiti non per autonomia negoziale, ma con Decreto Presidenziale di esonero ai sensi della legge 55/58.
Anche la loro trasformazione in Fondi integrativi avvenne ope legis in base alla legge 218/90 e al Decr. 357/90.
La tesi è stata sostenuta dalla migliore dottrina (Persiani), che ha ricordato che i regimi ex esonerativi
non sono istituiti con accordi o contratti collettivi, ma sono voluti dalla legge che ne determina anche la funzione.
Ond’è si può ritenere che la loro esistenza, o se si vuole sopravvivenza, corrisponde ad una particolare valutazione che il legislatore fece, e che oggi mantiene, della opportunità di riservare a certi lavoratori un trattamento previdenziale complessivamente più favorevole.
(PERSIANI, “Il campo di applicazione del Decr. 124/93” in “La previdenza complementare delle Banche: problemi e prospettive”, pag. 33 e segg.).

Soprattutto questa tesi è stata affermata anche dalle Sezioni Unite della Cassazione, nel loro fondamentale gruppo di sentenze relative alla questione dell’ aggancio al pari grado in servizio (“clausola oro”).
Si legge infatti in Cass. Sez. Un. 7 agosto 2001, n. 10888 (Castella / San Paolo):
il trattamento previdenziale erogato al personale dipendente degli istituti di credito (già di diritto pubblico) trovava la sua fonte esclusiva nello statuto di un ente pubblico previdenziale (nel caso in esame la Cassa creata dall'Istituto S. Paolo di Torino), terzo rispetto al datore di lavoro e ai lavoratori. Pertanto, poiché lo statuto, come si è detto sopra, è stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica, lo stesso deve essere considerato, in relazione alla potestà autoorganizzativa dell'ente, alla stregua di una fonte secondaria del diritto, senza peraltro che al sorgere di tale fonte, in modo da poter riconoscere alla stessa anche natura convenzionale, abbia concorso una pattuizione conclusa con le rappresentanze dei lavoratori…“.

Neppure è possibile per gli accordi sindacali modificare gli Statuti dei Fondi ex esonerativi.
Ha stabilito infatti la Cass. nella sentenza 9 maggio 2003, n. 7154 (Fondo Pensioni Cassa di Risparmio di Torino c. Maina e Baretti), con riferimento proprio ad un Fondo ex esonerativo, che un accordo sindacale non può derogare ad uno Statuto. Si legge infatti nella sentenza che
le disposizioni dello Statuto del Fondo - che prevedono come retribuzione pensionabile ogni indennità avente carattere continuativo (art. 31 comma 1 n. 12) - possono essere modificate solo con la procedura di cui all'art. 8 dello stesso Statuto, che dunque, in quanto normativa di carattere secondario, non è derogabile dalla contrattazione collettiva.


6. Il vincolo di destinazione del patrimonio nei Fondi ex esonerativi
A questo si deve aggiungere un ulteriore profilo specifico relativo ai Fondi ex esonerativi (CR Firenze, Cariplo, San Paolo, Cariparo).
Il patrimonio di questi fondi per legge (art. 5 del Decr. Leg.vo 357/90) è vincolato ad una specifica destinazione, ovvero a garantire il preesistente trattamento di miglior favore riconosciuto ai pensionati e ai lavoratori ancora in servizio in epoca antecedente al 1990, data della Riforma Amato.
Questo è il testo della norma:
2. I fondi o casse costituiti in base alla legge 20 febbraio 1958, n. 55, sono trasformati, per effetto della presente disposizione, in fondi integrativi dell'assicurazione generale obbligatoria al fine di realizzare la garanzia delle prestazioni di cui all'art. 4, con vincolo di destinazione delle relative disponibilità patrimoniali alla realizzazione della richiamata garanzia.
Si noti come il termine “disponibilità patrimoniali” usato dalla legge sia più ampio di quello di “patrimonio”, e sembra voler includere nel suo ambito non solo il patrimonio del Fondo Pensione, ma anche l’importo dell’ accantonamento in Bilancio effettuato dalla Banca per il suo obbligo di garantire solidalmente l’ equilibrio del Fondo e le sue obbligazioni.
In alcuni casi questo importo è particolarmente cospicuo: ad esempio nel caso della Cassa di Previdenza San Paolo, l’ accantonamento di Intesa Sanpaolo è di € 222 milioni (pag. 543 del Bilancio Intesa del 2012, alla Nota Integrativa).

7. I precedenti giurisprudenziali

Gli Accordi Sindacali che disponevano il trasferimento coattivo di un Fondo verso un altro Fondo, sono stati già annullati di recente da due importanti sentenze,in cause patrocinate dal nostro Studio.
Si veda in proposito la sentenza del Tribunale di Firenze che ha invalidato il trasferimento del FIP della CR Firenze al Banco di Napoli (sent. Trib. Firenze 24/1/12 n. 85)
Inoltre per quanto attiene alla fusione fra Cassa Sanitaria Intesa e Fondo Sanitario di gruppo, la Corte d' Appello di Milano - in causa patrocinata dal nostro Studio - ha respinto l' Appello del Fondo sanitario Intesa con sentenza del 29 giugno 2017 n. 3030/17 (clicca qui)
In precedenza la sentenza del Tribunale di Milano del 27 giugno 2014 n. 8824/14 aveva confermato che l’accordo sindacale 2/10/10 non poteva disporre il trasferimento del patrimonio della Cassa Sanitaria Intesa al Fondo Sanitario di Gruppo.
Il Tribunale ha così ribadito quanto statuito con il provvedimento cautelare di sospensione 21/11/11, poi confermato con ordinanza collegiale del 22 marzo 2012, che aveva rigettato del reclamo della Cassa Sanitaria e del Fondo Sanitario.
E’ quindi evidente che la giurisprudenza più recente ha negato che le Fonti Istitutive dei Fondi Pensione disponessero di tale potere.

8. Le Casse Sanitarie ed i CRAL
La pronuncia del Tribunale di Milano sul Fondo Sanitario, poi, si presta ad una ulteriore considerazione.
I Fondi sanitari ed i CRAL non fanno parte della previdenza complementare, poiché non sono iscritti all’ Albo della Covip e neppure sono soggetti alla sua vigilanza.
Le “Fonti Istitutive”, come abbiamo visto, non hanno oggi un potere di legge sui Fondi Pensione, che pure talvolta è stato loro attribuito in passato da norme eccezionali.
Ancor meno, però, è ipotizzabile un tale potere delle “Fonti Istitutive” sui Fondi Sanitari e sui CRAL.
Qui il potere che si vorrebbe grossolanamente invocare è addirittura radicalmente inesistente e non è nemmeno configurabile come ipotesi.

9. Conclusioni

Le trattative sindacali in atto non possono portare a violazioni di legge, soprattutto per quanto riguarda i Fondi ex esonerativi.
Da un lato le Fonti Istitutive sono sfornite di tale potere, che è invece riservato alle Fonti Costitutive (assemblee e referendum), come ribadito anche dalla Covip nella Delibera in materia di fusioni del 15 luglio 2010.
Dall’ altro lato non è possibile violare il vincolo di destinazione previsto dalla legge, sia per i Fondi ex esonerativi (dall’ art. 5, comma 5, del Decr. Leg.vo 357/90, all’ art. 5, comma 5), sia per tutti i fondi complementari (esterni ed interni al bilancio) dall’ art. 2117 e dalla Direttiva UE 2003/41, all’ art. 8.